Alla Fondazione Memmo In Una Brezza Leggera

Alla Fondazione Memmo In Una Brezza Leggera

Fino al 30 marzo 2025

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Alla Fondazione Memmo, a Via Fontanella Borghese sino al prossimo 30 marzo 2025,sarà possibile visitare  In una brezza leggera, decimo capitolo di Conversation Piece, ciclo di mostre con cadenza annuale a cura di Marcello Smarrelli, nato con l’intento di restituire una panoramica degli artisti italiani e stranieri che scelgono Roma come luogo di residenza e di ricerca.

Un progetto curatoriale di grande successo che ha già visto la partecipazione di oltre cinquanta artisti tra i più interessanti della scena internazionale. 

Per questa nuova edizione sono stati invitati: Bianca Bondi (1986, Sudafrica. Pensionnaire 2024-2025 presso Accademia di Francia a Roma – Villa Medici); Enzo Cucchi (1949, Italia) con un’opera collettiva realizzata insieme ad Andrea Anastasio, Francesco Arena, Marc Bauer, Elisabetta Benassi, Carlo Benvenuto, Domenico Mangano; Sidival Fila (1962, Brasile), Vanessa Garwood (1982, Regno Unito), Richard Mosse (1980, Irlanda. Philip Guston Rome Prize 2024-2025 presso American Academy in Rome).

Pura poesia ci accoglie nello spazio espositivo, tra installazioni, sculture ed opere pittoriche e fotografiche.

Abbiamo voluto chiedere proprio a Marcello Smarrelli, il significato di questo nuovo capitolo.

Ci racconta “In una brezza leggera”?

In una brezza leggera è il decimo episodio di una mostra a cadenza annuale, che facciamo alla Fondazione Memmo a Roma, che si intitola Conversation Piece.

Il titolo del ciclo nasce da un film di Luchino Visconti “Gruppo di famiglia in un interno”, che ho interpretato essere una metafora del rapporto che si è instaurato a Roma tra l’antico e il contemporaneo. Come se in qualche modo il contemporaneo facesse fatica ad attecchire in una città così, dove l’antico è sempre molto potente ed esuberante, per cui il contemporaneo sembra un po' soccombere.

Ogni anno individuo degli artisti a Roma che sono ospiti delle accademie artistiche che accolgono dal 1600 gli artisti di tutto il mondo per completare la loro formazione o artisti che hanno scelto di venire a Roma per un progetto, una residenza o hanno aperto uno studio nella Capitale.

Quest’anno ho invitato cinque artisti che sono legati da un tema fondamentale che è quello di leggere questo nuovo animismo che molti filosofi ammettono essere uno degli elementi che caratterizza la contemporaneità, ovvero la frequentazione assidua dei museo ci porta a pensare che le opere non siano più oggetti ma veri e propri soggetti animati. Trasferendo la vita non solo alle persone ma anche alle cose non animate come le piante, l’acqua, le pietre.

L’opera che accoglie il visitatore in mostra si chiama “Scirocca” opera molto particolare, che nasce più di vent’anni fa, da un mio sodalizio con il maestro Enzo Cucchi, uno dei più grandi esponenti della transavanguardia, che invitato ad una mostra sul gioco, voleva realizzare un’opera e quindi decidemmo di invitare altri 6 artisti per realizzare un “cadavre exquis” scultoreo –  era il disegno che i surrealisti facevano passandosi il foglio, ognuno per la sua parte –  in questo caso lo abbiamo realizzato con la scultura.

In questo caso lo abbiamo realizzato con la scultura chiamandola “Scirocca” perché in quel giorno a Castellammare nelle Marche tirava un vento dal mare che era, appunto, di scirocco.

Il vento difatti è il protagonista di questa mostra, “In una brezza leggera” è una frase tratta dalla Bibbia, che racconta il manifestarsi di Dio in una brezza, non con una tempesta, non col il terremoto, non nel fuoco, ma in un vento leggero.

Per me è stata una suggestione, con la brezza, che caratterizza Roma da sempre, il ponentino che è un vento di ponente come lo zefiro e lo scirocco. E questo vento è la rappresentazione del soffio vitale, della vita stessa, del concetto di anima, che è l’idea che accompagna tutta la mostra.

Durante il percorso espositivo incontriamo il lavoro di Bianca Bondi  un’artista sudafricana, di origine italiana, che in questo momento vive a Parigi ed è quindi ospite dell’Accademia di Francia che ha realizzato Pneuma una scultura nella quale gli elementi sembrano respirare, natura e minerali, nonostante il loro processo di cristallizzazione.

L’esposizione continua poi con un’opera pittorica straordinaria di Vanessa Garwood, una pittrice inglese che nasce come coreografa, che con le sue pitture interpreta il movimento dei corpi, in questo rito quasi purificale che è la danza stessa.

Poi si prosegue con un ciclo di fotografie straordinarie di Richard Mosse, fotografo americano che nasce come fotografo di reportage che per queste foto utilizza delle pellicole Kodak, utilizzate dall’esercito americano, che al suo interno, tramite un processo chimico, trasforma tutto in rosa, che era stato utilizzato dall’esercito in guerra per evidenziare elementi di guerra, poi utilizzato dalle grandi società minerarie in Congo per scoprire i giacimenti, iniziando un’attività estrattiva che ha portato povertà, miseria e guerra.

Richard Mosse rimappa il territorio facendoci vedere le condizioni attuali, un documento molto importante sulla situazione attuale del Congo.

Nell’ultima sala espositiva, per me una delle più suggestive, senza dubbio perché il suo autore è Sidival Fila, un frate minore francescano che vive a Roma, ma di origine brasiliana, che da molti anni utilizza i tessuti antichi, recuperati dalle chiese, li cuce, li mette insieme, li trasforma e gli da nuova vita, quindi una nuova anima, facendoli diventare opere pittoriche liminari tra pittura e scultura, assolutamente straordinarie.

Marcello Smarelli e le sue Conversation Piece sono sempre una full immersion meravigliosa nell’arte contemporanea internazionale, con un focus sulla Capitale.

Da non perdere.

 

Stefania Vaghi

 

 

 

 

 

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