CAPITANI DELLA ROMA – AMEDEO AMADEI, ER FORNARETTO

“Il giorno che incontreremo la Roma io non giocherò, dovesse pur essere una partita decisiva per lo scudetto. Non potete pretendere che io pugnali mia madre.” Parole da capitano…parole da ottavo Re di Roma.

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Fonte immagine: asrtalenti.altervista.org

Amedeo Amadei nasce a Frascati il 26 luglio 1921. La famiglia, indebitata dagli errori del nonno e con un forno da risollevare, lo leva da scuola per farlo lavorare, ma nel cuore del piccolo quattordicenne vive già una passione: la Roma. E’ il 1935 e Amadei, inforcata la bicicletta, attraversa mezza città per arrivare a Campo Testaccio per disputare, all’insaputa dei genitori, il provino che avrebbe per sempre cambiato la sua vita. Nel vederlo giocare la dirigenza romana non ha dubbi, quel ragazzino deve rimanere; ma, superato il provino, c’è un ostacolo ancora più grande da superare, la reticenza di mamma e papà: niente pallone, ma consegne del pane. Per sua fortuna, e per quella dei colori giallorossi, arrivano in soccorso di Amadei le due sorelle che convincono il padre a lasciarlo giocare.

Passano due anni e, il 2 maggio 1937 (Roma-Fiorentina 2-2), il futuro ottavo Re di Roma mette a segno il suo primo record esordendo in Serie A a poco più di 15 anni; ma non gli basta e una settimana più tardi, il 9 maggio, segna contro la Lucchese il primo di innumerevoli gol, collezionando a nemmeno 16 anni due record uno dietro l’altro, il secondo non ancora eguagliato da nessuno.

Dopo un anno passato a farsi le ossa in Serie B con l’Atalanta, Amadei torna a Roma per scrivere il suo secondo capitolo in giallorosso. È la stagione 1940-41 e “er fornaretto” esplode in tutta la sua bravura. Veloce e con un tiro molto potente, si esalta nel dribbling, indimenticabili le sue giocate in cui fa passare il pallone ad un lato del suo avversario aggirandolo rapidamente per quello opposto. Passato al ruolo di centravanti inizia inesorabile la sua scalata al gol (a fine carriera saranno ben 174 le reti tra campionato e coppe, 100 quelle con la Roma). Arriva la stagione 1941-42, arriva il primo scudetto in casa giallorossa e lui, idolo del popolo, non può non essere tra i protagonisti assoluti, suonando la carica a suon di reti.

Purtroppo, anche i sogni più belli non sono esenti da brutti risvegli e per Amadei arriva il giorno più amaro: è il 23 maggio 1943, il giorno in cui per un triste errore del destino viene, ingiustamente, accusato di aver preso a calci un guardalinee e squalificato a vita. Arriva la guerra, il campo non è più suo compagno fedele, la famiglia perde il forno per un bombardamento, è costretto a scappare per salvarsi, ma lui non molla e, grazie alla confessione di un compagno di squadra, ottiene l’amnistia e torna in campo. È debole, fatica a riprendere il ritmo ma la Roma crede ancora in lui e non lo abbandona, almeno fino al 1948 quando, in piena crisi economica, la società ha un solo modo per risollevarsi…vendere il suo beniamino.

Finisce così l’avventura di Amedeo Amadei nella sua Roma, ma il suo cuore non lascerà mai la capitale tanto che metterà subito in chiaro, con Inter prima e Napoli dopo che lui non scenderà mai in campo contro la Roma se questa dovesse trovarsi in difficoltà perché non possono chiedergli di pugnalare la propria madre….e fedele alle sue parole il 1 aprile 1951 rimarrà a fare da spettatore a bordo campo in un Napoli-Roma che vede la società giallorossa in piena zona retrocessione.

La Roma non è una squadra, la Roma è vita, madre, sorella, compagna e lo sa bene anche “er fornaretto” che poche settimane dopo quella fatidica partita, scoppierà in lacrime negli spogliatoi per la retrocessione giallorossa.

Questi sono i capitani della Roma…..

Alessia Graffi

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