Raid: L’arte Tessile Di Maria Elisa D’Andrea

Raid: L’arte Tessile Di Maria Elisa D’Andrea

Alla Galleria Bruno Lisi di Via Flaminia, "Raid" un dialogo tra le opere tessili di Maria Elisa D’Andrea e la video-performance di Greig Burgoyne.

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Fino al prossimo 20 giugno la AOC F58 Galleria Bruno Lisi ospita Raid un dialogo tra le opere tessili di Maria Elisa D’Andrea e la video-performance di Greig Burgoyne.

Entrando nella spazio espositivo di Via Flaminia - un piccolo gioiello, che racchiude diversi studi d’arte, di antica memoria - veniamo immediatamente colpiti dall’opera di Maria Elisa D’Andrea “Cieloterra – Terracielo”, una vera e propria installazione site-specific, composta da stelle di lana e cotone lavorata all’uncinetto, di cui alcune ricamate con perline in pasta di vetro, che ricopre tutto il pavimento.

In questo periodo sospeso il messaggio dell’artista diventa ancora più intenso e ci ricorda come “lo sguardo sempre al cielo in cerca di un segno, di una speranza, di preghiere” sia un gesto che ci riporta in pace con noi stessi e il cosmo. La D’Andrea scrive “…dalla cultura dalla quale proviene, terra e cielo sono strettamente legate nell’esercizio di un culto magico religioso, dove la terra è magia e il cielo è miracolo, la terra è fatica e il cielo è speranza; la terra è dono, il cielo è le mani che donano.”

Un lavoro di grande ricerca quello di Maria Elisa D’Andrea, che nell’utilizzo di materiali non propriamente convenzionali, esplora, sperimenta, per dar vita a narrazioni artistiche tra memoria storica personale, filosofia, per approdare ad un pensiero più che contemporaneo.

Abbiamo volute chiedere qualche informazione aggiuntiva in sede di vernissage.

Ci descrive la sua installazione?

Il mio vuole essere un lavoro sull’identità, ho fatto questi lavori tessili quando sono diventata madre e ho sentito la necessità di sentire le radici, profondamente, di sentire l’identità forte, in maniera quasi viscerale. Sono friulana, provengo da una civiltà contadina estremamente povera, caratterizzata dalla durezza del lavoro, soprattutto dal punto di vista materiale. Il lavoro con la terra era talmente difficile che c’era sempre un dialogo con il cielo, con la preghiera, ma anche con le pratiche magiche, che nella nostra cultura sono tutt’oggi molto presenti; siamo una regione di confine, il cristianesimo è arrivato fino ad un certo punto e si è mescolato con le pratiche locali. Ed è per questo che l’installazione si intitola "Cieloterra – Terracielo", questo vuole essere un cielo stellato… un dialogo continuo, tra materiale e spirituale.

Produce ancora opere tessili?

Ora non lavoro più il tessile come prima. Sono diplomata in pittura all’Accademia di Venezia, e amo tantissimo il disegno, dipingo e disegno tantissimo. Faccio ancora qualcosina in tessile, ma molto piccolo, non come questo che vedete esposto, lavorare il filo mi piace tanto.

Che sensazione prova lavorando il tessile, creando queste installazioni?

Diciamo che da un punto di vista della pratica, lavorare il materiale tessile da un senso di concretezza, è estremamente materico, vedere che da questo filo cresce un’opera, fino a diventare grandissima, una costellazione come l’hai definita tu. Ho fatto un’altra installazione con il filo, molto grande, con la stesso principio della crescita, del filo che “nutre per crescere”.

Lavoro ancora con il filo, lavoro più con il ricamo, mia nonna era sarta, ho imparato da lei e ho questo legame, questo ricordo, lei alla macchina da cucire e io seduta accanto a lei.

E’ la prima volta che presenta le tue opere a Roma?

Si a Roma si.

Come dialoga la tua opera con la video-performance di Greig Burgoyne, realizzata nel 2016 nella cella di una prigione?

L’arte contemporanea è fatta di ricerca, bisogna conoscere quella di ogni singolo artista per poter vedere la sua opera e poterla interpretare al meglio. L’aspetto del contemporaneo è anche però quello di vedere nell’opera uno specchio. Quando ho visto il video abbinato alla mia installazione ho proprio percepito, da una parte, la calma di un lavoro ripetitivo, di pazienza, che dura mesi, che produce (il mio), è ho visto il contrasto con questo affaccendarsi continuo per riuscire a fare qualcosa che non si riuscirà mai a fare, è che è percepibile anche in anticipo e che, alla fine, addirittura, non solo non costruisce nulla ma distrugge, fino ad inglobare l’artista nella sua stessa opera (la video performance). Il rotolo di carta con cui sta operando diventa a brandelli e quindi a me è piaciuta la contrapposizione netta, la scelta coraggiosa della curatrice Camilla Boemio, il contrasto, anche molto culturale direi, molto occidentale, di chi riesce a non far sedimentare nulla.

E’ anche questa una riflessione spirituale, la ricerca umana per dover per forza intervenire sugli eventi per poterli modificare, mentre nelle religioni orientali c’è un’altra filosofia, il discorso dell’accettazione del singolo evento.”

La mostra sarà visitabile fino al prossimo 20 giugno alla AOC F58 – Galleria Bruno Lisi, via Flaminia 58, dal lunedì al venerdì ore 16.30 – 19.00, su appuntamento, nel rispetto delle normative anticovid vigenti.

Articolo di Stefania Vaghi

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