Emma B. Vedova Giocasta - Recensione Di Alessio Capponi

Emma B. Vedova Giocasta - Recensione Di Alessio Capponi

In scena all'OFF/OFF Theatre il monologo di Alberto Savinio, con Elena Croce ed Elisabetta Furino, per la regia di Alessio Pizzech

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Elena Croce ed Elisabetta Furino, per la regia di Alessio Pizzech, portano in scena all'OFF/OFF Theatre dal 18 al 20 di Febbraio, un monologo dell’eclettico Alberto Savinio: Emma B., vedova Giocasta.

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico, fu artista eclettico, pittore scrittore e compositore. Nato in Grecia nel 1891 studiò pianoforte e composizione e si diplomò al conservatorio nel 1903. Nel 1905 si trasferì a Monaco di Baviera e nel 1911 a Parigi, dove ebbe la fortuna di conoscere e frequentare grandissimi artisti come Pablo Picasso, Guillaime Apollinaire e Jean Cocteu. Nel 1915 tornò in Italia, durante la Grande Guerra fu inviato sul fronte Macedone, una volta terminato il conflitto, visse a Milano e poi si stabilì a Roma. Durante il ventennio fascista fu, prima sostenitore e poi oppositore, quindi addirittura inviso al regime a causa di alcuni suoi scritti. Morì nel 1955 nella sua città di adozione, Roma.

Dal punto di vista letterario non affrontò il genere del Romanzo preferendo gli scritti brevi, fu fortemente influenzato dalla grecità classica che caratterizzò tutte le sue opere. Emma B. vedova Giocasta fu pubblicata postuma nel 1991 assieme ad altri scritti brevi in Alcesti di Samuele e atti unici, a cura di Alessandro Tinterri.

La signora Emma riceve una lettera che le annuncia il ritorno di suo figlio Millo dopo quindici anni di assenza ed inizia un lungo monologo dell'attesa in cui Emma ripercorre tutte le tappe più caratterizzanti del loro rapporto madre-figlio. Il ritorno del figlio ha un sapore di vittoria e riscatto, un trionfo sull'incapacità del figlio di trovare la felicità altrove, lontano da lei. Mentre Emma racconta la sua storia e il suo stretto legame con la vita del figlio, emergono tratti sempre più ambigui ed eclatanti. Il ricordo della visione di Millo con indosso i vestiti riadattati del padre o il racconto delle similitudini di alcuni tratti somatici di Emma con quelli delle tre donne amate dal figlio, vanno via via delineando la sconvolgente verità di un amore che va al i là di quello materno. E così il ritorno dell’amato figlio diviene la risposta alla domanda: cosa può esserci là fuori qualcosa di meglio della sicurezza e della felicità che solo Emma può dare al suo adorato Millo? Nulla. Lei, simbolo di sicurezza e rifugio, si esalta nel racconto del salvataggio rocambolesco del figlio dai tedeschi che lo stavano cercando per arrestarlo e deportarlo. È questa narrazione un momento di altissima tensione: la madre, con un gesto di assoluta spontaneità, mossa dall'amore materno non esita a mostrare il proprio sesso pur di salvare il figlio. I tedeschi arrivano ed Emma spinge il figlio nel bagno, lo nasconde dietro la porta e poco prima che i tedeschi irrompano nel bagno, si alza le vesti mostrando il proprio sesso, i tedeschi entrano la vedono e imbarazzati se ne vanno. Quel sesso mostrato spudoratamente ai tedeschi, ma soprattutto al figlio, altro non è che la rievocazione di un inconfessabile desiderio di incesto. Giocasta, appunto, madre di Edipo, sua moglie ad insaputa di entrambi. Meraviglioso è il momento in cui Emma rimira gli abiti del figlio racchiusi gelosamente in un armadio che domina la scena, un santuario dei ricordi da rivivere per ripercorrere alcuni periodi importanti della vita del figlio ed anche della sua. Altamente drammatica è la scena in cui, Emma, conscia della sua vecchiaia, trae da un cassetto parrucche, rossetti e matite e li utilizza in maniera grottesca, in un raptus di follia lucida,

Questa rappresentazione, fortemente voluta dal direttore artistico Silvano Spada, ha il sapore di un teatro che va sparendo, dove la forza della recitazione, l’immensa bravura e preparazione di Elena Croce fanno impallidire gli ancora giovani ed inesperti attori che popolano i palcoscenici italiani. La voce graffiante della splendida protagonista trascinano gli spettatori nel mondo di Emma. Sostenere un monologo di quarantacinque minuti, così difficile ed intenso, con un testo così complesso e ricco di spunti, rimette gli spettatori in pace col mondo. Questo è teatro signori miei! E a fine spettacolo gli applausi intensi e lunghissimi, rendono merito alla bravura, alla preparazione, all’arte portata in scena dall’incredibile e bravissima Elena Croce. Restano pochi giorni per assistere a questo incredibile spettacolo.

Alessio Capponi

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