ESODO DI SIMONE CRISTICCHI

Al Teatro Vittoria di Roma uno spettacolo eccezionale che tutti dovrebbero vedere per la grande bravura dell’interprete e per conoscere la verità su un’importante pagina della nostra storia

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Ci sono artisti della scena che possono assumere un ruolo fondamentale per un risveglio attraverso la storia e la cultura di coscienze che oggi sembrano troppo assopite da un sistema fatto soprattutto di apparenza. Fra questi Simone Cristicchi è sicuramente l’esempio più concreto grazie a una bravura che assume un valore molto rilevante perché associata alla sua grande cultura e smisurata sensibilità. E a dimostrarlo ancora una volta è lo spettacolo “Esodo” che, fino all’8 marzo, è in scena al Teatro Vittoria per regalare al pubblico di Roma una profonda esperienza di contatto con la vera arte.

Scritto dallo stesso Cristicchi con la collaborazione di Jan Barnes, il racconto tratta dell’excursus storico di 350 mila italiani che scelsero di lasciare i territori natali dell'Istria e della fascia costiera quando, a seguito del Trattato di pace del 1947, furono ceduti come risarcimento per danni di guerra. Lo spettacolo rappresenta la naturale continuazione di «Magazzino 18», visto già da decine di migliaia di spettatori rievocando il dramma delle foibe e dell’esodo istriano avvenuto alla fine della seconda guerra mondiale quando quei territori furono occupati dall’esercito popolare di liberazione della Jugoslavia del maresciallo Tito e quindi annessi alla Jugoslavia.

La struttura della rappresentazione attraverso immagini di repertorio, canzoni e filmati appare quanto meno geniale esercitando sul pubblico una funzione quasi ipnotica che lo rende quasi immobile in un religioso silenzio che lascia trapelare solo i battiti del cuore messo a dura prova dalla tanta emozione. Pur trattandosi di un monologo, Cristicchi è talmente valido da riuscire a concretizzare sul palcoscenico quei protagonisti involontari della triste pagina di storia per troppo tempo ignorata. Così si può vedere l’eroe chirurgo che continuò a salvare i feriti dalle mine della strage di Vergarola nonostante in quel disastro avesse appena perso i suoi due bambini, si può avvertire la paura di chi viene precipitato ancora vivo in una foibe perché legato con il filo di ferro alle mani di un compagno appena ucciso, si possono sentire i lamenti di Norma violentata dai partigiani e poi pugnalata e, soprattutto, si può avere l’impressione di abbracciare Marinella la piccola di un anno uccisa dal freddo in un campo profughi.

E anche se sono solo in un filmato, si percepiscono sul palco quei bambini in coro con cui l’artista interagisce per cantare “Tutti nella buca” una degli attimi più toccanti dello spettacolo in cui si scruta qualche spettatore più anziano piangere forse perché ha avuto qualche parente o amico che ha attraversato quel momento o lui stesso è stato vittima graziata dell’evento. E anche l’omaggio a Sergio Endrigo, anche lui fra gli esodati, è stato assolutamente doveroso anche perché ha dimostrato quanto contributo al nostro paese hanno potuto dare persone che, invece, furono accolte come “fascisti” con il chiaro invito a restarsene a casa loro. Un ulteriore monito a non lasciarsi tentare dalle “chiusure razziali” che imperversano ancora nel 2020? Questo Cristicchi non lo dice apertamente ma di certo tutta la sua opera è un continuo invito alla riflessione.

“Esodo” porta alla luce un artista completo eppure su quelle scale che dal palco portano in platea troviamo un uomo semplice che sembra rivendicare solo la soddisfazione di avere portato a termine e di propagandare un lavoro che racconta di vicende che la coscienza sociale ha quasi rimosso. Infatti, la soddisfazione di Simone Cristicchi non è quella di riempire, ogni volta, tutti i maggiori teatri italiani ma, come da lui stesso dichiarato, avere avuto da una novantenne a Trieste il ringraziamento per rendere giustizia a una pagina di storia.

Rosario Schibeci

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