Addio A Ezio Vendrame, L'anarchico E Ribelle Poeta Del Pallone

Addio A Ezio Vendrame, L'anarchico E Ribelle Poeta Del Pallone

Se n'è andato a 72 anni un giocatore dal talento incompiuto e dalla innata ribellione

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Ezio Vendrame diceva che non era importante il gol, ma tutto ciò che accadeva prima. Anzi, con il gol tutto finiva. E invece la sua costruzione, il tacco, il passaggio, il dribbling, in tutte queste cose era contenuta la poesia. Quella a cui lui si dedicò quando smise di giocare, insieme alla scrittura e alla musica. In fondo poi Ezio Vendrame non era mai stato un calciatore vero e proprio. Una decina d'anni, fra i Sessanta e i Settanta, Vicenza, Padova, Siena, Udinese, il Napoli di Vinicio ma solo per tre partite. Un trequartista dai piedi buoni, ma senza voglia di approfondire troppo il suo talento.

"Ho sempre giocato a calcio per divertimento, non ho mai pensato che fosse la cosa più importante e questo sin da quando avevo 18 anni". Antitesi dei più grandi campioni d'ogni tempo, di quelli maniacali e dediti sempre a migliorarsi, giorno dopo giorno. Spostando il limite sempre più in avanti. Vendrame era l'esatto opposto. Era un anarchico del pallone, uno che una volta si soffiò il naso con la bandierina del calcio d'angolo e che il pallone, nei suoi ultimi anni, non lo guardava proprio più: "Non riesco a guardare le partite oggi, è un calcio senz'anima. E non si possono amare le cose senza anima".

Tante donne, tante orge mai nascoste, insieme ai compagni di squadra. Poi il ritiro, le campagne friulane e la scrittura. "Se mi mandi in tribuna godo", è uno dei suoi libri, perché una volta, sapendo di non giocare, se la fece con una avvenente signorina nei bagni dello stadio. Ha vissuto Ezio, a modo suo, senza dar retta a nessuno, senza avere catene "né ai polsi né al cervello", come amava dire. Una volta fece un tunnel a Rivera e se ne pentì: "Gli chiesi scusa, ma lui aveva aperto le gambe. E chi apre le gambe nella vita aspetta sempre qualcosa". Il suo epiteto. 

Stefano Ravaglia 

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