Faith - Vittima Di Tratta A Tredici Anni - Di Alessia De Antoniis

Faith - Vittima Di Tratta A Tredici Anni - Di Alessia De Antoniis

Blocchi di colore, tinte scure, contorni definiti, macchie di bianco, assenza di vuoti. E' su queste tavole, semplici e insieme inquietanti, dipinte da Marta Bianchi, che scorrono le parole innocenti, ingenue, della Faith di Andreina Bochicchio.

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Marta Bianchi, Rossana Calbi, e Andreina Bochicchio. Tre donne e un progetto: narrare una storia senza raccontarla, evocarla senza tradirla. Così è nato Faith, la storia di un'adolescente che lascia Benin City, Nigeria, per inseguire un sogno. Quaranta pagine di emozioni per scivolare nella mente e nel cuore di una tredicenne vittima di tratta.

Da un colloquio tra una giovane nigeriana sbarcata a Lampedusa e un'esperta legale, è nato un libro privo di rivelazioni scabrose e sensazionalismi, che avrebbe potuto far scalpore raccontando altre atrocità, mentre sceglie la via del rispetto. Marta, Rossana e Andreina non volevano strappare una lacrima facile ad un lettore che poco dopo sarebbe stato distratto da una tragedia più recente. Faith è un seme gettato nel terreno arido dell'informazione leggi e scappa, della storia ad effetto che cerca like e facili consensi, un libro che porta per mano il lettore, con garbo e gentilezza, nei sogni e nelle paure di una ragazzina di tredici anni. Non per stupire, ma per capire quello che si cela nel cuore di un'adolescente come tante, nata in uno di quei pezzi di mondo dove i diritti non esistono, ma che ha gli stessi desideri di tutte le sue coetanee. Una ragazzina che sogna di studiare in un bel paese, l'Italia, di lavorare e avere un futuro migliore di quello che avrebbe in Nigeria. E nel Bel Paese Faith riesce ad arrivare. Dopo un viaggio che è un incubo, per risvegliarsi nel suo inferno. Faith è una vittima di tratta. Faith non ha diritti. Faith fa parte di tutte quelle migliaia di persone che dovrebbero “tornare a casa loro” o, peggio, essere lasciate morire nel Mediterraneo.

Le parole accennate con delicatezza, con grande rispetto, che guidano il lettore tra i disegni di Marta Bianchi, sono scritte dall'avvocatessa Andreina Bochicchio, specializzata in diritto di immigrazione e asilo, esperta nell’identificazione, assistenza e messa in protezione delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo.


Avvocatessa, cos'è la tratta di esseri umani?

La tratta è un reato che prevede il reclutamento attraverso l'uso dell'inganno e dell'approfittamento di una situazione di vulnerabilità, di una persona di qualsiasi sesso o età allo scopo di sfruttamento. La tratta può essere a scopo di sfruttamento sessuale, lavorativo, accattonaggio, prelievo di organi e sfruttamento di attività illecite. Le persone che sono vittime di tratta possono essere dei richiedenti asilo. Soprattutto, attiene non solo a migranti provenienti dal continente africano, ma anche dal Sud America e dall'Asia. È il terzo mercato più redditizio al mondo.

I porti italiani dovrebbero restare aperti anche se questo significasse favorire fenomeni orribili come la tratta di schiave del sesso?

I porti devono rimanere aperti perché rispondono ad un obbligo internazionale di soccorso di persone recuperate in acque internazionali che hanno il diritto di chiedere protezione. Gli obblighi internazionali non possono essere evasi. Non è un'azione caritatevole.

Nel 2020 è possibile che ancora ci siano persone ignare di cosa accade loro quando lasciano i Paesi di provenienza?

