Nick Disaster

...l'arte è semplicemente la necessità di sentirmi vivo creando qualcosa che poco prima non esisteva

stampa articolo Galleria multimediale Scarica pdf

Oggi abbiamo incontrato Nick Disaster, artista romano, ma non solo. Graphic Designer, Art Director, pubblicitario. I più fortunati hanno avuto modo di vedere i suoi ultimi lavori presso la Galleria Vittoria in via Margutta, dove ha esposto la sua personale " All the pieces Matter" lo scorso luglio. Oggi ci racconta il suo percorso, i suoi progetti e il suo rapporto con l'arte. 

Inizio con il ringraziarti del tuo prezioso tempo!

Racconta il tuo percorso artistico nel tempo. 

Mi risulta difficile definire il mio percorso, più mi guardo indietro e più mi rendo conto che non è qualcosa di lineare ma piuttosto un insieme di "esperienze" da cui attingo. La passione per il disegno, fin da piccolo, quasi fosse un istinto. I graffiti. La mia professione di grafico e il mondo della computer grafica, l'esperienza degli adesivi e della "street art", il design, la continua ricerca di nuovi input e tecniche espressive. Decisamente un calderone da cui estraggo, mescolando diverse esperienze, cercando di creare sempre qualcosa di diverso rispetto al progetto o dall’opera realizzata precedentemente. Ecco forse l'unica costante del mio percorso è proprio il cambiamento; cambiamento di stile, di soggetti, di ricerca e di approccio.

Da dove nasce in te il bisogno di utilizzare il linguaggio dell'arte? 

Non so dire da dove nasca questo bisogno, è come chiedere: che bisogno hai di sentire una canzone? O di buttarti con il paracadute? Crescendo mi sono reso conto che dipingere e disegnare sono l'unico spazio/momento/linguaggio in cui posso essere completamente libero. L'unica cosa dove devo rendere conto solo a me stesso e alle immagini che ho in testa. Forse per me l'arte è semplicemente la necessità di sentirmi vivo creando qualcosa che poco prima non esisteva.

Si nota nella tua opera un "io" forte e anche un certo pessimismo verso il mondo che guarda passivamente, dove la partecipazione è mera illusione (mia interpretazione se vuoi ne discutiamo). Parlami di questa tua visione. 

Io forte? Non saprei... Credo semplicemente di parlare del mio "io" perché è l'unico che ho a disposizione… ma con 'idea di arrivare a parlare di quello degli altri. Trovare degli elementi in comune, muovere quelle corde che ci rendono tutti simili, nudi, esseri umani insomma.E' come se osservando gli altri, cercassi quegli "archetipi" che ho trovato in me e sperassi di ritrovarli anche nell'altro. Così da non sentirmi solo (o l'unico pazzo del villaggio).Questo sicuramente mi rende più osservatore passivo, ma solo in una prima fase e solo perché per avere un "quadro generale" devo guardare le cose da una certa distanza. La partecipazione invece prende forma proprio con lo scegliere, il selezionare, l' inquadrare i soggetti o le situazioni che rappresento con le mie opere. Questi soggetti/situazioni, più che essere pessimistici, sono attinenti alla realtà o comunque da questa scaturiscono. E la realtà non è certo rose e fiori...

Definisci il termine creatività. 

E' la capacità di trovare la soluzione ad un problema con dei mezzi estranei a quel problema. Un'associazione inusuale e geniale.

Quali sono i soggetti delle tue opere?

Negli ultimi anni mi sto concentrando molto sulle persone e su i paesaggi. I luoghi e chi li abita, lo spazio e l'energia che lo occupa. Sento siano i temi che più si avvicinano all'arte della pittura: fare un bel paesaggio o un bel ritratto è facile, farne un'opera d'arte è tutt'altra cosa. Sono soggetti molto inflazionati dal momento che il primo istinto è sempre quello di riferirsi ai propri simili e ai luoghi che ci circondano, ma proprio per la stessa ragione li trovo anche molto difficili.

Il ruolo dell'artista in una società problematica: quali cambiamenti hai affrontato nel tuo percorso da professionista e artista? 

Molti cambiamenti, prima di arrivare a capire che un ruolo più che prendertelo ti viene dato. All'inizio avevo più entusiasmo ed energia, ma anche più superficialità. Poi invece ho invertito, cercavo di fare cose profonde con molta fatica ed ansia. Alla fine mi sono arreso e ho capito che assecondare la mia espressività senza aspettarmi niente è la cosa che più di ogni altra mi da quella libertà di cui parlavo prima. Inoltre più che parlare del ruolo o del compito del' artista nella società, direi che, se l'artista lavora bene, il risultato avrà un impatto sulla società a prescindere dal ruolo.

