Come Un Cane Ballerino Natacha Lesueur A Villa Medici

Come Un Cane Ballerino Natacha Lesueur A Villa Medici

Una vera e propria retrospettiva sulla carriera trentennale dell'artista, nota soprattutto per le sue opere fotografiche.

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Fino al prossimo 9 gennaio 2022 “Come un cane ballerino”, la personale di Natacha Lesueur, una vera e propria retrospettiva sulla sua trentennale carriera, sin dagli inizi, prima di diventare borsista a Villa Medici nel 2001.

Una mostra personale che non vuole essere una cronologica, ma una suddivisione per fasi. Circa 80 opere e un film in 35 millimetri che racchiudono un percorso artistico di opere datate e di inediti, non solo fotografiche ma anche sculture-fontane in ceramica, vasi in terracotta, disegni e opere video.

Il titolo è chiaramente ispirato al libro della celeberrima Virginia Wolf “Una stanza tutta per sé” ma è soprattutto un riferimento alla condizione di donna artista, non sempre considerata alla pari dei colleghi uomini in una condizione quasi di aberrazione.

Nella prima sala, su un fondale impreziosito da una carta da parati floreali troneggia una figura di donna incinta imprigionata in mani femminili, mentre nella parete di fronte, una serie di foto, tutte modificate, che ritraggono la madre che ride. Questa sala vuole essere il prologo della mostra intera, che ritrae il rapporto a doppio filo con la genealogia tra madre e maternità.

Nella seconda sala opere degli anni 1990 e 2000, contraddistinti da figure femminili e parti di esse impresse con codici alfanumerici o con i “test oculistici”. Di assoluta bellezza le ceramiche che rappresentano sempre figure femminili riconducibili alla figura di Carmen Miranda, figura storica della cinematografia degli anni ’40.

Ma il cuore pulsante della mostra è rappresentato dalla sala centrale che porta alla monumentale scalinata interna di Villa Medici, decorata con colori pastello, dove troviamo una vera e propria galleria di ritratti, quasi iconografica. Sono esposti ritratti di donne, di fate-spose, di acconciature antiche e moderne, tutte riviste e corrette dall’artista. Il tutto sotto l’occhio indagatore della centralissima Maria Antonietta che ha il capo adorno con una fontana a simboleggiare il suo potere e la sua forza, un’opera che è stata già esposta a Versailles.

Fontane che sono protagoniste, con la loro simbologia, con i loro capelli, in due apposite sale, insieme ai filmati della danzatrice polinesiana.

Nell’ultima parte della mostra si ha un rimando sempre alla figura di Carmen Miranda, alla sua escalation verso il successo e alla sua fine, in un prima e dopo, adorna e disadorna di frutta e fiori, prima rigogliosi e poi morenti, in una metafora, neanche tanto velata, del successo.

L’esposizione termina con un video in pellicola, nei famosi e antichi 35 millimetri che vuole essere un “dietro le quinte” di alcune fase della creazione delle opere.

Una mostra forte, intensa, potente che vale la pena di vedere, di un’artista contemporanea assolutamente straordinaria, non solo per la sua fotografia, che come dichiara il curatore, Christian Bernard è "un lavoro multiplo, che si sviluppa in un percorso scandito dai suoi singolari usi dello strano e dell’ambiguo".

Articolo di Stefania Vaghi

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