Coronavirus E Sceriffi. L’Italia Come In Un Western Di John Wayne

Coronavirus E Sceriffi. L’Italia Come In Un Western Di John Wayne

Denunce, multe e sanzioni: dove finisce la democrazia ed inizia lo Stato di Polizia. Analisi di un fenomeno in pericolosa espansione

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Non si arresta il lungo elenco di denunce, multe, sanzioni ai danni di semplici cittadini rei di nulla. L’ultimo, eclatante caso, è stato quello del padre della bimba leucemica multato perché la stava portando ad una visita di controllo. Multa illegittima, talmente illegittima che è arrivato quasi subito l’annullamento della stessa con tanto di scuse della Polizia. C’è da chiedersi: se il caso non avesse finalmente scatenato ciò che rimane dell’opinione popolare e la relativa indignazione e non fosse così giunto all’attenzione dei mass media, la multa sarebbe stata annullata?

Gli ultimi due mesi raccontano di una vera e propria escalation di sanzioni per lo più immotivate. Il 23 Marzo a Ladispoli, un uomo è stato letteralmente accerchiato dalle forze dell’ordine sul lungomare mentre era a passeggio con il suo cane. Complici i continui decreti di quei giorni, l’uomo non sapeva che il Sindaco avesse vietato di andare in spiaggia ed ha raccontato così l’increscioso episodio: “Per portare il cane sul lungomare sono stato accerchiato da 13 poliziotti. La mia reazione è stata causata dalla richiesta di legare il cane a un palo come se fosse una bicicletta, per poi prendere le mie generalità a casa – racconta l’uomo - mi sono opposto perché il mio cane non è una bici. Mi hanno scortato fin sotto casa, ho lasciato il cane in sicurezza facendomi identificare e multare senza alcun problema, tutto qui”. Sanzione anche per una infettivologa multata dalla polizia a Roma che ha denunciato l’avvenimento sul suo account Facebook: “Buonasera, sono la dottoressa Anna D’Angelillo, medico in formazione specialistica presso il reparto di malattie infettive del Policlinico Gemelli quotidianamente impegnata nell’assistenza ai pazienti affetti da Covid-19. Accortami che la macchina non partiva ho pensato di approfittare di un giorno non lavorativo per recuperare dei cavi da un mio collega e far ripartire la macchina. Sono stata aiutata dalla Guardia di Finanza per mettere in moto l’auto, per poi essere multata 150 metri dopo dalla polizia nonostante abbia cercato più volte di chiarire la situazione. Questi 533 euro li scalerò dalla mia busta paga, già ridicola di fronte agli straordinari, ai rischi ed ai sacrifici di questi mesi”. A Torino un rider che prestava servizio per Glovo ha ricevuto una multa di ben 4.000 euro dai vigili urbani: “Se mi toccherà pagare probabilmente non riuscirò a recuperare la somma neanche con un anno di lavoro” si sfoga il lavoratore.

