Bologna Saluta Gazzoni, Artefice Di Baggio E Della Uefa

Bologna Saluta Gazzoni, Artefice Di Baggio E Della Uefa

A 84 anni è morto l'ex presidente del Bologna che prese in mano il club nel 1993

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Volendo ricordarlo con un sorriso, viene in mente quella scena di "Vacanze di Natale 2000", altraperla della lunga collana dei cinepanettoni, quando due squattrinati bolognesi in vacanza a Cortina, si improvvisano industriali per conquistare le virtù di una donzella. "Io mi chiamo Barilla, lui Gazzoni, il figlio del presidente": l'inganno durerà poco. Portare quel cognome in quegli anni a Bologna non era uno scherzo: c'era uno e un solo presidente, Giuseppe, che ha scandito le pagine migliori del club soprattutto negli anni Novanta, dopo aver preso in mano il club nel 1993 conservandolo sino al 2005. Il Bologna salvato dall'onta del fallimento, il Bologna mortificato nelle ultime gestioni, fin quando l'imprenditore della Idrolitina, polverina che rendeva l'acqua gassata, e poi del Dietor, le caramelle senza zucchero che ebbero molto successo in particolare tra il 1986 e il 1989 dopo che la sua azienda ne aveva fatto da sponsor sulle maglie, prende in mano la squadra rinverdendo i fasti del passato. Oddio, non proprio: non arriverà lo scudetto come nel 1964, ma anni dignitosissimi in serie A, a braccetto con Ulivieri.

Già, Renzaccio, l'allenatore indispettito nell'estate del 1997 quando il suo datore di lavoro gli compra nientemeno che Roberto Baggio. Quale uomo di calcio sano di mente reputerebbe il Divin Codino un ingombro? "Con lui andiamo in B", dice Ulivieri al presidente. Che ha trattato di persona con il Milan per il suo acquisto, dopo due anni opachi, dove è arrivato sì uno scudetto ma anche tanta panchina e soprattutto un impero a fine ciclo. Baggio segna in estate al Ravenna in Coppa Italia, inizia bene l'avventura col suo allenatore, e poi qualcosa si rompe. A Ulivieri non va giù che sia una star, che rischi di minare l'equilibrio di uno spogliatoio che in tre stagioni ha messo insieme due promozioni consecutive dalla C alla B e poi in A nel 1996. "Ha ragione Ulivieri ma io sto con Baggio", disse Gazzoni, chiuso tra due fuochi. La situazione verrà compattata, Baggio segnerà 22 gol in 36 partite, record di una carriera, e il Bologna andrà in Intertoto.

Gazzoni di fatto riporta un trofeo a Bologna, che digiunava dal 1974: il romantico trofeo scomparso che mandava in Uefa tre squadre, porta il Bologna a giocare la seconda competizione europea e a onorarla fino in fondo: l'amara semifinale di ritorno contro il Marsiglia, finita 1-1, priva il Bologna di una finale storica contro il Parma, che vincerà il trofeo. Poi, nel 2000, la cessione della presidenza a Cazzola, pur restando ancora proprietario. Nel 2005, il finale peggiore, con la caduta in B dopo un campionato in cui a Pasqua il Bologna era in zona Europa, e poi deve spareggiare col Parma, perdendo.

E quel puntiglioso orgoglio: nel candidarsi a sindaco della città nel 1995 con una lista civica, sapendo benissimo di perdere ma provando ugualmente a sparigliare le arte, e nel difendere non solo una squadra ma una città dalle angherie di calciopoli. A inizio 2018, trascorsi dodici anni, dirà: "La tecnologia può aiutare il calcio, quando mi sono occupato di calcio mi fidavo degli arbitri ma poi sappiamo come è andata. Ricordo ancora quel match con la Juve…". Intramontabile passione, eterno attaccamento alla causa, e il suo nome, in un certo senso, pronunciato anche al cinema. Oggi Giuseppe Gazzoni Frascara se n'è andato, era malato da tempo, e ha lasciato i ricordi di un Bologna che non avrà fatto tremare il mondo come quello di Weisz, Felsner e Biavati, ma il cuore dei proprio appassionati lo ha fatto certamente sussultare.

Stefano Ravaglia 

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