Nella splendida cornice dello storico Teatro San Ferdinando di Napoli ha debuttato il 25 aprile e sarà in scena fino a domenica 27 aprile “Il Caso Kaufmann”, di Giovanni Grasso, regia Piero Maccarinelli, liberamente ispirato alla vera storia di Lehmann Katzenberger e Irene Seiler.
Norimberga 1933, il commerciante ebreo e vedovo Lehmann Kaufmann (interpretato da un convincentissimo Franco Branciaroli), riceve una lettera che sconvolgerà e distruggerà la sua vita per sempre: il suo grande amico Kurt, gli chiede di prendersi cura della figlia Irene e di aiutarla a stabilirsi a Norimberga.
Kaufmann è presidente della comunità ebraica di Norimberga, vittima, in quegli anni, della persecuzione nazista.
Irene, nell’interpretazione assolutamente perfetta di Viola Graziosi, rappresenta da subito un raggio di sole nella vita di Kaufmann con i suoi splendidi 23 anni. Tra i due si instaura un rapporto speciale fatto di stima, affetto, ma anche di desiderio, senza sfociare mai in qualcosa di carnale.
Ma lei è ariana e lui ebreo, L’odio che il governo nazista ha instaurato nei comuni cittadini è forte, si insinua nelle vite di tutti e proprio per proteggersi dall’onta di una razza impura i due vengono denunciati, dagli pseudo amici, dai vicini, tra diffidenze e ostilità anche da chi prima sembrava fidatissimo (vedi la signora Eva, ex governante di Kaufmann – “interpretata a pennello” da Franca Penone).
E’ proprio lei Eva Greese ad aprire lo spettacolo, pungente, irritante, come tutte le finte bigotte o le false innocenti, come chi sa di aver fatto la spia. Poi il quadro cambia. Kaufmann è in cella, in attesa della pena capitale, chiama la guardia carceraria (l’attore Andrea Bonella, con il primo ruolo dei due assegnati) perché vuole parlare con il Cappellano del carcere Padre Höfer (uno Stefano Santospago, praticamente perfetto), perché vuole raccontargli la sua storia, il suo tormento, vuol far sapere al mondo la sua vera storia e quello che è accaduto tra lui e Irene, che non ha più visto dal suo arresto.
Il ritmo è volutamente cadenzato, con delle pause teatrali studiate alla perfezione, per dare allo spettatore il tempo di comprendere la tragedia che si sta consumando, così come la scenografia scarna e il gioco di luci ed ombre sul palco.
Si cambia ritmo quando in scena entrano Oskar Rothenberger (interpretato da Piergiorgio Fasolo, perfetto nella parte) e dal suo assistente Herbert (Alessandro Albertin, molto convincente) che ancora ha dei dubbi sulla colpevolezza di Kaufmann ma i suoi tentennamenti vengono tarpati sul nascere dal suo superiore.
Il regime nazista non fa sconti a nessuno, il delitto di inquinamento razziale va punito con la pena suprema. Quando entrerà in scena Hans Groß, giudice istruttore presso la Corte ordinaria di Norimberga (un vero e proprio cameo la parte dell’attore Andrea Bonella) la fine è presto annunciata.
Uno spettacolo che va oltre la semplice pièce teatrale, uno spettacolo su uno degli spaccati di storia contemporanei più tragici, ma così, purtroppo, attuale, dove l’odio razziale, l’impossibilità di mescolare etnie, sembra scontrarsi con la ricerca contemporanea di inclusività in una società multirazziale.
Sul palco un collettivo coeso e consolidato, che non ha sbagliato nulla, in uno spettacolo emozionante dal primo all’ultimo minuto, magistralmente orchestrato dal regista Piero Maccarinelli che ha così dichiarato: “Rappresentare questa storia è per me un piacere e un dovere civile.”
Uno spettacolo che andrebbe visto soprattutto dalle giovani generazioni, ancora non molto consapevoli del periodo storico descritto.
Da non perdere!
Stefania Vaghi
© Riproduzione riservata