Musleh Abusweireh

Musleh Abusweireh

Una bomba al fosforo bianco esplode e Musleh, sua sorella e altre persone perdono inesorabilmente la vista. Intervista di Michela Di Mattia

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Ho raggiunto nella sua casa di Centocelle, a Roma, Musleh Abusweireh chiedendogli di raccontare la sua storia e di come è arrivato a Roma

Il tutto è avvenuto nel Gennaio 2009  durante gli attacchi che si ripetevano già da Dicembre 2008 nella striscia di Gaza. C'è stata una terribile esplosione  nella mia città, Nuseirat, in Palestina. Da quest’ esplosione la mia vita è cambiata radicalmente, in quanto la bomba conteneva fosforo bianco che ha portato ad una degenerazione della vista, facendomi diventare  totalmente cieco.

In quest’ esplosione siamo rimasti coinvolti io e mia sorella Nahla, oltre a tantissime altre persone di mia conoscenza. Anche lei ha perso la vista ad entrambi gli occhi.

Musleh, scusami se ti faccio domande molto dirette, ma vorrei raccontare ciò che ti è successo passo passo: avete perso la vista subito dopo lo scoppio della bomba?

No, non immediatamente. Dopo una decina di giorni. Avevamo fortissimi dolori agli occhi e la nostra capacità visiva è andata diminuendo gradualmente e inesorabilmente.

Come vi sentivate voi? 

Oltre al dolore fisico, è stato lo scoraggiamento psicologico ad avere la meglio su di noi. Mia sorella Nahla era insegnante di lingua araba presso la scuola di Nuseirat e con la perdita della vista, ha ovviamente perso anche il suo lavoro. Io avevo 24 anni e studiavo ancora, per cui tutte le mie aspettative di studio e della vita che avrei potuto svolgere sono svanite.

Dal quel brutto giorno fino a quando sei arrivato in Italia, sei stato alla ricerca di come potessi guarire o migliorare la tua condizione?

Sì per 2 anni dal 2009 al 2011 non ho fatto altro che cercare terapie che mi potessero aiutare a migliorare la mia ormai sopravvenuta cecità, la mia e quella di mia sorella. Due lunghi anni e nel 2011 decido di lasciare la Palestina, vado in Giordania e da lì vengo trasferito in Grecia, dove mi viene detto che potevo essere curato solamente in Italia. Così arrivo in Italia nel Settembre del 2011.

In quale struttura sei stato curato e in cui continui ad esserlo?

Al San Camillo Forlanini di Roma. Per questo voglio ringraziare i Dottori Falcinelli e Colliardo, che mi hanno seguito e supportato nelle mie 14 operazioni. L’intervento chirurgico di osteo-odonto-cheratoprotesi è stato eseguito dal Dott. Paolo Colliardo. L’intervento ha visto la sostituzione della cornea opacizzata con un cilindro ottico trasparente di materiale acrilico.

Chi hai lasciato a Nuseirat?

Ho lasciato la mia famiglia di origine. Sono l’unico maschio, ultimo figlio, dopo ben 7 figlie femmine e ho lasciato mia moglie e le mie due bambine, che da 10 anni non ho più avuto la possibilità di riabbracciare, anche se ci sentiamo moltissime volte al giorno, grazie ai sistemi di comunicazione che abbiamo a disposizione oggi. Mia moglie e le mie figlie vivono insieme ai miei genitori.

Musleh come riesci a vivere in Italia?

Beneficio, insieme a mia sorella, dal 2014, di una pensione di invalidità, riconosciuta al 100% e con questa pensione devo vivere e pagare l’affitto. Non sono completamente autosufficiente, perché la vista è migliorata un pochino, grazie ai medici che ci stanno curando.

Qual è il tuo sogno ora Musleh?

Tornare in Palestina per riabbracciare la mia famiglia. Io ho la carta di soggiorno italiana illimitata. Ma ciò che temo è il non poter uscire più dalla Palestina, perché potrebbero chiudere le frontiere e non farmi tornare in Italia. Io devo fare visite costanti ed essere seguito continuamente dai medici. Quello che chiedo è di sensibilizzare chi potrebbe aiutarmi in questa situazione delicata, riabbracciare la mia famiglia e tornare in Italia per continuare le mie cure.

Saluto Musleh che ci ha regalato momenti di condivisione molto toccanti e che riferiscono di una realtà difficile e vi assicuro che la sua solarità e la sua forza e tenacia è d’esempio per tutti noi. Nelle immagini lo vediamo protetto dagli occhiali, che lasciano appena trapelare la sua condizione. Lo ringrazio per la sua disponibilità e mi auguro che qualcuno lo possa aiutare nella realizzazione di questo suo sogno.




Ringrazio per la traduzione dall’arabo all’italiano Chiara Fernando e Wahid Chaar detto Saber.

Michela Di Mattia 

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