Il Ritorno Di De Vito E La Metro C

Torna sullo scranno più alto dell'Aula Giulio Cesare il presidente dell'Assemblea Capitolina Marcello De Vito in attesa del processo con rito abbreviato per corruzione mentra la Metro C vedrà la sua fermata a Piazza Venezia

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Dopo grigi giorni di pioggia, i soliti allagamenti e devastanti folate di vento, finalmente Roma è baciata dal sole. La gente operosa si reca al lavoro, le auto sono ordinatamente incolonnate sulla tangenziale o lasciate in doppia fila davanti alle scuole, mentre madri agitate depositano deliziosi frugoletti in grembiuli bianchi e blu nei templi dell'istruzione. Ed è così, in direzione di uffici e luoghi vari di lavoro che siamo tutti soliti ascoltare alla radio le notizie fresche di giornata mentre in auto balliamo abilmente un tip-tap frenetico con i pedali di frizione e freno nel lento viaggio trafficato di città.
Tra le notizie del giorno, si diffondono nell'etere una dolce ed un'amara notizia. La beatitudine indotta dai tiepidi raggi di sole mi spinge a soffermarmi per prima cosa sulla buona notizia. Il Ministero delle infrastrutture, nella persona della dem Paola de Micheli annuncia assieme alla sindaca di Roma Virginia Raggi, che le talpe della Metro C che scavano nelle viscere della terra sacra del centro di Roma, non si fermeranno ma proseguiranno fino a Piazza Venezia donando alla città una stazione metropolitana cruciale ed importantissima per il proseguo della linea in direzione Roma Nord. Da tempo aleggiavano minacce oscure sul seppellimento delle talpe meccaniche rendendo impossibile il raggiungimento dello snodo fondamentale di Piazza Venezia. Dopo un intenso confronto tra la sindaca Raggi e la Ministra de Micheli, sono stati stanziati dal Governo 10milioni di euro che permetteranno alle talpe di proseguire le operazioni di scavo. Questa notizia non può che mettere tutti di buon umore perché donerà alla Capitale D'Italia una infrastruttura nevralgica e modernissima, tra chissà quanto però.
Ma a questa buona notizia fa eco invece un'altra news di più amaro sapore. Nella mattina di giovedì 21 novembre ha ripreso il suo posto, sullo scranno più alto dell'assemblea Capitolina nella sala Giulio Cesare, Marcello De Vito, che come tutti ricorderete, era stato arrestato e condotto in carcere a fine marzo per corruzione nell'ambito delle indagini sullo stadio della Roma. Da luglio il presidente dell'assembla capitolina De Vito, che da questa carica non si era dimesso né era stato revocato dai suoi sodali 5 stelle, aveva ottenuto i domiciliari ed ora, ottenuta la revoca anche di questi, è tornato a piede libero in attesa del processo con rito immediato previsto per dicembre. Marcello De Vito è stato da molti dei suoi colleghi di partito accolto con strette di mano e applausi, si deve onestamente riportare che qualcuno ha storto la bocca per questo ritorno, primo tra tutti Enrico Stefàno che aveva chiesto a suo tempo le sue dimissioni e che anche in questa occasione è tornato a chiedere un passo indietro ricevendo come risposta un laconico "trova tu le 24 firme per farmi revocare la carica". Arroganza, mancanza di coerenza, malaffare certamente tutto da provare ma di cattivo gusto per un movimento che sbandierava la lotta alla corruzione e il giustizialismo spinto per i propri avversari. Come dimenticare le frasi dure e minacciose di un Luigi Di Maio inferocito a poche ore dall'arresto di Marcello De Vito: “Marcello De Vito è fuori dal Movimento 5 Stelle. Mi assumo io la responsabilità di questa decisione, come capo politico, e l’ho già comunicata ai probiviri". Profilo facebook, 20 marzo 2019, ore  9.56. Eppure oggi Marcello De Vito è tornato trionfante al suo posto.
Di certo non è un buon momento per il Movimento 5 Stelle, i fasti delle vittorie di Roma e quelli delle politiche del 2018, sono ormai lontani anni luce. La messa alla prova è stata un disastro. Tre anni e mezzo di Virginia Raggi che hanno portato Roma definitivamente al tracollo tra buche assassine, mondezza trasbordante, trasporto pubblico allo sbando, mancanza totale di una progettazione politica, culturale e sociale della Capitale d'Italia, una delle città più belle al mondo. Per non parlare della partecipazione a due governi uno con un alleato di destra ed ora con la sinistra, entrambi fortemente claudicanti e alla mercé dei proprio "alleati" del momento.
Marcello De Vito che siede ancora sul più alto scranno dell'Aula Giulio Cesare, nonostante sia stato incarcerato e in attesa di un processo con rito immediato per corruzione, ancora lì sorridente e festante, applaudito e coccolato dalla maggior parte dei suoi colleghi, è la più palese dimostrazione del fallimento di un movimento che aveva fatto della legalità il proprio vessillo. Consoliamoci con la fermata della Metro C a Piazza Venezia.
Alessio Capponi

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