Le Metamorfosi Di Ovidio Al Teatro Arcobaleno

Le Metamorfosi Di Ovidio Al Teatro Arcobaleno

Francesco Polizzi è il regista e attore dell'atto unico "Le Metamorfosi" in scena al Teatro Arcobaleno di Roma

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Fino al prossimo 19 dicembre, tutti i weekend, sul palco del Teatro Arcobaleno di Roma, va in scena Le Metamorfosi di Ovidio, diretto ed interpretato dal celebre Francesco Polizzi.

L’atto unico, prendendo ispirazione dall’opera di Ovidio, ultimata poco prima dell’esilio dell’8 d.C, che ha reso celebri e trasmesso ai posteri numerosissime storie e racconti mitologici della classicità greca e romana, rivisita in chiave contemporanea e con picchi di ironia non indifferenti i versi di quella che più volte è stata definita una “enciclopedia della mitologia”.

Le Metamorfosi originali, infatti, sono “soltanto” 11.995 versi che raccolgono e rielaborano più di 250 miti greci, partendo dal Chaos (lo stato primordiale di esistenza da cui emersero gli dei), ed è proprio da questo che parte la pièce teatrale.

Francesco Polizzi, Vincenzo Iantorno, Andrea Lami, Gioia Ricci, Irene Goloubeva, si alternano sul palco, in un intreccio continuo tra storia e mitologia, tra miti ed eroi, in dieci quadri, che non lasciano allo spettatore neanche un attimo di respiro.

Gli attori cantano, recitano, escono fuori dal confine del palco, scendono tra gli spettatori in un incastro di storie, dove i personaggi sembrano quasi rincorrersi.

Si gioca con stili differenti, con la cadenza dei dialetti italiani, attualizzando le forme e le figure del mito e degli eroi cari ad Ovidio: dall’epica classica (La Genesi del mondo), alla commedia romantica (Pirra e Deucalione), al melodramma (Achille e Pentesilea), all’opera comica (il pomo della discordia), alla farsa (Demetra e Persefone), all’avanspettacolo (le Muse del canto).

In sintesi uno spettacolo che fa riflettere, anche in forma comica ed ilare sulla morte (il “pianto greco” è esilarante, così come tutti i quadri proposti) proprio per volerla in qualche modo esorcizzare.

Sul palco gli attori sono tutti perfetti e sincronizzati, in un meccanismo teatrale perfettamente orchestrato dallo stesso Polizzi che, anche stavolta, ha messo in scena uno spettacolo pensato nel più piccolo dettaglio, un atto unico di autentica bravura.

Svetta sul palco, complice un’altezza tipica da mancato cestista NBA, Vincenzo Iantorno, che, così come tutti gli altri attori, sembra particolarmente a suo agio in tutte le parti assegnate, anche quando indossa costumi non propriamente maschili, che si contraddistingue per una presenza scenica e una carica ironica, anche in dialetto, non indifferente e per un timbro canoro, finora celato, molto potente.

Una menzione a parte meritano le scenografie e i costumi della Compagnia degli Arrufati (Riccardo Becagli, Beatrice Cantalupi, Elena Mantovani, Flaminia Longano, Costanza Peruzzi, Stefania Tamborrino e Sofia Terzaghi), che sono riusciti a modernizzare, reiventare, sdrammatizzare e rendere glamour e anche un po' rock tutti i personaggi, utilizzando anche materiali inusuali per l’epoca narrata (cuissard, bustini, bermuda e polo, fino ai gilet di emergenza…).

Come afferma Francesco Polizzi nelle sue note di regia: “Uno spettacolo comico sulla morte. A conti fatti potremmo considerare così queste nostre metamorfosi. Non era l’idea con cui siamo partiti, in effetti. Volevamo riattraversare le storie degli antichi dei ed eroi, seguendo lo spirito ora appassionato, ora critico, ora decisamente comico di Ovidio. E alla fine, scegliendo tra miti noti e meno noti ci siamo resi conto che hanno sempre a che fare con il tema della morte, seppur esorcizzata, mitizzata, e resa racconto. Le parche che tessono il destino dell’uomo, le vicende eroiche della guerra di Troia, il destino Proserpina rapita da Ade, la storia di Orfeo ed Euridice. Persino nei racconti decisamente amorosi, come quelli di Apollo e Dafne il tema ê sempre la trasformazione di corpi in forme nuove, la mutazione, il tempo che passa, e in definitiva il trapassare della vita. Come dice Pavese, citato nello spettacolo, parlando di Orfeo, “l’ebbrezza, il sangue e l’amplesso hanno sempre richiamato il mondo degli inferi”. Abbiamo dunque cercato di prendere in mano questo filo, mantenendo però uno stile leggero e comico, che permettesse a noi e allo spettatore di affrontare un tabu così forte, e abbiamo deciso di seguire, nell’ultimo quadro dello spettacolo, i consigli sulla morte di un’antica iscrizione trovata su una tabula romana dell’epoca di Ovidio: “così quando verrà il giorno fatale e ti presenterai alle case di Ade, fai attenzione. I guardiani ti interrogheranno e tu rispondi…”

Per sapere cosa gli antichi consigliano di rispondere ai guardiani della morte non resta che venire a teatro.”

Uno spettacolo che vi consigliamo di andare a vedere, in scena soltanto il venerdì e sabato in serale e la domenica in pomeridiana, fino al prossimo 19 dicembre.

Articolo di Stefania Vaghi

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