Sì, è possibile. Essendo un mercato redditizio, le zone interessate sono aumentate, estendendosi a zone periferiche. Se parliamo della Nigeria, il traffico, inizialmente concentrato a Benin City, nello stato di Edo, ha raggiunto villaggi remoti dove non è detto che le persone abbiano contezza di quello che è accaduto ad altri connazionali. I trafficanti fanno leva sulla condizione di vulnerabilità delle vittime data da un bassissimo livello di istruzione e una grave povertà economica. Anche nel caso in cui le vittime abbiano una vaga idea di quello che può loro accadere e abbiano sentito parlare di sfruttamento della prostituzione, non è detto che sappiano le reali condizioni di gravissimo sfruttamento che le attende. 

Perché sempre più minori cadono in questa rete?

Il mercato della prostituzione è, insieme al mercato delle armi e degli stupefacenti, il mercato più redditizio al mondo.

L'età delle vittime si è abbassata per rispondere alle richieste del mercato del sesso. Sono state identificate vittime di tratta anche di undici o dodici anni, Questo è quello che chiede il mercato.

C'è chi sostiene che, in simili casi, ci sia la connivenza delle famiglie...

Così si perde di vista la persona che, indipendentemente dalla connivenza o meno della famiglia, rimane l'unica vittima dello sfruttamento. Soprattutto se parliamo di una minore, vorrei sapere cosa rileva il ruolo della famiglia. È lei che subisce le conseguenze: l'attenzione deve andare alla vittima.

Quanto è sostenibile la teoria per cui, facilitando l'ingresso attraverso i porti di persone che sono destinate alla prostituzione, di fatto si è conniventi con le reti di trafficanti?

Si fa una grande confusione tra due questioni: il trafficking, che è una grave violazione dei diritti umani, e lo smuggling. Lo smuggling riguarda tutti i soggetti coinvolti nel trasferimento dei migranti dietro corrispettivo di denaro. Ad esempio gli scafisti che trasportano migranti dalla Libia all'Italia. Finito il lavoro per cui sono stati pagati, il rapporto tra migrante e scafista cessa.

I trafficanti si avvalgono spesso delle stesse rotte definite dallo smuggling, cosa che ha comportato che anche le vittime di tratta siano arrivate con gli sbarchi nei porti italiani. Ma i trafficanti di esseri umani (trafficking) non si avvalgono solo di quella strada. Bloccare le rotte utilizzate dallo smuggling, dal favoreggiamento dell'immigrazione irregolare, non equivale a fermare il traffico di essere umani, che verrà dirottato altrove. Peraltro, è sempre stato taciuto, anche se dimostrato, che le vittime di tratta che giungono attraverso il Mediterraneo, sono una esigua percentuale rispetto a quelli che arrivano via terra o negli aeroporti con documenti falsi. Dire che chiudere i porti riduce il traffico di esseri umani, non è assolutamente vero: continuerà semplicemente su altre strade. È un discorso non sostenibile.

Non sarebbe giusto tutelare in ogni caso chi ha subito torture e abusi di ogni genere?

Dal punto di vista giuridico, la legge considera i migranti economici e i richiedenti asilo. I richiedenti asilo sono coloro i quali lasciano i loro Paesi per motivi ben definiti dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Quando una persona non rientra nella Convenzione di Ginevra, si ritiene che sia arrivata attraversando illegalmente le frontiere per una ragione economica, alla quale non viene riconosciuta forma di protezione. Prima esisteva la protezione umanitaria, che veniva riconosciuta dall'Italia a tutte le persone che avevano vissuto una situazione così grave, come la tortura e il trattamento inumano e degradante nei centri di detenzione in Libia, che facevano sorgere l'obbligo di una tutela nazionale. Con il decreto sicurezza introdotto da Salvini, la protezione umanitaria è stata abrogata e questo tipo di tutela è venuta meno. 

In Italia cosa arriva?

Tutto

Anche traffico di organi?

Vi sono anche vittime destinate al prelievo di organi, ma rimane un traffico sommerso e poco conosciuto.

In genere si pensa che sia un cittadino occidentale che va, ad esempio, in India per un trapianto illegale. Non pensiamo che avvengano in Italia...

