AMarmi Gli Scatti In Bianco E Nero Di Riccardo Acerbi Alla Pavart

AMarmi Gli Scatti In Bianco E Nero Di Riccardo Acerbi Alla Pavart

Fino al prossimo 22 ottobre alla Pavart Gallery la mostra fotografica di Riccardo Acerbi "AMarmi", tutti scatti in bianco e nero.

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Fino al prossimo 22 ottobre Pavart Gallery ospita la personale fotografica di Riccardo Acerbi “AMarmi”.

Un’esposizione di 13 fotografie stampate in fineart in bianco e nero che ritraggono alcune delle statue marmoree che circondano lo Stadio dei Marmi di Roma.

Foto giocate sui chiaroscuri, sui toni del grigio, sui riflessi di luce, senza nessuna manipolazione aggiunta.

Un monocromatismo che mette in risalto la tridimensionalità dei corpi rappresentati, che sembrano quasi emergere dallo stesso fotogramma.

Corpi che sembrano assomigliare a divinità, ad atleti scolpiti non solo nel marmo, come antichi supereroi.

Il titolo ha una doppia chiave di lettura: una semplice indicazione o un vero e proprio monito? Amarsi, per sè stessi e per riuscire ad amare gli altri.

Riccardo Acerbi è un attore, un regista, un fotografo, è stato un modello ed uno sportivo.

Normalmente i soggetti che fotografa hanno tutti una storia, raccontano tutti qualcosa all’obiettivo.

Abbiamo voluto fargli qualche domanda in merito.

Come nasce l’idea di questa mostra, di ritrarre le statue dello Stadio dei Marmi?

Le foto in realtà sono 64 ne abbiamo scelte con Velia Littera della Galleria Pavart solo 13. Io normalmente lavoro quasi esclusivamente con il bianco e nero, perché mi piace tantissimo, è la luce che fa la differenza nella fotografia. Io non uso photoshop, lavoro solo sulla luce, in questi scatti c’è un aggiungere e togliere la luce, solo quello. Il bianco e nero esalta la luce. Le foto che vedi esposte esulano dal mio stile, le mie foto sono normalmente sono un racconto, hanno tutte uno storytelling, io sono più da scatti street, con la macchina fotografica in giro, soprattutto a ritrarre i volti delle persone.

Una passione nata ora quella per la fotografia?

No sempre avuta, sono anni. Ma ultimamente, viaggiando molto mi affascina scattare, soprattutto alle persone. Ogni persona ha una parte nascosta che viene fuori nell’istante prima dello scatto, tra imbarazzo e sfrontatezza, quella è la parte che mi piace di più.

Progetti futuri?

Questa esposizione sarà in mostra anche a Reggio Emilia, e a Milano a gennaio. Stavamo pensando proprio con Velia Littera di farne una intitolata “People”, che sento più mia, che mi appartiene un po' di più.

Le statue dello Stadio dei Marmi sono un vero e proprio inno alla bellezza, al fisico, alla forza e alla virilità, valori che ancora contano?

Il complesso dello Stadio dei Marmi è stato voluto da Mussolini e doveva rappresentare un preciso messaggio politico. Doveva evidenziare l’attenzione che il Fascismo aveva verso l’educazione del corpo, verso la valenza formativa dello sport. Tutto ciò passava anche attraverso l’esaltazione della forza fisica educata dalla disciplina e della virilità.

Fu chiesto ad alcuni scultori italiani tra i quali Carlo De Veroli, Ercole Drei, Aldo Buttini e Francesco Messina, di fare delle statue prendendo a modello le persone che trovavano in strada, che lavorava nei campi. Per quelle statue il fisico era importantissimo. Anche nel mondo del cinema e, soprattutto, della moda, dove lavoro e ho lavorato, il fisico è importante, ma non essenziale come allora. Io per il mio fisico ringrazio i miei genitori! (ride)”

La mostra sarà visitabile fino al prossimo 22 ottobre alla Pavart Gallery di Via Giuseppe Dezza 6.

Articolo di Stefania Vaghi

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