La Storia Di Luciano Gaucci, Molto Domingo Ma Poco Santo

La Storia Di Luciano Gaucci, Molto Domingo Ma Poco Santo

Gli illeciti, i fallimenti, la fuga nel paradiso fiscale ma anche tanta genuinità e grasse risate

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E alla fine se n'è andato dove viveva da una quindicina d'anni. Cioè a Santo Domingo, cioè quel paradiso inviolabile dove rifugiarsi dopo i guai finanziari che avevano travolto lui e il suo Perugia. Luciano Gaucci, classe 1938, si è spento all'età di 81 anni, dopo una vita nel calcio dal quale è fuggito a gambe levate nel 2005 dopo uno spareggio per la A perso col Torino e la mancata iscrizione alla serie B per inadempienze finanziarie. Bancarotta fraudolenta, a carico suo e dei figli Riccardo e Alessandro, e tramite il lodo Petrucci il club, senza più Gaucci presidente, ripartì dalla C1. Non c'è stato solo questo ovviamente nella vita di un uomo eccentrico e bizzarro, che un po' ha ricordato Anconetani o Luzzara, presidenti di Pisa e Cremonese che facevano molta notizia per la loro verve fuori dal campo. Nelle ore immediatamente successive alla sua scomparsa (Gaucci era malato da tempo) è ovviamente stato rispolverato dai meandri di Youtube il famoso alterco con il presidente Matarrese, fratello del più famoso ex presidente della Figc, dopo un Perugia-Bari di una ventina d'anni fa, quando un giocatore del Perugia aveva subito un duro fallo finendo all'ospedale e con l'arbitro che non aveva preso provvedimenti.

Dire che "ci mancherà" però lo troviamo un po' esagerato. Quanti impuniti nella storia d'Italia, quanti impuniti nella storia del calcio. I problemi che travolsero quel Perugia paiono roba di oggi, quando tra fallimenti e ripescaggi ancora il calcio italiano prova a trovare una via d'uscita da questo sotterraneo caos che ai tifosi interessa poco (eccetto a quelli coinvolti) ma che rappresenta lo specchio più fedele dell'arretratezza del pallone nostrano. E invece è roba di quindici anni fa, anche pre calciopoli, quando si faceva finta insomma che tutto andasse bene e invece non era proprio così. Patteggiò tre anni di condanna, cancellati poi dall'indulto, però di cose bizzarre da raccontare ce ne sono comunque: oltre a quel famoso battibecco con Matarrese, Gaucci è stato colui che ha messo sulla panchina della Viterbese per la prima volta una allenatrice donna, Carolina Morace, colui che si diede da fare anche nell'ippica, acquistando un cavallo, Toni Bin, per 12 milioni di euro e rivendendolo poi a tre miliardi dopo una serie di vittorie in varie gare. Si beccò già tre anni di squalifica nel 1993 dopo un illecito che costrinse il Perugia, di cui già era proprietario, a rinunciare alla promozione in B, e centrò la serie A nel 1996 e nel 1998, arrivando a togliere lo scudetto alla Juventus il famoso 14 maggio 2000, sino agli acuti della semifinale di Coppa Italia del 2003 e della vittoria del vecchio torneo Intertoto sempre in quell'anno, che diede al Perugia l'accesso alla Coppa Uefa. Due turni superati, poi l'eliminazione per mano del Psv Ehindoven.

Gaucci e Cosmi in panchina, coppia assortita: entrambi "vulcanici" come si suol dire e istrionici, hanno dato lustro al Perugia scrivendo le pagine più alte del club nella sua storia. E quella battaglia nell'estate rovente sempre del 2003, quando il caso Martinelli, giocatore squalificato ma ugualmente schierato dal Siena contro i siciliani, portò a una lunga battaglia legale e all'allargamento della serie B a 24 squadre per opera del presidente Figc Carraro. Fino ai guai già citati, fino all'esilio a Santo Domingo. Paradiso nel vero senso della parola, e a volte pure fiscale, dove trovano spazio i vulcanici, ma non i Santi. Per quelli, forse, c'è un altro tipo di paradiso.

Stefano Ravaglia 

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