E' complesso... una cosa è il traffico di organi, come l'esempio che lei faceva prima, che è illegale. Ma legalmente viene soddisfatto solo il 10% del fabbisogno di organi a livello mondiale, alimentando così il mercato nero. Lo schema è sempre lo stesso: il trafficante si avvale di una situazione di bisogno e vulnerabilità per ingannare il donatore, che è a tutti gli effetti una vittima. C'è poi il caso di migranti che durante il viaggio possono essere reclutati da broker che propongono la vendita di un organo per pagare il resto del viaggio verso l'Europa, perché magari sono bloccati in Niger, ad esempio, mentre cercano di raggiungere la Libia. Ad ora non ho mai sentito situazioni su suolo italiano, anche perché è un fenomeno estremamente sommerso. Posso però dirle che abbiamo trovato persone intercettate durante il viaggio a cui è stato proposta la vendita di un rene.

Come li intercettate?

Quando la vittima di tratta sale su un barcone, è nella stessa situazione nella quale si trovano tutti gli altri. Ecco perché organizzazioni come l'OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, per la quale ho lavorato a Lampedusa, cercano di svolgere una precoce identificazione delle vittime di tratta. Identificarle in frontiera è il modo per offrire loro il programma di protezione previsto, anziché attivare l'iter per tutti i richiedenti asilo ed evitare, qualora non ne abbiano i requisiti, che vengano espulse. 

Quanto è complesso riconoscere una vittima di tratta se non si autodenuncia?

È difficile che una vittima vada da un operatore e dica “sono una vittima di tratta”, anche perché molto probabilmente non ha la contezza della sua situazione, oltre alla paura della ritorsione da parte dei trafficanti. Quindi il processo è inverso. L'OIM ha individuato una serie di indicatori che hanno aiutato gli operatori nell'identificazione delle vittime di tratta.

Negli anni si sono verificate molte identificazioni sia precoci, alla frontiera, che successivamente all'interno delle strutture di accoglienza.

Ma una cosa è l'identificazione, una cosa è l'inizio del percorso, che richiede il consenso del soggetto interessato. Non è escluso che, anche in caso di identificazione, la persona, in grave soggezione psicologica, inizialmente rifiuti l'aiuto offerto.

Faith rientra in questa fattispecie?

Faith, la protagonista del progetto che abbiamo realizzato Marta, Rossana ed io, è una ragazza che, avvicinata dagli operatori in frontiera a Lampedusa, e pur comprendendo la sua situazione, decide di tacere. Viene trasferita in Sicilia, prelevata all'esterno del centro di identificazione e buttata nella prostituzione. La richiesta di aiuto parte successivamente. Faith viene sfruttata a Torino e due anni dopo decide di chiamare il numero che le era stato lasciato, un volantino normalmente distribuito alle vittime di tratta, con un numero verde attivo 24 ore su 24. E' una cosa accaduta spesso: chiedono aiuto dopo che hanno vissuto sulla loro pelle cosa significa essere una vittima di tratta.

Immagino che a Lampedusa lei abbia avuto contatti con le ONG. Quanto è strumentalizzato questo discorso?

In primo luogo, molte persone vedono la migrazione nell'ottica dell'assistenzialismo o del buonismo. Come se si stesse facendo un favore a qualcuno. Siamo in presenza di violazioni gravissime di diritti internazionali relativi agli obblighi si salvataggio in mare, sia di obblighi derivanti da convenzioni per i diritti dei richiedenti asilo. Un richiedente asilo, una vittima di tratta o un migrante per qualsivoglia motivo, non sono dei naufraghi, profughi o poveracci ai quali qualcuno di buon cuore sta dando una mano. Sono dei titolari di diritti che vengono gravemente violati. In questo campo l'Italia è stata più volte richiamata.