Il tuo concetto di arte si pone come elemento a servizio della società. Per te è importante che esca dal circuito istituzionale? Mi riferisco al tuo essere anche uno « street artist ». 

L'arte è sempre a servizio della società. Il problema è che spesso si tratta di una società molto ristretta… Vivo il momento della produzione artistica come una cosa estremamente privata, poi nel momento dell'esposizione diventa pubblico, sociale, ma ha comunque una forte radice intimistica. Mentre invece i graffiti, la strada, hanno per me un significato molto diverso. Impongono a priori l' "essere pubblico/sociale", perché sto scrivendo sul muro di casa tua. Non è solo una questione di illegalità, è proprio il presupposto che per me rende le due cose distinte e me le fa vivere come separate. Anche se è rintracciabile nei miei lavori (la scelta dei colori, il tratto, le tecniche utilizzate) per me la strada ha un significato completamente diverso. Per questo non amo essere definito « street artist », né cavalcare il trend della street art solo perché fa parte del mio passato. Ciò non vuol dire che non la apprezzi, credo ci siano validi artisti e che questo movimento abbia contribuito ad allargare l'orizzonte del panorama artistico.

Hai viaggiato ed esposto all'estero, le differenze che hai notato nel relazionarti con realtà diverse. 

Molte. Un po' come purtroppo per tutto il resto delle cose… All'estero c'è più interesse e un interesse di migliore qualità. Nel senso che chi viene alla mostra è sinceramente interessato a vederla anche se tu sei un "Signor Nessuno". E' più meritocratico e i clienti/organizzatori/collaboratori si fidano di più. Riconoscono il tuo ruolo o di professionista o di artista e questo ti responsabilizza. In generale investono di più nella cultura e mettono a disposizione molti più spazi e soldi, incentivano le realtà artistiche e culturali con servizi o sgravi, promuovono l'integrazione con altre realtà inserendo l'arte in nuovi contesti.

Parlami della realtà artistica a Roma e delle difficoltà che una figura come la tua riscontra. 

Hai presente quanto detto sopra? Ecco, il contrario. Roma purtroppo è una realtà molto difficile, per due ragioni molto diverse. La prima sembra banale, ma non lo è. La sua magnificenza e la sua storia difficilmente lasciano spazio a qualcos'altro. E' una città difficile per emergere, visto che chi esce dalla tua mostra potrebbe tranquillamente imbattersi in un Bernini o aver appena visto un Caravaggio... Roma fagocita tutto e contemporaneamente ti sovra-alimenta di stimoli, caos, bellezza, arte, stress… La seconda banale lo è eccome, invece. E' il sistema Italia: si va per conoscenze, circoli ristretti, circuiti ufficiali, impicci e imbrogli.. e fin qua nulla di nuovo. Questo sistema a Roma è ancor più amplificato, data la presenza di molti "poteri", e tutto è accompagnato dal "ognuno fa come gli pare e con comodo pure"; spesso, anche se hai le "conoscenze giuste", difficilmente ti trovi a lavorare con persone competenti o in spazi adatti.

La parola creatività è sempre più legata al marketing, non solo in termini di lavoro pubblicitario. Strumento  troppo usato per vendere la figura artistica di se stesso, priva, a volte, di contenuti e di competenze o di messaggi stessi. Cosa  pensi in merito a questo aspetto? 

Mi trovo assolutamente d'accordo. Ma solo perché non sono capace a vendermi! Credo sia legato molto alla società contemporanea dell'apparire, senza essere. Premesso questo, è vero anche che viviamo in una società competitiva dove vendersi fa parte del gioco, soprattutto in ambienti creativi. In ogni caso comunicare l'arte non è facile, si scivola troppo facilmente nella pubblicità o nell'incomprensione o peggio nella forzatura del messaggio. Per mia esperienza personale posso dire che artista e venditore sono due lavori che non riesco a fare assieme.

Progetti imminenti?  

Dal 19 al 23 Marzo esporrò alla Brick Lane Gallery di Londra in una collettiva, grazie al progetto "Who Art You? London Edition". Porterò alcune opere provenienti da "All The Pieces Matter" Inoltre dal 29 al 31 Maggio una mia personale sarà ospitata negli spazi del' Ex Fornace a Milano. Sto valutando alcune proposte per un'altra esposizione a Roma.

Ti ringraziamo per averci aperto il tuo mondo. Ti auguriamo tanto successo per i tuoi progetti futuri!

I lettori interessati ai prossimi eventi e/o ad una conoscenza più approfondita dell'opera di Nick Disaster possono farlo tramite i seguenti link: 

http://www.plaingraph.it/

http://www.plaingraph.it/artworks-19/

Sharon Belli  

© Riproduzione riservata

  • Articolo Precedente

  • Prossimo Articolo

Multimedia