Al Micro Il Venerdì Tra Arte E Cibo è Serve! Boresta

Al Micro Il Venerdì Tra Arte E Cibo è Serve! Boresta

Alla galleria di Viale Mazzini la performance tra arte e cibo di Pino Boresta, il primo di quattro appuntamenti di marzo di #apranzoingalleria

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Ogni venerdì di marzo al Micro di Viale Mazzini, andranno in scena le performance dell’eclettico artista Pino Boresta, il quale, in veste di vero e proprio cameriere – da qui il titolo “Serve! Boresta” - servirà il pranzo a quattro personaggi del mondo dell’arte e della cultura, estratti a sorte per l’occasione.

Un vero e proprio “appuntamento al buio”, dove i commensali, che avranno preventivamente ricevuto un invito cartaceo nominativo al proprio indirizzo, scopriranno gli altri partecipanti solo al cospetto dell’artista

La performance è inserita nel ciclo di mostre “Il Boresta che non ti aspetti”, curate del critico e curatore Raffaele Gavarro, che sono iniziate lo scorso 2 marzo e termineranno il 30 novembre 2021.

Il pranzo preparato dalla chef Maura Pierangelini, sarà un viaggio sensoriale accompagnato dal sommelier Ettore Aimi e dagli allestimenti della floral designer Marilyn Floral Art.

L'evento è a porte chiuse e il pubblico potrà seguire l’evento in diretta Facebook, al termine del pranzo performativo i tovaglioli degli ospiti diverranno, a loro volta, delle opere d'arte firmate da Pino Boresta.

Abbiamo assistito alla prima puntata di questo nuovo format #apranzoingalleria che ha unito arte e cibo, alla quale hanno partecipato: Cecilia Casorati, Direttrice Accademia delle Belle Arti di Roma, Ludovico Pratesi critico e curatore d’arte, Cesare Biasini Selvaggi Direttore Editoriale di Exibart e Tiziana Novena, stilista di moda e moglie dell’artista.

Una performance nuova e originale di cui abbiamo chiesto maggiori informazioni a Paola Valori, fondatrice di Micro: “E’ un’idea nata da Pino Boresta, una performance vera e propria, in un momento come questo, dove bisogna essere attenti a tutto, agli ingressi contingentati, alle distanze, è un modo per far visitare la mostra a personaggi del settore, in intimità, in tranquillità, facendoli mangiare, la cosa carina ed originalissima è la formula dell’appuntamento al buio, nessuno dei commensali sa chi sarà l’altro, perché vengono estratti a sorte. Questo è lo spirito di tutto l’evento che oggi è alla sua prima data, del ciclo di quattro, e siamo tutti molto emozionati!

Il connubio arte e cibo funziona sempre, perché il cibo è arte, è convivialità, è un modo alternativo di vedere la mostra e di vedere Pino Boresta all’opera, perché alla fine del pranzo Pino trasformerà i tovaglioli,  che diventeranno delle opere d’arte.”

Abbiamo chiesto direttamente a Pino Boresta di questa sua performance, visto che a Londra negli anni ’80, l’artista ha fatto veramente il cameriere (una sua divisa è esposta all’interno del Micro): “Per me è un flashback, dal 1986 fino al 1991 per lunghi periodi sono stato a Londra e ho cominciato a fare dei lavori sui tovaglioli che trovavo negli hotel, nei club, nei ristoranti dove lavoravo, perché le tele erano molto costose, così come i colori. Ho cominciato con queste serie di tovaglioli che ho continuato anche quando sono tornato a Roma. Facendo questa mostra ho pensato che potesse essere una buona idea fare una performance con i tovaglioli. Molto spesso, durante le mie mostre, faccio azioni e performance artistiche. Allora ho pensato di invitare quattro personaggi del mondo dell’arte e della cultura, in questo momento, causa Covid, solo romani, ma mi piacerebbe allargare gli inviti a tutta Italia. Gli inviti sono stati fatti in maniera cartacea, personale, nominativa, con consegna a casa, non in via digitale, con il famoso RSVP. Alla fine del pranzo, invece, “ruberò” i tovaglioli dei commensali che diventeranno altrettante opere, ma non vi voglio svelare nulla in anticipo”.

La prima ad arrivare è stata Cecilia Casorati, Direttrice dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, dallo scorso novembre, a cui rivolgo alcune domande.

Quant’è importante la gestione di una donna nell’arte ed in particolare nell’Accademia di Belle Arti di Roma?

