Cosa Beveva Janis Joplin

La Recensione della prima dello spettacolo in scena all'OFF/OFF Theatre fino al 9 Febbraio

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L'OFF/OFF Theatre ospita questo week end un interessante tributo alle più grandi blueswomen della storia. Cosa beveva Janis Joplin è un intrigante spettacolo di Magdalene Barile, diretto ed interpretato da Roberta Lidia De Stefano e Flavia Ripa, prodotto da Le Brugole & Co.

Le grandi donne che hanno fatto la musica Blues: Janis Joplin, Nina Simone, Bessie Smith sono tutte attraversate trasversalmente da tormenti ed inquietudini che le accomunano in una sorte di drammatica sorellanza.
Il Blues nasce nel sud degli Stati Uniti, negli anni che precedono la Guerra di Secessione (1861-1865), le sue radici si devono rintracciare nei canti delle comunità di schiavi che lavoravano nelle piantagioni sudiste e richiamano forme musicali dell'Africa Occidentale. Successivamente alla fine della guerra e grazie alla maggiore libertà acquisita dai neri americani oltre che alla padronanza delle lingua inglese, il Blues andò codificandosi in una struttura antifonale ripetitiva di dodici battute che si reggeva sull'uso costante delle cosiddette blu notes ovvero un abbassamento di un semitono del 3°, 5° e 7° grado della scala musicale che conferisce alla melodia un accento malinconico e triste. Infatti il termine Blues deriverebbe dall'espressione To have the blue devils che significa essere triste, agitato, depresso, quindi suonare il blues serviva per liberarsi dai demoni della tristezza. Lentamente il blues, che prima era suonato con strumenti poveri come il banjo, si diffuse in tutti gli Stati Uniti e venne suonato con tutti gi strumenti musicali anche se lo strumento principe divenne la chitarra. Dal Blues nacquero poi tutte le correnti musicali più famose come il Rock and roll e il Rhythm and blues.
La musica, ed il blues in particolare, sono quindi un elemento catartico per sconfiggere i propri demoni, non sorprende quindi che le più grandi blueswomen della storia abbiano avuto delle vite difficili e molto complicate e che spesso abbiano abusato di droghe, barbiturici ed alcol. Bessie Smith, l'interprete più rappresentativa del blues classico, affermatasi tra il 1910 e il 1920, soprannominata l'Imperatrice del blues vittima poi della crisi di Wall Street che la condusse a grandi problemi di alcolismo fino ad un triste declino, tragicamente concluso da un incidente stradale. Janis Joplin, anima ribelle con dentro al cuore quel dolore di vivere invisibile squarciato dalla sua voce roca e potente, bullizzata in giovanissima età tanto da cadere nell’abuso di alcol ancora minorenne, si racconta che il giorno del diploma andò alla cerimonia del ritiro della pergamena barcollante e completamente ubriaca, bisessuale dichiarata quando non era minimamente tollerabile ancor più per una donna, eroinomane uccisa dalla White China il 4 ottobre 1970 a soli 27 anni eppure talento insuperabile, lei che nel giugno del 1967, totalmente sconosciuta saliva sul palco del Monterey Pop Festival per diventare all'improvviso star ineguagliabile. Nina Simone talento incomparabile, pianista classica e cantante geniale, eclettica e naif, di umili origini, sesta di otto figli, nata nel 1933 North Carolina e che visse la segregazione razziale sulla sua pelle e la violenza tra le mura domestica a causa di mariti sbagliati e violenti ma che trovò nella musica la libertà. Eccole tutte queste meravigliose donne ed artiste celebrate in questa serata, unite sotto la bandiera del Blues e della musica che cura le ferite ma che non esisterebbe senza quelle ferite.
Lo spettacolo è un misto di prosa e musica: viene raccontata la storia di una blueswomen la cui vita è segnata da dolore e ferite esattamente come le più grandi cantanti blues della storia. La prima parte della rappresentazione è un poco lenta, in alcuni momenti un poco soporifera e anche musicalmente i brani cantati non colpiscono e non rimangono impressi. Poi, complice la voce che si scalda o una maggiore vicinanza ai brani portati in scena, il livello sale di colpo e finalmente si gode un blues come si deve. Flavia Ripa alla chitarra lascia esterrefatti per la sua tecnica e anche per la sua voce cristallina anche se ancora un poco incerta. Roberta Lidia Di Stefano, partita in sordina, viene posseduta dai blue devils e dalle anime delle blueswomen che l’hanno preceduta e porta in scena voce, tecnica e un’ottima capacità interpretativa. Usciti dall’ OFF/OFF Theatre viene voglia di tornare di corsa a casa, accendere il giradischi e mettere su la versione di Summertime, incisa da Janis Joplin nel 1968 e contenuta nel secondo album registrato con la band Big Brother and the Holding Company, Cheap thrills. Buon ascolto!

Alessio Capponi










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