Abbiamo voluto incontrare Aurin Proietti, attrice, regista ed innanzitutto acting coach nel cuore di Trastevere, a via dei Salumi, dove c’è il suo Efilsitra Acting Studio e farci raccontare qualcosa di più della sua attività, sul suo metodo, su chi è Aurin Proietti.
Aurin intanto grazie per il tempo che ci dedichi, volevo sapere qualcosa in più su di te e la tua attività di acting coach
Io nasco come attrice, ho iniziato da piccina a 13 anni in Inghilterra, e sono cresciuta in più paesi del mondo. Sono madrelingua inglese, dalla danza ho trovato il teatro che mi ha aperto un mondo. Ho iniziato attraverso l’arte della recitazione, poi mi sono specializzata in regia. Però nel frattempo mi piaceva tantissimo l’aspetto della psicologia umanistica transpersonale, la terapia olistica, forse anche in un modo abbastanza naturale perché mio padre era un artista e mia madre una psicologa, quindi sono cresciuta in questo connubio.
Quindi ho iniziato anche a studiare per diventare una terapeuta, nel frattempo lavoravo. Sono “stata sempre estremamente poliedrica, non mi è mai piaciuto fare solo una cosa, la mia creatività si doveva esprimere in più modi possibili, ho amato sempre scoprire, esplorare, ricercare su più livelli e poi trovare un match tra tutto. Ad un certo punto molto naturalmente ho iniziato a tenere a soli venti anni corsi di “Arti Terapie”. In quel periodo ero anche assistente di diversi grandi e famosi coach; poi una scuola di recitazione mi ha chiesto di iniziare ad insegnare “tecniche di rilassamento e di movimento scenico”. Mi piaceva, continuavo a fare l’attrice, mentre iniziavo anche a tenere qualche workshop a chi me lo chiedeva. Quando mi sono trasferita a New York, dove ho vissuto per un periodo, ho lavorato con Susan Batson, che voleva che insegnassi nella sua scuola, perché credeva molto in me come attrice, e alimentava quella mia parte ma, poi, per una serie di ragioni familiari ho deciso di tornare in Italia e ho aperto questo centro.
Efilsitra il fulcro della tua attività e del tuo metodo di insegnamento, che cos’ha di particolare? Che cos’è e che tipo di approccio hai con i singoli attori e che cosa “tiri fuori” da ognuno?
Io ho deciso di elaborare proprio “il mio metodo” perché, facendo diverse esperienze come attrice e regista, inizialmente in teatro, è nata spontaneamente la necessità di coniugare dei metodi ed elaborare dei veri e propri nuovi esercizi all’avanguardia per lavorare su diversi difficili aspetti del mestiere. E come terapeuta in qualche modo poi univo le cose. Ho iniziato a lavorare anche con business men, psicologi, bambini, persino con i non vedenti, con le mie tecniche: cercando di sperimentare in vari ambienti quello che stavo creando. Perché per me l’attore è la rappresentazione sublime dell’essere umano. Quindi avere una conoscenza profonda dell’essere umano era importante.
Sperimentando su di loro vedevo che funzionava e poi riportavo il lavoro sugli attori e così piano piano ho evoluto la mia metodologia che parte dal padre maestro Stanislavskij, passando per l’Actors Studio di New York, ho preso dalle varie esperienze, anche di teatro shakesperiano inglese e così via. Cercando di fondere insieme molti aspetti del mindset, del lavoro sulle emozioni, del lavoro psicologico che si fa spesso e volentieri anche attraverso il corpo, attraverso tecniche di psicologia umanistica e transpersonale.
Partiamo dalla bioenergetica allo psicodramma, alle costellazioni familiari, al reiki, PNL, alla cromoterapia e quanto altro e piano piano ho elaborato degli esercizi a tutto tondo e l’ho chiamato Efilsitra che significa Art is life al contrario, perché è veramente quello in cui credo, che l’arte è vita e la vita è arte!
