Posticipata DANZAMACABRA Di Leandro Lottici

Posticipata DANZAMACABRA Di Leandro Lottici

Perché con il virus non si danza

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La personale di Leandro Lottici DANZAMACABRA, inizialmente schedulata dal 31 ottobre al 2 novembre è stata posticipata a dicembre, causa le limitazioni anti-covid imposte dai nuovi DPCM.

E’ stato programmato un evento live - sulle pagine Facebook del Garum, Biblioteca e Museo della Cucina  e di Leandro Lottici Works - per il 1 novembre alle ore 18.00, mentre l’esposizione è stata postdatata dal 4 all’8 dicembre 2020.

Abbiamo avuto il piacere di visitarla in preview, in un allestimento che non era ancora quello definitivo, e di farci raccontare questo progetto sia dall’artista Leandro Lottici, che da Matteo Ghirighini, curatore della mostra e del GARUM, Biblioteca e Museo della Cucina che, inserito negli splendidi spazi del Boscolo Circo Massimo a Via dei Cerchi, ospita questa “danzamacabra”.

Location di assoluta eccellenza che abbiamo avuto il piacere di scoprire, dove è contenuta una delle più importanti ed eclettiche collezioni private di gastronomia esistenti in Italia: quella raccolta con passione quarantennale da Rossano Boscolo.

Un’esposizione che nasce prima di tutto, dalla scelta delle date originarie e dalla loro simbologia: il giorno dei vivi che furono, quello dei santi che sono e quello che ai morti si deve, ecco perché la scelta del weekend di Ognissanti.

Un’opera imponente, un ideale fregio continuo di oltre 25 metri, realizzato direttamente in loco, in grafite, in cui la Morte danza con lo spettatore. Uno straordinario viaggio introspettivo, guidato dall’inconfondibile segno grafico di Leandro Lottici: 10 xilografie, 5 matrici e XVII grandi disegni di Morte e Vita, Dio e Diavolo, Conoscenza e Oblio.

Un antico amore quell’artista che parte dal lontano 2014, dalle sue esposizioni al Macro di Roma, che dichiara che per lui “la morte è cambiamento, è ricerca”.

Danzamacabra nasce dall’idea di Lottici e Ghirighini, che partendo dalle prime 5 xilografie, che dovevano essere il fulcro della mostra, hanno deciso di creare un vero e proprio progetto espositivo, totalmente nuovo ed innovativo.

Una full immersion in una danza macabra di medievale memoria. Una didascalia misterica, immaginifica, arcana, oscura che racconta una storia che inizia dagli albori: da Adamo ed Eva e la celebre mela, la Morte nasce in quel momento, dalla conoscenza del bene e del male. Pannelli a grandezza d’uomo e oltre, inframezzati da interregni, rappresentati dalla natura.

In una visione personalissima che spazia tra dei pagani, Rinascimento, con le Tre Grazie scheletriche e riferimenti al Falò delle Vanità. Per poi arrivare alla nascita delle città, dove la Morte balla sulle metropoli, e dove non riesce lei è supportata dai Cavalieri dell’Apocalisse, fino ad arrivare al Gran Carnevale della Morte sulle città o su quel che rimane di esse, per giungere infine ad uccidere se stessa, non prima d'aver confessato, ad un angelo o ad un angelo caduto, quel che ha imparato dell'uomo e quel che dall'uomo ha imparato di sé.Ma non muore solo la natura, le persone, gli Dei, la vera forza della morte è quella di uccidere il ricordo, i sentimenti, che ci rendono umani e vulnerabili.

Ci sono riferimenti ad artisti famosi, a street artisti celebri, da Dürer e Botticelli a Banksy, per stuzzicare l’immaginario dello spettatore.

La Morte al di sopra di tutto quello che non viene umanamente riconosciuto, perché l’Universo è destinato a finire.

Un percorso tra l’ironico e una punta di macabro che ha come scopo quello di voler far riflettere il singolo spettatore, sul significato della sua condizione di essere mortale, sulla consapevolezza di essere, nel bene e nel male, unico e concluso. E riflettere inoltre su cosa saremmo se non lo fossimo.

Questo è il senso di Danzamacabra, quello che dovrebbe suscitare nell’inconscio di ognuno.

Un progetto espositivo assolutamente da non perdere!

Le nuove date di DANZAMACABRA di Leandro Lottici sono dal 4 all’8 dicembre 2020 al GARUM, Biblioteca e Museo della Cucina, a Via dei Cerchi 87, perché #conilvirusnonsidanza

Articolo di Stefania Vaghi

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