Tra Arte Medievale E Contemporanea Le Opere Di Silvia Salvadori Al Micro

Tra Arte Medievale E Contemporanea Le Opere Di Silvia Salvadori Al Micro

La raffinatissima artista utilizza le antiche tecniche pittoriche, rivisitandole in chiave contemporanea.

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Fino a Sabato 18 dicembre la galleria Micro Arti Visive di Paola Valori a Viale Mazzini ospita la personale dell’artista toscana Silvia Salvadori “La struttura e l’anima del colore”,  presentata dal critico Roberto Litta.

Dieci le opere in mostra, che narrano le peculiarità artistiche di questa straordinaria interprete della tecnica artistica pittorica senese del lontano 1300 e 1400.

Un’artista a tutto tondo che nelle sue opere esprime il connubio perfetto tra la sua ricerca nell’arte medievale toscana ed i suoi studi da archeologa e conservatrice dei beni culturali.

Volti femminili eterei, che riportano a Piero della Francesca, fino ad arrivare al contemporaneo con una eterea e nostalgica Marilyn Monroe, fino ad un più pop e trasgressivo Andy Warhol.

Un’artista raffinata, quasi nostalgica, che fa della ricerca del colore e della sua struttura un segno distintivo unico.

Abbiamo voluto fare alcune domande alla gallerista Paola Valori, all’artista Silvia Salvadori e al critico Roberto Litta.

Iniziamo con Paola Valori: Come mai la scelta di un’artista così particolare?

La scelta è sempre dettata dal voler proporre al pubblico non solo artisti di qualità ma che siano anche innovativi, un tocco di originalità che non sia sempre la solita esposizione che si ripete, con la solita “arte contemporanea”. Qui abbiamo sicuramente degli interventi di arte contemporanea però il retaggio è quello dell’arte medievale. Mi piaceva molto parlare di un’epoca così interessante e piena di capolavori come il Medioevo, rivisitata in chiave contemporanea, la novità del Micro è questa, storia abbinata alla contemporaneità.

Silvia Salvadori crea le sue opere, ha immaginato i paesaggi di Piero della Francesca, di quell’epoca e li ha riproposti. Queste icone del passato rivisitate, per esempio Marilyn ed Andy Warhol sono due volti noti del cinema e dell’arte contemporanea, però affrontati con una visione rivolta alla conservazione, con una mano esperta, ha unito i suoi saperi”.

Passiamo ora a Silvia Salvadori: Una tecnica molto particolare che  si rivolge al passato con una chiave contemporanea, una profusione d’oro che riporta al Medioevo ma anche simbologie che parlano di moderno, ci spiega la sua scelta così audace e particolare?

In me c’è la volontà di conservare questa tecnica e di tramandarla, perché non possiamo perderla assolutamente, che ci riporta all’arte antica del restauro e soprattutto al primo Libro dell’Arte scritto da Cennino Cennini. Il mio obiettivo principale non è solo recuperarla ma di creare una sorta di continuità, di non lasciarla morire, di proiettarla verso il futuro e verso il contemporaneo; grazie anche alla mia curiosità, perché ogni artista è un alchimista, anche se non sa di esserlo. Io sono in primis una archeologa ma ho una grande passione per l’arte, una vera e propria venerazione per la bellezza in tutte le sue forme. Questa è una ricerca che mi vede impegnata da oltre 20 anni e alla fine sono arrivata, o almeno penso, di essere arrivata a dei buoni risultati anche a livello tecnico. Sono riuscita ad unire la tempera al tuorlo d’uovo e all’oro zecchino.

Una tecnica che non usano in molti?

Sono riuscita ad utilizzare pigmenti che usava Michelangelo, Leonardo, Simone Martini e Giotto, c’è anche una ricerca molto approfondita nella chimica del materiale, saper riconoscere un afgano da un egizio, per esempio.

Le sue origini?

Toscane, da Siena mi sono trasferita ad Arezzo e ho cominciato a studiare Piero della Francesca. I colori così moderni delle sue opere, che risultano essere di una contemporaneità assoluta.

I soggetti che lei ha ritratto sono quasi esclusivamente donne, ad eccezione di Warhol, come mai?

Ho iniziato a dipingere icone, soggetti sacri, madonne col bambino della scuola senese e fiorentina e quindi il soggetto era soltanto femminile. Poi ho iniziato a scavare nella cultura pagana, ho iniziato anche a raffigurare delle veneri e delle minerve, delle donne che conservano grazia, gentilezza, raffinatezza ma con un carattere forte e deciso, così come la donna che rappresenta l’universo, perché per me l’universo è donna, la donna è la creatrice della vita.

Come arriviamo ai soggetti pop come Marilyn ed Andy Warhol?

Mi era stato richiesto di fare questo ritratto (io lavoro esclusivamente su commissione, ma anche su idee). Questa è una Marilyn molto particolare, ho studiato prima il personaggio, la sua vita, le sue debolezze e le sue forze. Ho ritratto una Marilyn star, già affermata ad Hollywood, ma anche una Marilyn “bambina”, un po' indifesa che ha questo sguardo deciso e malinconico, come se fosse consapevole di questo successo che alla fine le toglierà la vita. Conserva una luce nell’incarnato quasi fosse una madonna cinquecentesca e poi l’oro zecchino nel quale è inciso tutto l’universo, il suo segno zodiacale i Gemelli e le costellazioni a me più care, visto che amo i cavalli,  Pegaso e la costellazione del Cigno.”

Da ultimo chiediamo al critico Roberto Litta, presente al vernissage un suo giudizio sulle opere in mostra: “Abbiamo voluto chiamare la mostra “La struttura e l’anima del colore” perché i colori rappresentano il primo contatto degli esseri umani con ciò che si vede, con ciò che si osserva, con la natura che ci circonda. E anche nella definizione etimologica dei colori capiamo quanti elementi primordiali ci sono nell’uomo. L’idea di un’artista che decide di ricomporre i colori nella capacità di donare tempo lungo e tempo eterno al colore stesso,  i nostri artisti oggi si forniscono in efficientissime colorerie, dove trovano qualsiasi cosa. L’idea che ci sia quest’attenzione a comporre il colore ne produce la differenza d’effetto. In queste opere la particolarità è nel riconoscere la variazione delle tonalità naturali dei colori, questo consente il rispetto millimetrico degli spazi negli elementi decorativi delle opere. Farete caso che rispetto all’ordine principale, ci sono degli elementi mitologici, degli elementi urbani, degli elementi religiosi, molto filosofia, l’intenzione è proprio quella di consentire alla tecnica di non far rimanere distanti, in secondo piano, ma consentire una congiunzione armonica di tutti gli elementi presenti nelle varie opere.

E quindi anche nella “Dama con gli Scacchi” che è l’opera con la quale abbiamo promosso la mostra, che sembra imporre la dama rispetto agli altri elementi, alle gemme, ai pedoni ed agli altri elementi della scacchiera che mostrano il gioco cromatico, che consente di non annullare il secondo. Ovvero, tradotto, per fare un esempio è come se il Perugino non avesse avuto queste tecniche non ci saremmo mai accorti delle “figurette” come diceva la grande Vittoria Garibaldi; nella consegna delle chiavi al Cristo nell’affresco del Perugino nella Cappella Sistina anche gli elementi di secondo piano diventano un tutt’uno con la scena.

Questo lavoro di Silvia Salvadori è frutto di dedizione, ostinazione e pazienza.”

Un’arte antica affascinante che diventa assolutamente contemporanea grazie alla tecnica sapiente e alla creatività di una straordinaria Silvia Salvadori.

Articolo di Stefania Vaghi

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