A Palazzo Delle Pietre Pietra Plasmata Di Riccardo Monachesi

A Palazzo Delle Pietre Pietra Plasmata Di Riccardo Monachesi

Trentaquattro opere, che rappresentano un excursus significativo degli oltre quarant’anni di attività in ceramica dello scultore romano

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Un dialogo continuo tra le opere dell’artista e la collezione presente nel palazzo, questo è Pietra plasmata, organizzata da Raffaella Lupi della Galleria Sinopia e Barbara Mazzi Pensieroso del Palazzo delle Pietre, che porta al pubblico una selezione di opere di Riccardo Monachesi in relazione alle pietre d’epoca della collezione privata di Carlo Mazzi: frammenti di sculture antiche, fregi intarsiati, capitelli e portali in travertino, che trovano alloggio nel Palazzo delle Pietre, sede dell’esposizione, a Via delle Coppelle 23.

Trentaquattro opere, che rappresentano un excursus significativo degli oltre quarant’anni di attività in ceramica dello scultore romano Riccardo Monachesi.

Le opere di Monachesi sono oggetti senza tempo, elementi astratti dalla grande forza espressiva e attualità ma che utilizzano forme archetipiche e tecniche antiche per rappresentare un mondo arcaico dalla dimensione misteriosa.

Ho voluto fare alcune domande all’artista Riccardo Monachesi.

Sono tutte opere fatte durante il lockdown?

No assolutamente, fondamentalmente sono 3 o 4 corpus di opere principali: ci sono i Pneuma, realizzati tra il 2009 e il 2012, una parte della collezione Cubi, un lavoro che porto avanti da quasi vent’anni (già esposti nel 2014 al Museo di Porta San Sebastiano, con la totalità dei 60 pezzi totali), tre opere che sono un omaggio alla mia amica e artista carissima Elisa Montessori, realizzate a quattro mani (che la Galleria Nazionale di Arte Moderna ha acquisito nel 2011 e collocato presso il Museo Boncompagni Ludovisi) e poi ci sono le opere assolutamente inedite, le ultime, Do ut des.

Gli inediti sono piccole e medie coppe, frutto del lavoro effettuato durante l’ultimo lockdown. Ho la fortuna di avere il mio studio molto vicino a casa, per cui ho potuto continuare a lavorare, tutti i giorni. E creare in questo periodo difficile, cupo, pieno di aspettative disilluse, degli oggetti molto allegri, colorati, scintillanti d’oro, colore che rappresenta il futuro.

E’ giusto che l’arte non si fermi durante la pandemia, il suo estro creativo non ha risentito dello stop forzato?

Mai fermarsi, bisogna sempre continuare. Quando Raffaella Lupi della Galleria Sinopia mi ha chiesto se volessi fare una personale, qui a Palazzo delle Pietre, in un luogo così incantato, che trasuda amore per l’arte, non ho potuto che accettare, pur essendo consapevole del momento storico.

Esiste un dialogo tra i fregi antichi e le opere di arte antica di proprietà del Palazzo e le mie opere. Direi un vero e proprio scontro di opere, perché o soccombi o devi fare qualcosa di veramente “forte”. Osare forme e colori violenti, per conquistare gli spazi del Palazzo.

Le opere più grandi come si chiamano e cosa rappresentano?

E’ la serie Pneuma, benchè la ceramica sia rigida, volevo fare delle opere che ricordassero i polmoni, aperte, ci sono voluti due anni di lavoro, molto particolari.

Sono opere che sono nate dopo una grande ricerca fatta per immagini.

Perché la scelta della ceramica, materiale che viene considerato “povero” in scultura?

E’ una domanda che mi sono sempre fatto anch’io, è stato un vero e proprio “colpo di fulmine”. Nel 1977 sono entrato nello studio di Nino Caruso per fare delle lezioni di ceramica, al corso successivo insegnavo da lui, da allora non ho mai smesso…

La posso definire uno scultore della ceramica?

Mi piacerebbe molto… Io credo che la ceramica abbia l’assoluta nobiltà di altri materiali considerati più preziosi, sicuramente difficile da modellare. E’ un’arte sicuramente minore, è stata definita così agli inizi del ‘900.