Tralasciando in questa sede le infinite multe inflitte ai volontari animalisti in tutta Italia, criminali incalliti nel voler testardamente continuare ad aiutare gli animali abbandonati e quelle ai clochard che contravvenivano al divieto di “restare a casa”, l’ultima surreale testimonianza è datata 18 Aprile 2020 ed arriva da un volto noto della televisione italiana, Nadia Bengala, ex Miss Italia, attrice e show girl che è stata sanzionata perché stava consegnando una spesa solidale! Una donna bella interiormente ed esteriormente quindi, una donna famosa che non utilizza la sua popolarità per promuovere le sue azioni di solidarietà. Lo fa in silenzio, in compagnia del marito Alessandro come e quando può. Ed è esattamente ciò che si accingeva a fare il 18 Aprile quando ha ricevuto da un amico la segnalazione di una donna in gravi difficoltà economiche a Ladispoli. “Abbiamo segnato il nome e l’indirizzo della persona che ci hanno segnalato – ci racconta Nadia - e gli abbiamo detto che il giorno successivo avremmo fatto una scorta di spesa. Ci siamo alzati con l’intenzione di fargli la spesa per almeno due settimane. Una volta arrivati in zona Foro Italico siamo stati fermati dalla Polizia Municipale, abbiamo spiegato che stavamo andando a fare la spesa solidale al primo supermercato che avremmo trovato per strada. I vigili ci hanno chiesto la documentazione e, gentilmente, ci hanno suggerito di fotografare l’autocertificazione che ci avevano ritirato per farla vedere nel caso fossimo stati nuovamente fermati. Nel salutarci si sono anche complimentati con noi dicendoci “menomale che c’è gente come voi”. Al casello di Ladispoli siamo stati fermati dalla polizia stradale ed abbiamo spiegato dove stavamo andando e perché. Non c’è stato verso! Abbiamo proposto di lasciare il telefono di questa persona per verificare che stessimo dicendo la verità, abbiamo mostrato la foto dell’autocertificazione come ci era stato suggerito dalla Polizia Municipale di Roma… Le uniche risposte sono state: ‘Quello che hanno fatto i colleghi a noi non interessa.’ Per loro la spesa solidale ad una donna che era in condizioni disagiate e non riusciva ad acquistare beni primari per sopravvivere, non costituiva una necessità.”

È di poche ore fa infine, la notizia di un uomo di Pietra Ligure che si è messo in viaggio per andare dal padre in fin di vita. Arrivato in provincia di Pavia l’uomo, beneficiario anche della legge 104 per assistere al padre malato terminale, è stato fermato e sanzionato. Per i militari il caso non rientrava nella situazione di assoluta urgenza. Fa rabbia leggere ed ascoltare queste testimonianze, fa rabbia pensare che i provvedimenti di restrizione, anziché salvaguardare e tutelare i cittadini, sono mirati ormai nella maggior parte dei casi ad umiliare e sanzionare, aggiungendo difficoltà economiche a persone che, tra l’altro, non dispongono più delle necessarie economie per arrivare dignitosamente a fine mese. Indubbiamente ci sono stati anche casi di multe “corrette”, di soggetti che effettivamente non hanno rispettato le regole imposte dai numerosi Dpcm, ben vengano quindi i controlli volti a tutelare ma gli 'sceriffi' inflessibili sono un pericolo per la Democrazia e vanno assolutamente fermati.

In questi ultimi giorni sono numerosissime le informazioni che si possono trovare sul web relativamente a come effettuare il ricorso alle multe. Si può dunque facilmente prevedere che il numero di ricorsi sarà elevatissimo e che i tribunali, dopo la chiusura forzata, saranno sovraccaricati di ulteriore lavoro. Insomma, non solo, presumibilmente, si assisterà all’accumularsi di cause spostate per via della chiusura ma anche all’innumerevole quantità di ricorsi che giungeranno sui tavoli dei giudici. C’è da chiedersi quanto tempo si potrà dedicare a questo lavoro togliendolo alle cause di diversa gravità, c’è da chiedersi quante saranno le denunce archiviate, rimane da chiedersi infine, quante saranno invece le denunce che saranno commutate in effettiva pena al solo scopo di dimostrare che tutto questo sia servito a qualcosa, o a qualcuno. Un ulteriore problema deriva anche dalla poca chiarezza dei vari Dpcm che le stesse forze dell’ordine spesso interpretano diversamente, come meglio gli aggrada insomma. Ogni agente in divisa diventa giudice di ogni situazione: a lui spetta decidere se una violazione è grave oppure non lo è. Portare la spesa a chi non può non è una situazione di necessità? Andare dal proprio genitore che sta morendo non è una situazione di urgenza?

