L’Art Club 32 Di Mircea Cantor A Villa Medici

L’Art Club 32 Di Mircea Cantor A Villa Medici

A Villa Medici, fino al prossimo 19 settembre 2021, "Art Club #32" di Mircea Cantor.

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Fino al prossimo 19 settembre 2021, Villa Medici ospita Mircea Cantor, artista di fama internazionale, di origine rumena, ma ormai stabilito in Francia, con il suo “Art Club #32”.

Un vero e proprio percorso espositivo che, come i trentuno precedenti, dialoga perfettamente con gli ambienti e gli spazi interni ed esterni dell’Accademia, in perfetto stile contemporaneo, curato da Pier Paolo Pancotto.

Tema portante dell’esposizione l’identità personale, il DNA, il codice identificativo personale di ognuno di noi, nelle sue mille forme e declinazioni (dalle bocche stampate nelle nicchie a formare delle sagome di DNA, al messaggio sulla bandiera, alle impronte digitali sulle pellicole) l’essere umano in relazione con se stesso e con gli altri, una lettura universale che, attraverso l’arte di Mircea Cantor pone l’accento sulla libertà, sull'identità sociale, culturale e politica del singolo, fino al rapporto che lega gli esseri umani.

Oltrepassata la Loggia principale della Villa, troviamo subito la prima opera, la monumentale Flag (2017), sotto alla quale ci attende il curatore Pier Paolo Pancotto a farci gli onori di casa e a presentarci Art Club #32, del quale dichiara: “Il ciclo espositivo Art Club è nato nel 2016, vengono invitati degli artisti di tutte le nazionalità, da chi non è mai stato a Villa Medici, come Mircea Cantor, e di chi è stato residente, per periodi variabili. Gli Art Club nascono come rapporto stretto ed intenso tra l’artista e il luogo, l’artista è invitato a rapportarsi e relazionarsi con la Villa, in varie maniere, con dei soggiorni, vivendo qui alcuni periodi e alla fine di quest’esperienza con la Villa e con la città di Roma, concepisce un progetto originale.

Ed anche Mircea Cantor, come i 31 progetti che lo hanno preceduto, ha operato nella stessa maniera. E’ un artista che anche per conto proprio ha un rapporto strettissimo con la città di Roma, non è propriamente la sua mostra, è il suo nuovo progetto espositivo legato a Villa Medici, legato all’Accademia di Francia, in qualche maniera riassume vari elementi ricorrenti della sua ricerca, a partire da questa enorme bandiera e da altri elementi che sono esposti nel giardino. I temi fondamentali della mostra sono legati all’entità culturale, sociale, politica dell’individuo, così come il tema del rapporto tra un individuo e un altro, quindi il rapporto vero e proprio con il prossimo. Temi di grande attualità, temi universali, ma mai come in questo periodo, temi di stretta attualità. Quando l’artista vi racconterà le sue opere provate ad avere una chiave di lettura su due binari paralleli: da una parte sono tematiche che potremmo affrontare tra due anni, come potrebbero essere state affrontate dieci anni fa, l’altra chiave di lettura è la stretta attualità, in questo momento storico contraddistinto dalla paura, dalle difficoltà di rapporti con l’altro, la chiave di lettura in parallelo sarebbe la cronaca del momento.

Fortunatamente l’artista passa dalla cronaca al messaggio universale, Mircea Cantor è assolutamente un maestro in questo, le sue opere possono essere lette come interpretazioni della vita, della storia che lo circonda, come una sequenza numerosissima di autoritratti per certi versi, come esperienza individuale dell’artista e quindi la propria identità che rappresenta un po' tutti quanti. Vedrete delle scritte che parlano di questo, delle impronte digitali, del DNA che parla di questo. In un momento storico nel quale, a prescindere dal Covid, dobbiamo essere tutti classificati, per ragioni economiche, sociali, culturali, l’artista ci rivela tutto questo, cercando di parlare dell’individuo, delle sue qualità umane, in una lotta continua, rappresentata sempre in maniera estremamente poetica e delicata, senza andare mai “a gamba tesa”, opere che spesso sotto la parvenza gradevole fanno molto riflettere, come un po' la vita, dove apparentemente è tutto meraviglioso ma le riflessioni di ognuno poi si susseguono. Questo è il tema generale della mostra di Mircea Cantor.”

Continuiamo la visita, attraversando i giardini ed arrivando alla Loggia Balthus ove, tracciata col fumo di una candela affiora sul soffitto la scritta Ciel variable (2007-21) appartenente all’omonima serie avviata dall’artista nel 2007 incentrata sul tema della fragilità della condizione umana.

E’ qui che incontriamo l’artista Mircea Cantor, che ci spiega il suo lavoro e il suo pensiero: “Queste opere che vedete, iniziano quando ho cominciato a lavorare sull’idea della biometria, che si è inserita nelle nostre vite dopo l’11 settembre del 2001. Volevo rendere visibile qualcosa di intimo, di interiore, il DNA, che è tanto prezioso, che fa la differenza tra di noi. Mi sono detto che una delle cose più intime è il bacio e che in questo momento non si può più dare, stando tutti con la mascherina. Ho pensato come poter tradurre visivamente questa intimità, in un modo molto sottile ed ho chiesto a 12 donne, di imprimere su un mio disegno dei baci, come a voler lasciare un’impronta. Perché il DNA è questo, il bacio è una matrice unica, inconfondibile. Dodici colonne, ognuna per ogni segno zodiacale, per avere una palette completa. Avevo già rappresentato al Macro un DNA, fatto con delle enormi spille da balia in oro 24 carati. Volevo un’opera con la stessa preziosità, ma non sapevo quale materiale e quale forma utilizzare, allora ho pensato a questo affresco con i baci, e ho trovato 12 spazi disponibili, 12 nicchie, questa è stata una coincidenza.

L’altra opera a soffitto è Ciel Variable, che è già stata esposta in numerosi altri Musei, il cielo è variabile in sé ma se aggiungi l’aggettivo ha un altro significato. Il cielo è una presenza permanente, l’aleatorietà è data dal fumo della candela. E’ una installazione che propongo in rumeno, in francese, in italiano e in spagnolo, solo nelle lingue latine.”

Il percorso continua con tre differenti video, fortemente autobiografici, nei quali gli interpreti principali sono proprio di figli di Mircea Cantor - I decided not to save the world (2011), Regalo (2014) e Am I really free (2020).

Altra opera di grande impatto visivo è Chaplet (2021), una struttura geometrica aperta, realizzata con 120 metri di pellicola cinematografica marcata dalle impronte digitali dell’artista, come fosse uno schedario sospeso.

Mentre nello Studiolo di Ferdinando, in perfetto dialogo con il soffitto finemente affrescato troviamo Empire of all poetical encounters (2017-21), un pallett dipinto in tre colori primari (blu, rosso, giallo) che poggia su monete metalliche; il percorso espositivo termina con il rilievo in gesso Homo homini lupus (2021) che occupa la Gipsoteca in perfetta simbiosi con i calchi della colonna Traiana abitualmente custoditi in questo spazio.

Una mostra assolutamente da non perdere, fino al prossimo settembre 2021.

Articolo di Stefania Vaghi

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