Per me non è solo un metodo è la mia visione, è la mia filosofia di vita, io credo veramente che l’arte abbia un grande potere.
Tu postponi nel tuo lavoro quella che è la tua vision e la tua mission di vita?
Assolutamente si, io ho trovato in questo lavoro la mia mission, senza forzare, ho deciso consapevolmente di dire addio alla “me attrice”, perché non avevo tempo. In questa fase della mia vita la mia mission è in questa direzione, io sento di stare nel posto giusto. Recitando, nonostante io ami recitare, non riuscivo a percepire di soddisfare la mia missione. Una scelta “tosta” e piena di sfide, ma è quello che mi fa alzare la mattina. Perché poi ottengo dei risultati pazzeschi e quella è la soddisfazione più grande.
Parlando proprio di risultati pazzeschi da ultimo hai fatto l’acting coach a Yaxi Liu la protagonista di “La città proibita” di Gabriele Mainetti. Che sfida è stata? Un personaggio complesso, com’è stato lavorare con lei, com’è stato il tuo approccio?
Nel mio metodo la priorità è cercare di potenziare l’unicità di ciascun artista e di renderli dei “warrior artist”. Lei in questo caso era proprio la chiara rispondenza di una “artista guerriera”. Per lei è stato innanzitutto “amore a prima vista”, ci siamo subito prese. Io l’avevo già studiata un pochino perché avevo iniziato il lavoro da sola, attraverso quello che mi diceva Gabriele e i film che mi faceva vedere, attraverso quello che mi diceva la casting, vedendo i provini. Quindi è come se la conoscessi già, però è stata proprio un’intesa di anime. La cosa che ha facilitato il lavoro è che lei ha una grande determinazione e volontà. Nonostante alcune cose del lavoro la spaventassero un po' e non le capiva pienamente perché non era abituata, perché molto logica nelle sue cose. Ho sempre quindi bisogno di capire chi si ho davanti, quanto spazio ha la persona a disposizione per poter comprendere quello che le dico per farla arrivare all’obiettivo.
Ci sono degli attori che sono più fisici o più emotivi, lei era più mentale.
Quindi attraverso il mentale abbiamo dovuto lavorare molto sul corpo per sbloccarlo perché era molto controllata come stunt.
Abbiamo dovuto mantenere il controllo per tutte le scene di combattimento ma annullarlo completamente per tutto il resto, perché lei, inizialmente non si sentiva. Quindi ovviamente per arrivare all’emozione ti devi sentire, quella è stata una sfida perché per sbloccare l’emozione c’è stato un giorno nel quale lei è crollata ed è rinata. Li siamo arrivate veramente ad un grande livello, ed era poco prima delle riprese, dopo aver lavorato proprio tanto. Poi le davo i compiti a casa, andava a fare le prove di combattimento, un mese e oltre molto intenso, dove ha lavorato a livello psicologico tantissimo e lo abbiamo utilizzato per andare a scavare nelle emozioni, per a mettere dei trigger nell’emotivo, attivando più il sentire del fisico.
Noi abbiamo lavorato molto su questa dualità di bambina e animale, difendersi con il combattimento ma mantenendo una grande vulnerabilità, sotto quella maschera, una vera e propria forma di sopravvivenza, dove non ha nulla da perdere.
Chiaramente in tutto questo facendo dei ponti e degli archi tra lei e Mei (il personaggio che interpreta), perché hanno dei punti in comune e strutturando una biografia insieme abbiamo fatto in modo che li avessero sempre di più. Affinché lei si trovasse anche mentre combatte con un sottotesto, un monologo interno, non con un combattimento fine a sé stesso.
Quando la vedo in azione, ma non so se sono obiettiva… vedo che c’è un ottimo arco del personaggio, un’ottima evoluzione, il lavoro si vede tutto. Mentre combatte quel sottotesto che è l’anima si vede dalle espressioni, anche quando è neutrale, dagli occhi lo vedi.
