L’arte In Finestra Della Litografia Bulla

L’arte In Finestra Della Litografia Bulla

Flaminia e Beatrice Bulla, rappresentano la settima generazione di questa attività, e hanno iniziato il loro percorso collaborando con artisti a loro contemporanei nella realizzazione di progetti indipendenti.

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La Litografia Bulla è il più antico studio di litografia degli artisti sopravvissuto al mondo. Fondato per la prima volta in 18 Rue Saint Jaques a Parigi nel 1818 da Francois Bulla, lo studio si stabilì in Via del Vantaggio 2, a Roma nel 1840, e da allora è stato una parte importante della comunità artistica della città.

Flaminia e Beatrice Bulla, rappresentano la settima generazione di questa attività, e hanno iniziato il loro percorso collaborando con artisti a loro contemporanei nella realizzazione di progetti indipendenti.

Nasce così Passaggi, ora al suo secondo appuntamento con “Qualquadra non cosa” di Guglielmo Maggini e Delfina Scarpa, visibile fino al 6 gennaio prossimo dalla finestra su strada.

Una vera e propria vetrina che ha dato la possibilità ai due artisti di esprimersi attraverso lavori originali: Maggini attraverso le sue sculture - che trovano nella ceramica e nelle resine il mezzo privilegiato - e Scarpa con le sue tele sulle quali interviene con tecniche miste, e lavori appositamente pensati per la stessa fatti a quattro mani (basi pittoriche di Delfina Scarpa e gesti scultorei di Guglielmo Maggini). Il lavoro ha poi trovato il suo completamento nella produzione grafica: due litografie in un’edizione di 15 esemplari per ciascun artista.

Abbiamo voluto farci spiegare meglio il progetto da Flaminia Bulla, e dagli artisti Delfina Scarpa e Guglielmo Maggini.

Abbiamo domandato a Flaminia Bulla, come nasce l’idea di questo connubio artistico

I due artisti si sono incontrati in litografia, mentre stavano lavorando a due libri di artista di prossima uscita. La Litografia risulta essere non solo un luogo di lavoro, ma anche punto di incontro, grazie alla loro sensibilità si sono trovati in affinità, tra amicizia e poetica dell’arte.

Questa è la seconda data di Passaggi, una vera e propria esibizione nella nostra finestra su strada, non è possibile definirla in una doppia personale, non essendo inserita in una vera e propria galleria (non indispensabile).

Un luogo che è una vera e propria “chicca” come lo definisce Delfina Scarpa, un “luogo sperimentale” come afferma Guglielmo Maggini, un luogo di contaminazione tra stili, com’è tutta la bottega.

Opere stratificate che rappresentano un mix and match tra stili dei due artisti.

Un luogo fuori dal tempo, “un posto libero”, con delle regole non ben delimitate, che appassiona gli artisti che vi collaborano.

Nella litografia si creare un’atmosfera che mette a proprio agio gli artisti, che possono esprimere il loro estro creativo coadiuvati dai maestri della litografia.

Una scelta artistica in linea con la settima generazione della Litografia Bulla, una litografia 2.0.

Passiamo ora agli artisti: abbiamo chiesto a Delfina Scarpa, come definiresti il tuo stile?

Sono autodidatta, non ho mai studiato pittura, ho una passione, anzi una vera e propria vocazione, sono pittrice, pur ammirando tutte le altre forme d’arte.

Io vivo in una “bolla ottocentesca”, dipingendo tutto il giorno nel mio studio a San Lorenzo.

Lavoro sul concetto di evanescenza, di trasfigurazione dell’immagine, tra pensiero e concretezza, veri e propri pensieri su tela.

La mia è una pittura di stratificazioni a tecnica mista, spesso in acrilico, che ben si sposa con il lavoro di Guglielmo Maggini.

Io lavoro soprattutto sulla cromia, ho una scelta di colori mia personale, una palette in continuo divenire.

Quali sono i colori che prediligi?

Io lavoro soprattutto sui rosa, un colore che è presente sempre, in tutte le mie opere, in tutte le sue innumerevoli declinazioni.

Passiamo ora a Guglielmo Maggini, architetto di formazione, materico ed eclettico, com’è il tuo stile?

Nelle mie opere c’è sempre un’idea di costruzione e progettazione, dovuta al mio background in architettura.

Tutte le mie opere sono degli ibridi, al confine tra la scultura e oggetto. Sono delle opere mutanti, tra arte e architettura. Sono forme organiche attraverso una ricerca che coniuga materiali diversi, argilla, resina e gomme poliuretaniche. Materiali tradizionali e sintetici, un linguaggio liquido che è frutto del periodo in cui vivevo a New York ed ero l’assistente di Gaetano Pesce.

E’ grazie a lui che ho appreso la modellazione della resina, che ha un potenziale infinito, nasce liquida e diventa solida e ho imparato a creare con dei tempi brevissimi, in velocità, attraverso gesti unici e dinamici. Sculture che indagano lo spazio, sotto un punto di vista liquido… Forme che sono ricordi d’infanzia, inquiete, vive e pop.

Hai dei colori preferiti?

Il colore è profondamente soggettivo, va a seconda delle giornate, a come viene percepito, alla voglia di scacciare il malumore con colori accessi, Più i colori sono accessi più la vita è in bianco e nero!

L’ultima domanda è per tutti e quattro: siete stati coraggiosi a voler fare questa mostra, in un momento di fermo totale, prima delle feste…

In molti ce lo sconsigliavano, per le varie paure e le mille limitazioni. Lo spazio c’era, in questi momenti bisogna avere coraggio e reinventarsi. E’ stato voler dare una sferzata di vitalità.

In un luogo storico ma che è anche all’avanguardia nella sperimentazione e aperto a tutti i tipi di contaminazioni artistiche, in un senso ampio di modernità!

Un luogo assolutamente da non perdere!

Intervista di Stefania Vaghi

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