Credo che sia importante che in qualche modo ci siano delle donne che ricoprono ruoli di comando e responsabilità, perché bisogna prescindere dal sesso, e guardare anche e, soprattutto, alle qualità. Le donne penso abbiano una sensibilità diversa, spesso sembra che ci manchi la praticità ma, in realtà, siamo molto capaci di avere un’idea organizzativa vincente. Poi per il settore nel quale lavoro, ora che sono anch’io organizzativa e razionale, mi piace l’idea che l’arte debba andare contro un metodo, questo è fondamentale per dirigere un’Accademia, ovviamente non andare contro le regole, bensì contro il metodo.

L’Accademia, in questo momento, svolge attività in presenza?

Io ho iniziato a novembre, e abbiamo subito aperto i laboratori in presenza, ovviamente contingentata, è impossibile pensare di sostituire tutto con la didattica a distanza, bisogna aiutare gli studenti a fare esperienza, l’arte è esperienza. Ora abbiamo parecchi laboratori aperti, facciamo il possibile, e poi tante iniziative a supporto, tentando di farli riflettere di più…

C’è un connubio stretto tra cibo ed arte?

E’ una combinazione che attraversa i secoli, resta sempre qualcosa da guardare, di fronte al quale essere stimolati. Ci sono opere talmente ben fatte che sono praticamente uguali al reale e fanno venire voglia di mangiare. Il bello poi nella contemporaneità è che il cibo diventa presenza, trasformazione, il rapporto vero con il cibo che qui ritroviamo al pieno ed è un’esperienza da fare assolutamente, non solo da guardare.

Gli altri due ospiti Ludovico Pratesi e Cesare Biasini Selvaggi, arrivati nel frattempo, decidono di fare una dichiarazione al termine della performance.

La performance di Pino Boresta è stata accompagnato dal menù, creato per l’occasione, dalla Chef “a domicilio” Maura Pierangelini: si inizia con un crostone di pane nero con ricotta di bufala e scarola alla mediterranea, per proseguire con una zuppa di ceci e zucca con funghi porcini, poi insalata di radicchio, gruyere e noci e, per terminare, panna cotta alla crema di castagne.

A questo goloso e sfizioso menù il sommelier Ettore Aimi ha abbinato per le prime tre portate un Pecorino d’Abruzzo dell’azienda Barone Valforte, mentre per il dolce ha scelto un Moscato d’Alessandria, dell’azienda Kabir, Isola di Pantelleria. Scelta fatta per essere perfettamente in equilibrio con l’abbinamento cibo/vino. E’ un arte anche degustare un buon vino…

Le decorazioni floreali della tavola sono state affidate a Marzia Taurino di Marilyn Floral Art che ha scelto dei fiori molto eclettici e dai colori vivaci, insoliti e tropicali, come l’australiano Anigozanthos e delle orchidee, ispirandosi alle opere e all’arte di Pino Boresta.

Al termine della performance abbiamo chiesto delle impressioni “a caldo” al critico e curatore d’arte Ludovico Pratesi: “Impressioni eccellente, sia per il pranzo che per i commensali, un’idea molto creativa, Pino ha fatto un’azione nel suo stile, ho avuto il piacere di conoscere anche la gallerista, che non conoscevo, molto carina. Veramente un’idea molto molto ben congeniata, ottima energia”.

Mentre ha dichiarato Cesare Biasini Selvaggi, Direttore Editoriale di Exibart: “Un’impressione molto positiva, io non ero sicuro che fosse un “pranzo reale”, trattandosi di un artista come Pino Boresta per me poteva essere un qualcosa di assolutamente diverso, con un approccio performativo differente. Poi il format dell’appuntamento al buio, senza sapere chi fossero gli altri commensali,  mi è molto piaciuto. In realtà poi noi ci conosciamo tutti, perché il nostro mondo è un “microcosmo”, però la cosa interessante, che abbiamo appurato alla fine, che mi ha fatto molto piacere, è che siamo stati sorteggiati. E che la sorte abbia fatto incontrare, in un periodo storico come questo, particolare, nel quale non ci si incontra, persone che non vedevo da molto tempo o, che non avevo mai visto, ma che conoscevo di firma, come Cecilia Casorati, è stato un incontro imprevisto e come tutte gli incontri imprevisti, è risultano essere il migliore.”

I quattro tovaglioli, firmati artisticamente dai quattro commensali e dall’artista, ora fanno parte delle opere geniali di Pino Boresta.

Prossimo appuntamento venerdì 12 marzo con una nuova puntata di #apranzoingalleria al Micro.

Articolo di Stefania Vaghi

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