Quello che avviene in maniera aberrante attraverso la strumentalizzazione dell'informazione, è che passa l'idea che se si fanno delle azioni in favore di queste persone, spinti da generosità. Non è così. Queste persone fuggono da situazioni rispetto alle quali c'è anche una responsabilità storica del mondo occidentale, perché abbiamo un passato coloniale alle spalle che dovremmo studiare per capire la catena di cause ed effetti che ha portato all'attuale situazione politica.

Durante la guerra in Siria, solo nel 2015, sono fuggiti circa 455mila persone, 4mila sono morte nel Mediterraneo: avevano il diritto di essere riconosciute rifugiate ovunque fossero andate. Non erano dei poveracci ai quali qualcuno per buon cuore doveva qualcosa. Erano soggetti titolari di diritti che sono stati violati sia nel Paese di origine, sia in quelli di transito, che in quelli di destinazione.

Quando, dal 2009 al 2013, ho lavorato a Lampedusa, c'erano progetti che prevedevano imbarcazioni utilizzate per il salvataggio nelle acque internazionali. Quando questi progetti sono terminati, e non ne sono stati finanziati di nuovi, le navi delle NGO hanno sentito il dovere e l'urgenza di tornare nel Mediterraneo che stava diventando scenario di un'ecatombe. C'è stata poi la criminalizzazione del loro intervento, che trovo personalmente indegna. Il loro operato è stato tuttavia provvidenziale, perché hanno salvato persone. Per cui, a mio parere, andare a discutere se il loro intervento fosse giustificabile o meno, o arrivare a criminalizzarle tutte, non è utile. 

Trova correttezza nei sistemi di informazione?

Un'informazione strumentalizzata che alimenta un sentimento di intolleranza, non dovrebbe esistere. Raccontare storie fantastiche di immigrati che vivono in meravigliosi centri di accoglienza, di alberghi dove vengono trattati come ospiti di lusso, migranti che vengono pagati: tutto ciò non è reale. Questo sistema ha prodotto ricchezza in capo agli italiani, non ai migranti. Piuttosto, davanti ad un'affluenza superiore a quella che eravamo in grado di gestire, molti ex alberghi, b&b, attività turistico-ricettive, che non stavano lavorando, si sono riqualificate per accogliere i migranti. Quindi hanno trasformato una loro crisi in occasione di lavoro, mettendo a disposizione l'albergo, che alla fine diventava un centro di accoglienza con meno garanzie di un centro a questo predisposto. La strumentalizzazione del pensiero porta le persone a sostenere che sia legittimo chiudere i porti o ostacolare o vietare le operazioni di salvataggio di soggetti titolari di diritti. 

Cosa volete raccontare con Faith?

Vogliamo raccontare, in modo discreto, la storia di una donna, senza ripetere le singole violenze, torture o soprusi che una vittima di tratta, un migrante o un richiedente asilo è costretto a subire in questi viaggi. Avendo ascoltato tante storie, sentivo di dover rispettare ciò che mi è stato riportato per fornire tutele legali. Non volevo tradire la fiducia chi mi mi aveva raccontato la sua odissea, ma far comprendere come dietro quei viaggi ci siano delle persone che hanno subito ingiustizie e violazioni dei propri diritti. E l'assurdità maggiore è che, dopo quello che hanno già affrontato, vengono accolti con ostilità. L'idea è di far andare le persone oltre i loro pregiudizi.


Alessia de Antoniis


Il lavoro si sviluppa sulle immagini create da Marta Bianchi illustratrice e psicologa, che lavora con vittime di tratta, della stessa materia è esperta Andreina Bochicchio, avvocatessa romana e autrice di racconti. Il lavoro è coordinato e seguito nell'editing da Rossana Calbi, curatrice d'arte e giornalista pubblicista, che ha ideato il progetto pensandolo per la realizzazione di un progetto espositivo che è partito dalla sede della libreria indipendente di via Nomentana, Roma, Inferno Store, e proseguirà in altri spazi preposti alla letteratura e all’arte indipendente.



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