BERGAMO CI GUARDA DALL’ALTO

BERGAMO CI GUARDA DALL’ALTO

Il morbo ha colpito e continua a colpire ma l’ Arte preserva e celebra. E certo ancora una volta si potrà tornare ad ammirare le opere bellissime che rendono immortali le nostre città.

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Gioielli d’arte, come scrigni preziosi, sembrano orgogliosamente custoditi dalle mura cinquecentesche che la Serenissima Repubblica Veneziana fece erigere attorno alla medioevale Bergamo alta. Oggi, nel metafisico silenzio in cui la città è sprofondata, non per la posizione topografica ma a causa del terribile virus, ci rassicurano nello splendore che neanche il morbo può intaccare e che presto potremo tornare ad ammirare.

La suddivisione tra Bergamo alta, medioevale e rinascimentale e quella bassa più moderna, sviluppata verso la pianura e cuore pulsante della città contemporanea suggerisce una riflessione sulla terribile esperienza che ha colpito la comunità bergamasca più di tante altre. Il Duomo, il Battistero, la Piazza Vecchia tutta, il Palazzo della Ragione e quello del Podestà, l’Accademia Carrara..….sono tutti splendidi monumenti che celebrano un passato glorioso di cui si nutre ancora la città contemporanea e come una corona ne preservano la bellezza e il potere.

Ma un monumento in particolare, la CAPPELLA COLLEONI, sopravvive ad eventi luttuosi e la gloria, la fama, attraverso l’arte ha fatto diventare immortali i suoi protagonisti. Il monumento venne edificato tra il 1470 e il ‘75 per volere del famoso capitano di ventura Bartolomeo Colleoni dall’architetto Amadeo e conserva all’interno bellissimi dipinti ( quelli delle lunette della cupola sono del Tiepolo) , la tomba del condottiero stesso e quella della piccola Medea, la figlioletta morta prematuramente.

Il Colleoni, quando Venezia lo mise prudentemente a riposo, nel momento in cui la sua potenza di condottiero avrebbe potuto renderlo pericoloso per la sicurezza della Repubblica stessa, non contento del Castello di Malpaga dove gli fu dato di trascorrere fastosamente la vecchiaia, volle anche la Cappella in Bergamo alta, affinché celebrasse nel tempo la sua fama. L’Amadeo dunque, realizzò per lui la prima opera in ordine di tempo, del Rinascimento lombardo: un capolavoro di gusto pittorico e fantasioso dove elementi romanici convivono più innovatori o classici come il portale, le candelabre, le teste nei tondi, le bellissime finestre.

All’interno, sui due sarcofagi ornati di bassorilievi domina la stata equestre del Colleoni, in legno, dorato poi all’inizio dell’800 che sembra proteggere il sarcofago della figlioletta. Medea era stata colpita da un morbo polmonare, mortale, ed il valoroso Capitano dunque insieme al suo valore vuole qui celebrare anche il suo ruolo di padre amorevole e dolente. Un uccellino, forse un cardellino, giace con Medea in un’urna posta accanto alla tomba, un compagno di giochi, destinato a morire insieme a lei e a preservarne tenerezze eterne.

Il morbo ha ucciso, il morbo uccide, ma l’Arte preserva e celebra. E ancora una volta ci permetterà di tornare ad ammirare le opere bellissime che rendono immortali le nostre città.

Luca Ales

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