DARMAN.

DARMAN.

Si può utilizzare questa situazione per fare finalmente blocco comune, in nome della solidarietà, aiutando gli artisti a conoscersi e avvicinarsi tra loro, provando a creare un movimento artistico che tanto manca a questo Paese

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Il percorso discografico di Darman inizia come solista nel 2012 nella sua terra di origine, la Calabria, con partecipazioni a festival importanti come il Festival-Pub Italia e Marte-live che gli ha permesso di condividere il palco con artisti importanti. Nel 2017 pubblica Segale Cornuta, album che gli consentirà di portare la propria musica nel vecchio continente riscuotendo un buon successo con il Cogito Ergot Sum European Tour 2018. Il 2020 è pronto a regalargli nuove soddisfazioni con l’album Necessità interiore: dieci brani scritti, prodotti ed arrangiati dal cantautore calabrese.

È trascorso qualche anno dalla nostra prima chiacchierata e sono contenta di poterlo ospitare nuovamente su Unfolding Roma.

Dario ben trovato! A tre anni di distanza è uscito Necessità Interiore, raccontaci come si è evoluta la tua musica da Four-Leaved Shamrock?

Ciao Sara, mi fa piacere essere di nuovo tuo ospite ed un saluto a chi ci legge. Necessità Interiore è il mio terzo album in studio ed è la giusta evoluzione, il giusto prosieguo per ciò che era stato seminato coi precedenti due, Four-Leaved Shamrock e Segale Cornuta. Con Four-Leaved Shamrock ho gettato le basi delle argomentazioni a me più congeniali, per assecondare al meglio il dettame dell’ispirazione: le forze della natura che governano incontrastate sulle nostre flebili esistenze, lo spazio, il tempo, la casualità apparentemente casuale, la biologia e la chimica, il DNA, la magia della vita. Tutte queste tematiche sono sbocciate in Segale Cornuta prima (un inno alla natura e una critica verso l’essere umano e la propria visione antropocentrica, oltre che un monito per rallentare, per godersi il tempo a disposizione e non rincorrere l’effimero del “nulla mischiato con niente”, citazione siciliana) ed in Necessità Interiore poi (la necessità dell’artista di nutrirsi di ciò che la sua interiorità detta lui, l’abbandono delle maschere e l’accoglimento degli archetipi della nostra personalità, l’amore puro, il maschile che incontra il femminile e il femminile che incontra il maschile, esplodendo nella massima espressione umana).

Necessità Interiore mi rimanda a qualcosa di mistico, ad un amore verso se stessi e verso un’entità superiore. Anche la copertina mi fa pensare a qualcosa di ancestrale. Sono sulla giusta strada interpretativa?

Assolutamente sì, ed in parte ho risposto già nella domanda precedente. L’entità superiore di cui hai colto la presenza è la Luce, che penetra il nostro occhio, regalandoci il mondo, rendendolo esistente. L’essere umano è soltanto un’ombra di se stesso al cospetto del rivelarsi dell’infinità dell’Universo; gli organi di senso il mezzo per scoprire e godere di ciò che ci è stato donato. A tal proposito, suggella il senso dell’album la sinestesia tra gli organi di senso, di fianco al mescolarsi mistico di arte generatrice di altra arte.

Domanda scomoda: c’è uno o più brani a cui se particolarmente legato?

Scomoda no, dai, anzi, ti risponderei dicendo che è come chiedere a un genitore di scegliere tra un figlio e l’altro, impossibile. Ciascun figlio ha peculiarità che lo rende diverso, ma comunque l’amore è incondizionato a prescindere dal fenotipo. Dovessi sceglierne una, adesso, a bruciapelo, ti direi Tangibile.

So che la pubblicazione di questo terzo album era prevista da tempo per la primavera del 2020. Non hai avuto alcuna esitazione a fermare la macchina a causa del periodo difficile che stiamo attraversando?

No, nessuna esitazione, nonostante avessi immaginato un’uscita in un contesto ben diverso rispetto a quello surreale che stiamo vivendi in questi giorni. Avrei voluto poter suonare dal vivo i brani durante il tour europeo, già programmato in primavera e posticipato a data da destinarsi, ma non sarà possibile. L’unica cosa che è stata rimodulata è la scena live, per il resto mi sono attenuto al calendario che avevamo da mesi prestabilito, sia per il lancio dei singoli che per quello del disco nella sua interezza.

Con tutto l’ottimismo possibile ma viene da sé che è saltata la stagione musicale estiva, come hai pensato di presentare il tuo album agli ascoltatori?

Ricollegandomi a quanto detto poc'anzi, nella negatività c’è sempre il risvolto positivo. Mi sto adattando alla nuova situazione, reinventandomi in chiave chitarra acustica, armonica e voce, in live streaming che difficilmente avrei regalato in situazioni normali a tutti gli amici che mi seguono con grande affetto. Sto riscoprendo piacevolmente il Darman rock/country e devo dire che tanti stanno apprezzando, tanto da chiedermi un disco in questa veste.

In queste settimane dagli indipendenti ai big della musica italiana, stanno riempendo i social di dirette streaming: piccoli live o dei semplici momenti di confronto. Questo non ha mancato far storcere il naso a qualcuno vedendo questa assidua presenza come uno svilimento della musica stessa. Qual è la tua opinione in merito?

Dipende sempre dalla qualità di ciò che si propone. La croce e delizia del web è che tutti pretendono, giustamente, il loro spazio. Il risultato è l’intasamento di quello spazio, con annessa confusione della maggior parte degli utenti finali, che bombardati finiscono per non guardarne neanche uno. Il rischio è che si faccia perdere di valore a un qualcosa di per sé positivo, vista la situazione. In realtà è capitato a me di storcere il naso, in questi giorni. Ho constatato, a mio malincuore, come alcune dinamiche a “circuito chiuso” della scena live tradizionale si siano ripresentate anche in una situazione emergenziale come questa, con bellissime iniziative rivelatesi poi un boomerang. Si può utilizzare questa situazione per fare finalmente blocco comune, in nome della solidarietà, aiutando gli artisti a conoscersi e avvicinarsi tra loro, provando a creare un movimento artistico che tanto manca a questo Paese. Si può provare ad avvicinare gli artisti agli addetti ai lavori, gli addetti ai lavori ai locali, i locali agli artisti e via discorrendo. Spero non sia solo vana utopia, per chi come me ha una visione idilliaca del mondo artistico.

Nella nostra ultima chiacchierata nel 2016, dicesti: “Sarebbe bello tornare a vivere un po’ più lentamente e ricercare qualcosa per poi gustarne con calma le essenze in essa contenute”. Mi permetti la battuta “In un certo senso sei stato accontentato”? Come sta vivendo Dario queste settimane di quarantena?

Ricordo perfettamente quella risposta, dettata dalla bellezza delle tue domande stimolanti. Per mia fortuna, ho già preso da tempo la decisione di vivere più lentamente, dando maggiore spazio al tempo che al denaro. In questa situazione, viene in mio soccorso l’abitudine che il mio lavoro di musicista mi ha regalato, e cioè riuscire a passare lunghi periodi “in trincea” nel mio studio di registrazione. In virtù di ciò, non vivo così male lunghi periodi rinchiuso in uno spazio ristretto. Cerco di vivere alla giornata, conscio del fatto che stare in casa salva vite, aiuta la collettività. E’ il momento di capire quanto sia importante vivere in funzione degli altri. Da soli siamo persi. “Together we stand, divided we fall!”, come dicono i Pink Floyd.

Sara Grillo 

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