Area Sacra Di Campo Marzio, Ora Largo Argentina

Area Sacra Di Campo Marzio, Ora Largo Argentina

Dopo il trionfo dell’impero romano sugli Scordisci (composto da un insieme di popolazioni native sulla foce del fiume Sava e di gruppi di etnia celtica), celebrato nel 107 a.C., Marco Minucio Rufo decise di unificare un’area del Campo Marzio

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Area sacra di Campo Marzio, ora largo Argentina

Dopo il trionfo dell’impero romano sugli Scordisci (composto da un insieme di popolazioni native sulla foce del fiume Sava e di gruppi di etnia celtica), celebrato nel 107 a.C., Marco Minucio Rufo decise di unificare un’area del Campo Marzio, in cui già sorgevano tre antichi templi, con la costruzione di un grande portico, la “Porticus Minucia Vetus”, destinato ad accogliere le distribuzioni di grano da donare al popolo, servizio nato da poco in quei tempi.

Il più antico edificio sacro, che attesta probabilmente l'introduzione a Roma del culto sabino di Feronia, era stato dedicato da Manio Curio Dentato (eroe plebeo della Roma antica, famoso per aver messo fine alle guerre sannitiche che duravano da ben 49 anni) nel 290 a.C. Secondo importante successo fu la sconfitta e la sottomissione dei sabini.

Cinquant'anni più tardi, Quinto Lutazio Catulo, dopo il suo trionfo sui Cartaginesi, eresse un tempio dedicato a Giuturna, ninfa delle fonti.

Il secondo tempio fu’ dedicato, nel 179 a.C., da Marco Emilio Lepido ai Lari Permarini, protettori della navigazione.

Nel 101 a.C., l'edificazione di un tempio rotondo intitolato alla "fortuna del giorno presente" (quello delle frumentazioni) concludeva la sistemazione dell'area. Ad est del grande complesso di largo Argentina, si estendeva la villa pubblica, un grande parco, in cui una parte del tempio era ancora parzialmente visibile in via delle Botteghe oscure, dove si conservavano gli archivi dei censori con le liste degli aventi diritto alle frumentazioni.

In età imperiale, una seconda piazza porticata venne costruita nell’area della villa pubblica, adiacente largo Argentina, ottenendo così un vasto complesso destinato a testimoniare la magnificenza e la generosità dello Stato Romano, che prodigava il grano al suo popolo, sullo sfondo di grandiosi templi eretti in segno di riconoscenza verso i miti pagani e di vittoria sui nemici vinti.

Articolo scritto da Mario Di Marzio

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