Fa paura pensare che c’è chi non la pensa così. Fa paura soprattutto perché sappiamo che le forze dell’ordine eseguono, appunto, degli ordini e quindi il timore più grande sopraggiunge proprio al pensiero che c’è un Deus Ex Machina composto da una moltitudine di politici, consulenti, task force e consulenti che stanno permettendo tutto questo. Si è scomodata addirittura la Bbc che, notizia delle ultime ore, ha bacchettato l’Italia, rimproverando che “a volte i nostri agenti e militari fanno uso di un'inutile prova di forza. Se le forze dell’ordine diventano sceriffi è perché è stato consentito loro di agire così. La polizia deve rimanere nel ruolo di tutore della legge, non può divenire il “braccio armato dello Stato”, tuttavia in assenza di una posizione ed una risposta chiara dal Viminale, tutto è consentito, anche agire in modo indiscriminato seguendo la propria discrezione. Droni ed accerchiamenti di forze dell’ordine contro il singolo cittadino reo di stare da solo in spiaggia non aiuteranno il Paese a combattere contro il Coronavirus, saranno solo una ulteriore delegittimazione dello Stato Democratico dinanzi al quale si piega la testa senza voler guardare né ascoltare, anzi. L’uomo da solo in spiaggia non è un pericoloso latitante mafioso, è un semplice cittadino, sarebbe interessante vedere applicato lo stesso zelo dinanzi ai numerosi criminali veri, stupratori e assassini rimessi spesso troppo presto in libertà. E così sembra che la storia, la sociologia, la filosofia non abbiano insegnato nulla, eppure basta cercare tra le pagine dei libri per comprendere i meccanismi mentali e sociali che risiedono dietro a pericolose scelte istituzionali.

Partiamo dalla comunicazione: questa, se adeguatamente ed erroneamente veicolata, può divenire la base di ogni forma di errore politico. Soprattutto nei periodi di grave emergenza. Fondamentale infatti diventa l’idea di sfruttare preoccupazioni ed angosce, diffuse nella popolazione ed interpretare il sentire comune, offrire protezione e soluzioni. Altrettanto importante è convogliare le paure della popolazione verso un nemico comune. La comunicazione in questi casi non sarà quasi mai positiva né propositiva promuovendo, ad esempio, iniziative e nuove attività ma anzi instillerà il terrore e la paura in tutti gli strati sociali. In passato, nei casi più gravi, si è arrivati ad una vera e propria manomissione delle informazioni, una manipolazione mediatica per indurre il terrore, propedeutico alla divisione sociale. Da qui ad alimentare un clima da “caccia alle streghe” il passo è brevissimo. La società, presa dal panico, non solo diventa accondiscendente nei confronti dell’autorità inflessibile che punisce ma addirittura invoca a gran voce la “pena”. Basti pensare ai delatori da Coronavirus, ai commenti agghiaccianti sotto le news che testimoniano di qualcuno uscito di casa con il cane, sino ad arrivare al paradosso: alla richiesta di azioni violente ed illegittime, come nel caso degli esaltati commenti di plauso ai “modelli orientali” che propongono l’uso indiscriminato della forza e di tutte le armi fisiche e morali tipiche delle dittature. Il passo successivo è il passaggio dal pensiero ai fatti, come è accaduto il 18 Aprile, quando un ingegnere di Sant’Agostino di Albignasego, “colpevole” di fare jogging con il cagnolino e di non indossare la mascherina, è stato pestato da due privati cittadini, padre e figlio, riportando fratture al naso ed ecchimosi sparse. “Stavo facendo una corsa in tenuta sportiva – racconta l’ingegnere - avevo una felpa intorno al collo pronto ad alzarla sul viso se avessi incrociato qualcuno. In linea d’aria ero ad un centinaio di metri da casa. Non c’era anima viva, ero solo con il mio cagnolino”. Dall’altra parte della strada, dunque a doverosa distanza, un padre con il figlio, senza guanti a quanto pare, hanno iniziato ad inveire contro l’uomo fino ad arrivare ad un pestaggio vero e proprio. Un’aggressione in piena regola insomma che ci auguriamo sia punita con la massima severità onde evitare di creare violenti precedenti e legittimare questi vergognosi comportamenti.

