L'influenza Due, Dove La Quarantena Non è Uguale Per Tutti

L'influenza Due, Dove La Quarantena Non è Uguale Per Tutti

Uffici, bar e negozi aperte, scuole chiuse ma i ragazzi possono andare ad allenarsi. L'aggregazione, nociva, vale solo per alcuni e non per altri

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Tifosi, imprenditori, negozianti. Il coronavirus, "poco più di una influenza", come precisato da più parti, ha messo in ginocchio loro. Sono loro che pagano il conto di quella che è una sacrosanta emergenza, e ci mancherebbe, ma in maggior parte un trionfo di piscosi e terrorismo mediatico. Sei, nove, o tredici pagine su alcuni dei maggiori quotidiani italiani in questi giorni. Unico tema: coronavirus. Diventa davvero difficile dire qualcosa di originale, qualcosa che già non sia stato detto. Se non che questa che non è una catastrofe, se non mediatica, ha già fatto abbastanza danni in vari comparti del paese. Clienti che sospendono le commesse ad aziende italiane, eventi annullati, cinema chiusi, palestre pure, partite senza pubblico con la maggior parte delle squadre di A che non prevede nemmeno il rimborso del biglietto.

Ma in un'epoca mediatica in cui tutto è in diretta e il bombardamento di notizie è peggio dei più gravi raid di guerra, non si possono non addossare colpe a chi scrive titoloni che quasi escono dal giornale o dal monitor, a chi schiaffa in prima pagina la foto del militare in piazza Duomo con il mitra in mano o sul web mette quattro righe di titoli evidenziando bene che "l'Oms è molto preoccupata per l'aumento dei contagi" e poi, poco sotto, il direttore del giornale fa un pacato video in cui predica "calma e razionalità". Delle due, l'una. Maria Rita Gismondi, virologa dell'ospedale Sacco di Milano, è "stufa di rispondere a messaggi su Facebook. Il mio compito è un altro. Non ascoltate i media, che mettono in giro solo notizie false, e nemmeno chi millanta interviste solo per farsi notare. Provo ad andare a dormire due ore. Ieri, un fattorino ci ha portato la pizza: non mangiavamo da 12 ore".

Alcuni altri quotidiani invece sono andati giù ancor più pesante. Non facciamo nomi, ma sapete a chi ci riferiamo. La strumentalizzazione politica poi è sempre dietro l'angolo e figuriamoci se non sbucava fuori puntuale in questa ghiotta occasione: si predica la mancata chiusura dei porti che non c'entra un fico secco con il pandemonio isterico che sta attraversando il paese. Chi scrive, si è recato in un locale per un aperitivo domenica sera, un giorno e un orario in cui non è matematicamente possibile trovare un posto per parcheggiare di fronte: ebbene, c'erano ben cinque posti vuoti e tanto spazio dentro al locale. "La Stampa" ha sottolineato in una interessante chiave di veduta, come il clima produca ben più morti di questa influenza denominata ormai Covid-19, ma non essendo i danni direttamente sotto ai nostri occhi, tendiamo a preoccuparcene di meno.

Nella mente delle persone scatta un po' quello che succede quando abbiamo paura dell'aereo: senza pensare che non c'è paragone fra gli incidenti automobilistici e quelli nei cieli. Dei supermercati svaligiati invece si è detto già tutto: per un attimo ho temuto di essere in tempo di guerra, dove i collegamenti interrotti non permettevano la consegna degli alimenti. Fontana, presidente della regione Lombardia, insieme al sindaco di Milano Sala, hanno condannato fermamente questa stupida usanza. 

Il calcio poi: l'intasamento del calendario, voluto da logiche televisive sempre più spietate, soprattutto in un paese dove le entrate dei club dalla tv rappresentano, per esempio per Roma e Napoli, il 70% della torta, non permette, se non per le quattro partite rinviate per prima nell'ultima giornata, di consentire ulteriori spostamenti. E così, scatta il punto 4 delle condizioni di vendita dei biglietti di Juventus-Inter: il club bianconero, nel suo decalago, proibisce rimborsi in caso di partite a porte chiuse come accadrà anche per altri cinque incontri della prossima giornata.

Il Milan e l'Inter fanno eccezione: i rossoneri col Genoa rimborseranno i tifosi, mentre i nerazzurri, a porte chiuse anche in Europa contro il Ludogorets, restituiranno il denaro così come per Inter-Sampdoria rinviata domenica scorsa. Non v'è cosa più triste di un evento calcistico a porte chiuse, soprattutto per lo scontro scudetto per cui tutti immaginavano tutt'altra cornice.

E qui veniamo alla questione clou: cinema e scuole chiuse, convegni, corsi ed eventi musicali rinviati a data da destinarsi. In un paese in cui la metà della popolazione non ha nemmeno mai aperto un libro in vita sua, non cambia nulla per le librerie: tanto in Italia, paese di panem et circense, non ci va mai nessuno. Amarezza generale, perché se quarantena deve essere dovrebbe esserlo per tutti. Aperti i bar, tranne che dalle 18 in poi, non si sa mai che ci sia un agglomerato di gente troppo grosso a farsi lo spritz. Uffici e aziende, magari con trenta, cinquanta o più persone. Ma come, non dobbiamo proibire eccessive riunioni di persone tutte insieme? "Ogni forma di riunione pubblica o privata", diceva il comunicato della regione Emilia-Romagna. Il lavoro forse non lo è? L'impiegato e il barista che fanno, si sacrificano per la patria? Insomma, forse non sappiamo tutto, e di sicuro non siamo nemmeno in grado di giudicare completamente. Ma persino Sarah Varetto, direttrice di Sky Tg 24, ha fatto mea culpa, dicendo che la psicosi alimentata dai media non fa altro che fare ancora più danni, soprattutto nel turismo.

Disparità ridicole: i giovani, a casa da scuola, possono andare ad allenarsi o a fare piscina alla sera. E intanto, un paese che già è ai minimi termini, sprofonda ancor di più. In una settimana di chiusura, che si pensava, di trovare l'antidoto al virus? Lunedì 2 marzo nulla cambierà. Saremo ancora chiusi per virus. Che miete, nel momento in cui scriviamo, dieci vittime, tutte tra i 68 e i 93 anni e con altre patologie già in atto e questo basterebbe già per farsi due domande. Ignoranza e paura: le grandi armi per essere scacco di chiunque. La seconda ci viene indotta con grandi abilità giornalistiche o oratorie, ma sulla prima sarebbe ora, nel 2020, di cercare di porre rimedio per conto nostro.


Stefano Ravaglia

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