9 Gennaio 1900, 9 Gennaio 2020, E Mo So 120

I TIFOSI LAZIALI FESTEGGIANO 120 ANNI DI STORIA.

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In molti, che vedono il calcio da lontano, pensano che amare una squadra di calcio è folle, irrazionale, irragionevole. Poi la notte tra l’8 e il 9 di ogni gennaio, di anno in anno, con il freddo, la pioggia o soltanto un inverno mite romano, un incalcolabile numero di persone si ritrova in una piazza, attorno a una panchina dove tutto partì, dove iniziò la storia che a oggi è arrivata a 120 anni. Come spiegarlo? Spiegare un amore è sempre difficile, spiegare la Lazialità lo è ancora di più.

La Lazio è di tutti i propri tifosi, quelli che contestano, quelli cosiddetti disamorati, quelli che l’amano incondizionatamente, quelli che leggono solo il risultato il lunedì sul corriere dello sport, quelli che pensano di essere più tifosi di altri, quelli che quando vedono e sentono che lo “stellone” che da sempre protegge i colori biancocelesti affievolisce la sua luce si stringono tutt’attorno proteggendo e lottando tutti dalla stessa parte. Ci sono date impresse nella memoria di tutti i tifosi laziali che nessuno potrà mai scordare, che si tramandano di padre in figlio e da sempre formano nuove generazioni. Lazio Vicenza non si deve raccontare, si deve enunciare spiegando il significato di quella partita, dell’importanza, vitale, di quell’incontro. Milan Lazio e il gol di Alessandro Nesta non è stato e non sarà mai una cosa spiegabile, quella Coppa Italia rappresenta l’inizio di un ciclo indimenticabile per i colori del cielo. Quel Perugia Milan e il ritardo nel sapere se era o non era scudetto poteva accadere solo alla Lazio e ai suoi tifosi. Maestrelli e Chinaglia, Pulici e Re Cecconi sono nomi che a tutti fanno venire i brividi. Ma queste sono solo poche tracce di lazialità espressa nella sua massima esposizione, 120 anni di storia sono da esplorare dai libri di sport ma anche dai libri di storia, perché la Lazialità è passata anche da fatti di cronaca nera.

Qualcuno ogni tanto ci prova a sminuire la prima squadra della capitale, prima per nascita ma anche per trofei portati in città. Alcuni attacchi a volte arrivano anche da dentro la Lazialità ma conta davvero poco, perché tutto passa, tutto scorre, la Lazio resta. 120 anni di storia servono anche ad acquisire pazienza, sapendo che se non basta lo stellone ci sono i propri tifosi che come suona un coro allo stadio, non mollano mai.

Perché la festa è proprio dei tifosi, certo la Polisportiva Lazio ospite del Sindaco fa molto piacere, Castel S’Angelo illuminato di bianco e di celeste è un evento quasi storico, ma sono i tifosi al centro di tutto. La gente laziale ritrovandosi come ogni anno alla mezzanotte tra l’8 e il 9 gennaio in piazza della libertà, è come se fosse ogni volta una rinascita, un nuovo inizio. Chi dice 10 mila, chi dice 3 mila, non conta il numero conta quello che si è visto e si è provato per l’ennesima volta davanti a quella panchina. Fumogeni, fuochi d’artificio, bandiere al vento, spumante e bicchieri per un brindisi alla vita della propria lazialità, del proprio essere, del proprio senso di appartenenza che rende ogni laziale unico e fortunato di avere una famiglia, con tanti problemi come tutte le famiglie che si rispettino, ma sempre una famiglia.

GIUSEPPE CALVANO

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