Per me è un mezzo per esprimere la mia arte, un medium.

Continuo a dire, provocatoriamente, Manzù non lo si definisce bronzista né tantomeno Michelangelo un marmista, ognuno usa un mezzo di espressione, io uso la ceramica.

Spero, di riuscire ad esprimermi con la creta quello che voglio.

Che sensazione le da creare con la ceramica, modellare la creta?

Può sembrare banale, ma da gioia, davvero. Crea anche preoccupazioni, dubbi, paure. Quando entra nel forno non si sa mai se quello che vi è entrato uscirà come lo abbiamo immaginato o voluto. E se non piace va buttato e bisogna ricominciare tutto d’accapo, senza via di scampo.

Un pezzo sbagliato non può essere prodotto, s’impara a non sbagliare, si studia perché è uscito male.

Lavorare la creta da gioia pura per me, lo ripeto.

Coraggiosi ad aver voluto una personale in questo momento, subito prima delle feste, prima della zona rossa…

Il 95% delle persone che sono venute a vedere la mostra, che è iniziata il 22 dicembre scorso - prima dell’inizio della famigerata zona rossa e con tutte le limitazioni volute dai vari DPCM (ingresso consentito a 6 persone l’ora) - sono rimaste entusiaste, diligentemente hanno aspettato il proprio turno. Il pubblico ha fame di mostre, di arte, di bello, che serve per esorcizzare il quotidiano, ed in questa location la combo è perfetta, oggetti d’arte in un Palazzo prestigioso, dove l’arte è protagonista assoluta!

Secondo lei è stato giusto aver chiuso i musei e i luoghi di cultura?

Assolutamente sbagliato, perché l’attenzione che si è avuta per le scuole era maggiore per i musei e non aveva nessun senso chiuderli.

Quando la Cultura e la salvaguardia della salute era tale da garantirne l’apertura e la frequentazione. La gente ha bisogno di cultura…

Ho visto la mostra di Raffaello, eravamo prenotati, solo in 6, si è goduta una mostra, con il giusto tempo e la perfetta frequentazione, senza nessun tipo di pericolo.

Mediamente che tempi di realizzazione hanno le opere più grandi, quelle esposte nella sala centrale?

Le opere sono realizzate con l’antica tecnica “a colombino” partendo dalla base, si costruisce la forma desiderata, non è veloce come metodo. Bisogna fermarsi spesso, almeno 4 o 5 giorni (o passaggi) per creare l’opera. Ci sono dei segni, che rappresentano i vari step, il percorso di vita dell’opera. La base non si può caricare, la creta è morbida, rischiamo che l’opera si schianti. Poi ci vogliono almeno 20 giorni per l’asciugatura, si passa poi alla cottura, si smalta e poi si ricuoce. Un tempo totale di realizzazione di circa 45 giorni ad opera, direi che non è poco...

Le tue opere hanno tutte un filo conduttore o no?

No, le spiego, sono arrivato ad un momento della mia fase creativa, nel 2009, che ero saturo di immagini, io ho una memoria fotografica, avevo immagazzinato troppo.

Avevo bisogno di scaricare la mente, le informazioni. Questa mostra è la somma delle immagini che ritornano nelle mie opere: dalla scultura classica rivista, all’architettura razionale, alle immagini che ricordano Mapplethorpe, alle rotondità dell’800 francese. Ogni mia opera è a tuttotondo, è un vero e proprio personaggio, sono visi, corpi con delle cicatrici profonde, che riportano alla mia vita, ai cambiamenti di stato, alle difficoltà dei rapporti interpersonali, in una assoluta linearità di pensiero.

La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio 2021, nel rispetto della normativa anticovid, l’ingresso è consentito a un numero massimo di 6 persone ogni ora (info e prenotazioni a info@frammenti.club ).

A gennaio verrà realizzato un video di documentazione e approfondimento del percorso espositivo, in modo da poter ampliare la partecipazione anche via web.

Intervista di Stefania Vaghi

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