Si tratta davvero di un film già visto, un cammino già percorso… Ci si abitua alle restrizioni ed anzi si invocano, trovandosi poi persi nel momento in cui si riacquista la libertà. Ci si abitua alle forzature incostituzionali che divengono normali strumenti di governo. Diventano accettabili misure impensabili ed improponibili durante un qualunque periodo di normale democrazia. Diventano accettabili imposizioni varate esautorando il Parlamento e se un leader politico rifiuta il controllo sul proprio potere, il rischio di scivolare nell’autoritarismo è decisamente reale. Lo Stato che assume le forme di un apparato repressivo, necessita di ampi spazi di intervento, tanto maggiore sarà lo spazio d’intervento infatti, tanto maggiore sarà l’autorità di chi fa parte dell’apparato stesso, e tanto maggiore sarà il protrarsi temporale delle restrizioni, tanto più queste saranno “normalizzate” nel sentimento popolare. Tuttavia, è evidente che non possono e non devono essere mai tollerati abusi di potere neanche nel nome del Coronavirus, pena l’abituarsi allo stato di repressione ed all’azione violenta e, infine, più sarà protratto l’arco temporale repressivo, tanto più sarà poi difficile sradicare l’apparato per il ripristino dei diritti individuali e della Democrazia.

Come ha giustamente tuonato “Il Sole 24 ore” qualche giorno fa “Il coronavirus va sconfitto senza sacrificare la democrazia”. La società civile non deve divenire vittima innocente dell’autoritarismo accentratore. La lotta al Coronavirus va affrontata unitamente a quella per la difesa della democrazia. La lotta al Coronavirus non può e non deve essere una “scusa” per giustificare abusi di potere, dispotismo, violazioni e violenze verbali e fisiche, mai, per nessun motivo. La storia deve insegnare a non ripetere gli errori del passato, il male politico può sempre rinascere, il rischio è sempre in agguato ma per porre rimedio in tempo è fondamentale imparare anche a ragionare in autonomia senza farsi lobotomizzare da comunicazioni non sempre e non necessariamente corrette. Come sempre lo studio, la ricerca e la cultura rappresentano l’unica strada verso la libertà e l’autonomia di pensiero. L’unica arma in grado di sconfiggere pandemie ed assolutismi. Non a caso tutti i leader dei regimi totalitari che hanno insanguinato il XX Secolo, tutti senza distinzione di colore alcuno, conoscevano e comprendevano perfettamente i meccanismi mentali delle società di massa, divenendo in breve tempo capaci di sfruttarne tutte le componenti emotive a partire dalla paura e dalla violenza, basi fondamentali di ogni regime, attraverso gli strumenti di propaganda che riuscivano a fare presa con estrema facilità sui soggetti più deboli ed influenzabili. Controllare le masse, manipolare il loro comportamento, le loro coscienze, indurre prevedibili reazioni sono azioni di violenza psichica ben note ai nostri nonni. Senza scomodare in questa sede i più illuminati sociologi, filosofi e psicologi, basti pensare al più famoso Gustav Le Bon, il primo psicologo che studiò scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificarne i caratteri peculiari e proponendo tecniche adatte per guidarle e controllarle. Per questa ragione le sue opere vennero lette e attentamente studiate dai leader totalitari del Novecento, i quali basarono il proprio potere sulla capacità di controllare e manipolare le masse.

Riflettendo bene il Ministero della verità di Orwell non è così lontano dalla “Task force anti Fake news” recentemente istituita con il compito di assicurarsi che sia diffusa esclusivamente la verità sul Covid-19. Quale verità? Attendiamo app stile GF e microchip sottocutanei.

Di Erika Gottardi

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