Non è Una Tragedia Greca Ma Una Commedia

Non è Una Tragedia Greca Ma Una Commedia

La Compagnia stabile del Teatro delle Muse porta in scena un Edipo ai tempi dei siti di incontri

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Non è una tragedia greca ma una commedia

La Compagnia stabile del Teatro delle Muse porta in scena un Edipo ai tempi dei siti di incontri

Abbiamo assistito al Teatro delle Muse alla commedia “Non è una tragedia” scritta e diretta da Geppi Di Stasio, che la interpreta con Wanda Pirol e Rino Santoro.Per il terzo anno consecutivo va in scena questa commedia, che vede Renata, Attilio ed Oreste, alle prese con un triangolo che si rivelerà ben diverso da quello che si prospetta inizialmente.Il tema è riprendere uno schema della tragedia classica di stampo edipico e traslarlo ai giorni nostri.L’equivoco che può avvicinare la madre ed il figlio può, quindi, essere un sito di incontri a scopo sentimental-sessuale.Il primo atto della commedia scorre via molto velocemente, con momenti di grande ilarità e, soprattutto, con un ritmo molto serrato, dato dallo scambio di battute tra il marito e la moglie, interpretati da Pirol e Santoro, il cui feeling e affiatamento si percepisce in sala.L’ironia sottintende le classiche querelle tra marito e moglie, sui temi della contribuzione al ménage familiare, in termini di tempo ed economici, e sono sviluppati con originalità e gradevolezza.L’intreccio riprende inizialmente lo schema della commedia degli equivoci.Nel secondo atto, notiamo un rallentamento del ritmo ed una reiterazione, forse un po’ stanca, delle modalità di interazione già viste nel primo atto.Il tono cambia verso la fine, quando velocemente bisogna andare a dipanare il nodo della matassa e si deve arrivare all’agnizione finale, che viene svolta forse con meno attenzione di quella che avrebbe meritato.Finale debole, cui si arriva forse un po’ fiaccamente.Avremmo gradito qualche bisticcio di parole in meno tra la coppia protagonista ed uno spazio maggiore per leggere il finale.Apprezzabilissima, invece, è la concezione dei rapporti umani che sottende la storia, con una visione delle relazioni personali come un unicum, in cui il padre non riesce ad interagire con la figlia finché non ritrova la madre.Piace: c’è meno psicanalisi, (pur se citata espressamente e se una dei protagonisti è, appunto, una psicanalista), ma molti social studies contemporanei.

Nel complesso, si percepisce l’abitudine al lavoro comune degli attori, molto affiatati, tra cui spicca la verve della Pirol.Scenografia e costumi standard, cui non riteniamo di concedere particolari note, se non forse per l’uso consapevole dei colori dei costumi.Una commedia che segue gli schemi tradizionali e molto rassicura il fedele pubblico del Delle Muse.Professionalità e mestiere, insomma.

Al Teatro delle Muse dall’11 gennaio al 9 febbraio 2020

Recensione di Gioia Di Mattia

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