Sweet Home All'Abarico Teatro

Nel quartiere di San Lorenzo, All'Abarico Teatro in scena fino a domenica 1 marzo, Afèghesis Teatro presenta Sweet Home. La Recensione di Alessio Capponi

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Primo spettacolo per l’Afèghesis Teatro, giovane compagnia che porta in scena Sweet Home scritto da Luca Pierno con la collaborazione di Vasco Meddi, con Stefano Dattrino, Luca di Pierno. David Lecca e Vasco Meddi, diretti da Umberto Bianchi, coadiuvato da Prisca D'Andrea e Jessica Tavanti.  Lo spettacolo sarà in scena anche stasera 29 febbraio e domenica 1 marzo presso il delizioso Abarico Teatro nel quartiere San Lorenzo.
Il teatro toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita e della morte, diceva il grande Leo de Berardinis e quanto mai in questo momento storico, abbiamo bisogno di teatro per affrontare le paure di una società che si crede matura ma che finisce in ginocchio sotto i colpi dell’ignoranza e della cieca paura.
Sweet Home racconta una storia d’amore, un addio, la conquista della libertà, il senso di comunità, la libertà di poter essere sé stessi e lo fa prendendo spunto e riportando alla luce il primo esempio di comunità gay e gayfriendly ironicamente generato da un provvedimento fascista degli anni 30.

In quegli anni Mussolini portò avanti una vera e propria crociata anti-omosessuale, il Codice penale emanato nel 1930 dal guardasigilli di Mussolini, Alfredo Rocco, non riportava apertamente delle norme contro gli omosessuali, diversamente dal codice penale di altri paesi come quello tedesco ad esempio. Questo, non perché Mussolini fosse morbido verso quella che considerava una devianza intollerabile, ma per il semplice fatto che, proprio perché considerato un abominio, era impensabile che il fiero popolo italico fosse colpito da certe vergognose ed innaturali inclinazioni, quindi non vi era bisogno di creare norme ad hoc per punire tali atteggiamenti. Questo non vuol dire però che, in casi evidenti, si potesse procedere con sanzioni anche pesanti e dure. Vennero formate delle vere e proprie squadre anti-gay che avevano il compito di pedinare, schedare, arrestare omosessuali colti in flagranza di reato o semplicemente denunciati per i loro atteggiamenti ambigui e femminei. Nei casi più sfortunati, gli omosessuali arrestati venivano spediti in luoghi di detenzione, al confino su isole come Favignana, Ustica o San Domino alla Tremiti. Ma proprio su questa isola andò istituendosi la prima comunità gay dove ci si poteva dichiarare apertamente e seguire le proprie inclinazioni senza timore alcuno. Da una situazione di estremo degrado dei primi mesi, lentamente i detenuti acquistarono libertà e si poterono auto-organizzare tanto che si normalizzarono i rapporti anche con gli stessi carcerieri e con i pochissimi abitanti del luogo che lentamente li accettarono e li integrarono nelle loro attività agricole e commerciali. Finalmente su quell’isola si poteva essere quello che si era veramente, senza sotterfugi, senza paura di essere scoperti, si poteva amare ed essere amati: era la libertà. Ma ogni cosa ha fine e purtroppo nel 1940 il capo della polizia in accordo con Mussolini, stabilirono la fine del confino e tutti furono sgomberati, dovettero quindi rimmergersi nella realtà dura di una società che ancora non era pronti a capirli e ad accettarli. E fu cosi che la libertà divenne prigionia.

Sweet Home racconta questa storia dove le parole opposte, libertà e prigionia, invertono i loro significati e racconta il desiderio di appartenenza, perché anche un luogo di confino e detenzione può diventare una “casa, dolce casa” perché il concetto astratto di casa è sinonimo di libertà. Lo spettacolo portato in scena emoziona, colpisce, ci ricorda chi siamo e ci mette di fronte al dolore di una storia lontana ma che deve essere ricordata perché non cadano nell’oblio il dolore e la sofferenza di ciò che per decenni non è stato accettato. Come ha detto Umberto Bianchi a fine spettacolo, non è più tempo di parlare di accettazione dell’omosessualità che deve essere ormai considerata come un dato di fatto, è tempo di ricordare il perché siano state fatte tante lotte e perché tali diritti debbano essere considerati come ormai acquisiti e fondanti della nostra società.
L’ultima menzione è dedicata agli attori: spumeggianti, ironici e drammatici, capaci di indossare maschere diverse e di colpire, con la loro interpretazione sentita, talentuosa e professionale, il cuore di ogni spettatore, insomma capaci di commuovere e divertire come solo i grandi attori riescono a fare.
Uno spettacolo assolutamente da non perdere!

Alessio Capponi

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