Gli Arazzi Di Raffaello Nella Cappella Sistina

Gli Arazzi Di Raffaello Nella Cappella Sistina

La scorsa settimana è stato possibile vedere gli arazzi di Raffaello alle pareti della Cappella Sistina, un colpo d’occhio straordinario.

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Gli arazzi di Raffaello nella cappella Sistina.

Quale bilancio culturale?

La scorsa settimana è stato possibile vedere gli arazzi di Raffaello alle pareti della Cappella Sistina, un colpo d’occhio straordinario.

Il programma iconografico racconta la storia dell’umanità dalla Creazione al Giudizio (1508-12 e 1535-41) passando attraverso le storie dell’Antico e Nuovo Testamento sulle pareti (1481-83), fino alla Chiesa degli apostoli negli arazzi (1516-21). Raffaello disegnò i cartoni degli arazzi, poi tessuti a Bruxelles: sono in lana, seta, fili d’oro e d’argento, quindi fragilissimi. Esposti nella Pinacoteca Vaticana, non si vedevano tutti insieme nella Sistina dalla fine del Cinquecento.

Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, ha voluto colmare la perdita di percezione della Cappella nella sua interezza spostandoli temporaneamente in occasione del quinto centenario della morte di Raffaello. L’operazione è avvenuta nel periodo di minor affluenza, ma qual è stato l’impatto culturale? Lo abbiamo chiesto alle guide turistiche, che testimoniano nei turisti scarsa informazione, interesse principale per Michelangelo pur con maggior apprezzamento dopo la spiegazione.

Emozionati i pochi romani che hanno fatto in tempo a vedere l’allestimento.

L’intento era notevole, scarsa la riuscita in un museo che ha puntato sull’enorme affluenza a svantaggio della qualità. Gli operatori del turismo trovano che per valorizzare la portata storica dell’evento avrebbero dovuto promuoverlo diversamente, farlo durare più a lungo, contingentare l’accesso alla Sistina per favorire visione e comprensione.

Si sa, cultura e grandi numeri non vanno d’accordo. In Italia (e Vaticano) non esiste luogo storico in grado di sopportare impunemente il turismo di massa: possiamo arginare il danno materiale, ma la perdita culturale è immensa. Eppure, insistiamo a confrontarci con le statistiche numeriche mondiali: sui grandi numeri resteremo – per nostra salvezza - sempre un passo indietro, ma il nostro valore aggiunto è la cultura e su quella dovremmo puntare.

Penelope Filacchione

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