CAPITANI DELLA ROMA – FULVIO FUFFO BERNARDINI

Fulvio “Fuffo” Bernardini: il Professore, il Dottore del calcio, uno dei pochi strateghi in campo e sulla panchina.

stampa articolo Scarica pdf

Fonte immagine: it.wikipedia.org

Fulvio Bernardini, nasce a Roma il 28 dicembre 1905, ma viene registrato all’anagrafe solo il 1 gennaio 1906. Come per la data di nascita, anche il calcolo delle presenze nella Roma è ballerino: si va infatti dalle 284 presenze, alle 303, passando per le 287….un mistero mai rivelato.

Nato e cresciuto nella Capitale, dopo aver militato nella Lazio e nell’Inter, approda a Campo Testaccio nella stagione 1928/29, dove l’amico e compagno Attilio Ferraris IV lo insigne da subito del ruolo di capitano, rinunciando spontaneamente alla fascia.

Anche i suoi ruoli sul campo si sottopongono alla ruota dei cambiamenti. Nato portiere, costretto, poi, dalla famiglia ad abbandonare il ruolo, passa sull’opposto estremo giocando da attaccante, con gli anni retrocede e si reinventa mezzala, fino ad arrivare al ruolo che lo consacrerà: quello di centromediano. Ruolo, quest’ultimo, che gli calza a pennello e che lui interpreta magistralmente.

Punto cardine della squadra sia per ruolo sia per carisma, guida la Roma di quegli anni ai vertici della classifica, arrivando a sfiorare lo scudetto. In campo si distingue non solo per l’intelligenza tattica e le capacità tecniche, ma anche per l’interpretazione che da del calcio: un gioco pulito, privo di colpi duri ed esente da scontri cercati con gli avversari. In poche parole, un vero gentleman, fuori e dentro il campo, dall’humor raffinato e la battuta tagliente e con un grande senso di giustizia che lo porta a non accettare compromessi.

E proprio per le sue grandi doti calcistiche e non, il “Dottore del calcio” si ritrova escluso dal giro della Nazionale allenata da Vittorio Pozzo, il quale lo ritiene troppo superiore e inarrivabile per tutti gli altri che si sarebbero, quindi, sentiti in soggezione.

Fuffo, come ama chiamarlo la tifoseria, resterà a Roma per 11 stagioni e la sua partenza, accompagnata alla chiusura dell’impianto di Campo Testaccio, segnerà la fine di un’era. Nel 1949/50, torna a Roma da allenatore ma, purtroppo, nemmeno la sua stella riuscirà a risollevare i giallorossi dal grigiore di quegli anni e alla fine verrà esonerato. Il suo nome resterà, però, per sempre legato alla società giallorossa, che negli anni arriverà a dedicargli il proprio cuore strategico, intitolando a lui il centro sportivo di Trigoria.

Alessia Graffi

© Riproduzione riservata