Un lavoro certosino in tal senso, sfidante sia per me che per lei. Mi ha fatto anche molto ridere, perché ho condiviso delle foto su Instagram, dei momenti di preparazione molto carine, poi ho messo una foto dove lei è crollata sul tavolo qui a Efilsitra e lei mi ha ripostato dicendo che non ne poteva più, che era talmente sfinita (ride…).
Fare l’acting coach, essere donna, quant’è pagante e appagante in questo paese?
Io credo nelle sfide per fortuna ed insegno anche quello, lo devo ammettere,quindi non mi potrei sottrarre ad una sfida, anzi, e poi farlo in questo paese è una ulteriore sfida.
Ora sono tanti anni, mi sono ritrasferita in Italia nel 2012, nonostante continuo a viaggiare per lavoro, e Efilsitra esiste dal 2012, quindi sono tani anni che “combatto” in questo paese.
Qui è tosta perché mentre all’estero la figura dell’acting coach è un pochino più conosciuta, in Italia ancora no, ora va un pochino meglio, ma molto lentamente. Io mi ritrovo, pur avendo qui tutti attori professionisti con più o meno esperienza, chi mi dice ma questa persona ancora studia? Insegni a recitare? No guarda, ma anche i registi…C’è anche chi mi chiede se insegno dizione, lasciamo stare…(ride).
A queste persone io dico che non insegno a recitare, io insegno all’attore, all’artista a diventare la migliore versione di sé stesso, a potenziare la sua unicità a diventare il miglior artista che può essere, a evolversi, a prescindere da quella che è la sua esperienza, da quelli che sono i suoi limiti. Spesso non mi sento capita, e più non mi sento capita, più non mi sento riconosciuta e più combatto, perché io in primis sono una warrior artist.
Quello che io ho vissuto su di me, ho sperimentato su di me, lo riporto agli altri e, chiaramente, quello che mi da forza, sono i risultati che ottengo. Perché altrimenti sarebbe estremamente dura, soprattutto come donna all’interno di questo mondo maschile e maschilista. Però io mi faccio spazio, con la vocazione, la mia missione e i risultati che ottengo.
Però chiaramente è un po' una guerra.
Ora mi hanno fatto preparare Yaxi Liu, mi hanno fatto preparare altri attori del set, ho lavorato con Enrico Borello in privato. La maggior parte degli attori mi chiama in privato per prepararli, poi le produzioni un attimo più “illuminate” mi chiamano e lavoro sul set con i registi. Gabriele in questo caso era anche un attore e comprendeva la necessità, però ancora il passaggio non c’è in questo paese, se non per un progetto internazionale che poi è stato bloccato, dove preparavo Micaela Ramazzotti, con la quale ho lavorato diversi mesi. Solitamente ancora non mi chiamano spesso per attori conosciuti sul set, come si fa all’estero dove è normale che un attore abbia un coach, qui questa cosa non è ancora tanto chiara, Io quindi combatto ancora di più perché si capisca, perché può essere un arricchimento in più.
Se non avessi fatto questo mestiere che cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Oddio beh forse avrei continuato a fare l’attrice o, sinceramente, la cosa che un po' mi manca, e che sicuramente un giorno vorrei ritagliare del tempo per ricominciare a fare è la regia, soprattutto teatrale.
Sì, sono le mie regie, quelle un po' mi mancano ma va a braccetto con il mio lavoro e parlo, soprattutto, di teatro, anche se io come coach sono più conosciuta per il mio lavoro e le mie tecniche esclusive con la macchina da presa. Prima o poi un giorno magari farò un film, sì penso decisamente che magari sarei stata una regista se non fossi stata una acting coach.
Un applauso vero e sincero ad Aurin Proietti, alla sua professionalità, alla sua gentilezza, alla sua poliedricità e al suo straordinario metodo Efilsitra!
Stefania Vaghi
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