Eventi In Presenza, Why Not: In 5000 A Barcellona Per Il Live Show

Eventi In Presenza, Why Not: In 5000 A Barcellona Per Il Live Show

A Barcellona è andato in scena un concerto in presenza, e in Italia? Eventi ed intrattenimento fermi da oltre 400 giorni.

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Una vera e propria prova tecnica di ripartenza quella che si è svolta nei giorni scorsi al Palau Sant Jordi di Barcellona, che ha avuto come protagonista il gruppo “Love of Lesbian”, il primo concerto live in presenza, dall’inizio della pandemia.

In una struttura che normalmente ospita oltre 20.000 spettatori, votata al basket della squadra della catalogna, il Ministero della Salute di concerto con il Governo hanno dato l’autorizzazione per un concerto “regolare”, dove solo il distanziamento sociale è venuto a mancare. Le regole per la partecipazione sono state particolarmente ferree e categoriche: il concerto era sconsigliato alle persone "fragili", malate oncologiche, con malattie cardiache o che avessero avuto rapporti con malati di Covid nelle ultime settimane. Per chi aveva acquistato il biglietto (prezzo pagato tra o 23 e i 28 euro), la possibilità di scegliere uno dei tre check point dedicati per effettuare i test antigenici prima dell’evento. A chi risultava negativo, conferma via cellulare con QR abbinato che garantiva l’ingresso al live show. Inutile dire che l’evento è andato sold-out immediatamente, soltanto sei le persone che sono risultate positive a cui è stato interdetto l’accesso al concerto. Nel prezzo del biglietto era compreso il test e la mascherina (rigorosamente FP2), da tenere obbligatoriamente anche nelle aree adibite a consumare cibo e bevande, aree suddivise per gruppi di circa 1700 persone.

Devo dire che ho provato un brivido, mi sono emozionata nel vedere le immagini e i video che ritraevano un “palco animato”, della musica live, l’applauso vero e caloroso del pubblico partecipante, gente che ballava, cantava e si divertiva, scene che ormai sembrano essere, purtroppo, un ricordo sbiadito dal tempo.

La fase sperimentale spagnola, che fa seguito a quella già fatta in Olanda sia per un concerto che per il pubblico allo stadio (una prova generale in vista dei prossimi Europei 2021), ci fa ben sperare per testare la possibilità di un rapido ritorno alla “normalità perduta.

Non si può dire lo stesso in Italia, dove gli eventi sono fermi da oltre 13 mesi, e non vi è il minimo accenno ad una ripartenza, almeno a breve o ad una fase doverosa di test, come hanno fatto in Spagna e in Olanda.

Cinema, teatri, palchi, stadi, tutto risulta assolutamente interdetto. La filiera degli eventi è ormai al tracollo totale, come gran parte delle attività commerciali del nostro paese.

L’intrattenimento, che sia esso più o meno “culturale” non è tenuto in considerazione in nessuno dei DPCM finora emanati, dai cosiddetti “ristori” o “rilancio”, agli ultimi “sostegni”.

Chi da sempre lavora in questi settori non ha percepito nessun tipo di aiuto economico, o, i pochi fortunati, in forma minima ed irrisoria, perché lavorare nel settore “degli eventi e dell’intrattenimento” – AHIME! – non è considerato un lavoro.

Per far sentire la voce di un settore che in Italia conta oltre 500.000 addetti, che sono fermi da oltre 400 giorni, senza nessuna prospettiva, senza nessuna garanzia e per dar voce agli operatori del settore, alle maestranze, alle figure professionali atipiche, alle ditte, agli imprenditori, sono nate vere e proprie associazioni di categoria, durante la pandemia: da “Italshow”, alla più nota “Bauli in Piazza” e all’ultima istituita, proprio nella Capitale, “The faces behind events! Italia”, sulla falsariga dell’omonima associazione del Regno Unito, che si sta muovendo per organizzare una “simulazione” di un evento in presenza (con tutte le dovute precauzioni sanitarie del caso) per provare alle istituzioni che si può fare e si può ripartire.

Tutte le associazioni hanno lo scopo di far ripartire l’industria degli eventi e di salvaguardare i lavoratori della relativa filiera che, come il cinema, il teatro e la cultura, sono stati i più duramente colpiti dal lockdown.

Lavorare nel “mondo degli eventi e dell’intrattenimento” è una professione a tutti gli effetti, non è da considerare in maniera assoluta un’attività superflua o priva di qualsiasi tipo di importanza, per molti è l’unica ragione di vita e di sostentamento, ed è per questo che è vitale ripartire!

Articolo di Stefania Vaghi

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