Una Mucca è Stata Massacrata A Colpi Di Arma Da Fuoco A Ragusa

Una Mucca è Stata Massacrata A Colpi Di Arma Da Fuoco A Ragusa

Ennesimo gesto di crudeltà verso un animale indifeso. Ennesimo sfregio alla Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza degli animali.

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La scena è raccapricciante e ricorda un’esecuzione in pieno stile mafioso: il corpo di una mucca straziata da svariati colpi di arma da fuoco giace inerme sull’asfalto, inerme, così come probabilmente è vissuta. Questa è l’immagine che ci arriva dal web, scatti scioccanti, violenti e soprattutto crudelmente immotivati. In un periodo storico in cui vengono posti ai domiciliari i maggiori esponenti di cosa nostra, detenuti fino a ieri al regime del 41Bis, una semplice mucca viene freddata come in un regolamento di conti mafioso. Una violenza inaudita e del tutto ingiustificata che lascia allibiti, sgomenti, senza parole e solo con una grande domanda: perché? Perché ucciderla? Perché questo accanimento? Perché tanta inutile ferocia? Cosa aveva fatto di così atroce da meritare una fine simile?

Siamo a Ragusa, verso le ore 9.00 del mattino, in pieno giorno quando una mucca appare per le strade della città. Disorientata, braccata, terrorizzata e ovviamente imbizzarrita. Qualsiasi essere di qualsiasi specie vivente lo sarebbe stata al posto suo. Lei era fuggita dal mattatoio, basterebbe questo a far capire che c’è coscienza e consapevolezza della morte. All’arrivo sul posto del personale del Servizio veterinario la mucca era già stata uccisa. La Questura di Ragusa, in una nota, ha comunicato che: “I proprietari dell’animale hanno riferito che il bovino era estremamente pericoloso specificando che avevano cercato invano di farlo rientrare nel recinto del macello, sito nella zona industriale di Ragusa, da dove lo stesso si era allontanato dopo aver scavalcato e rotto la recinzione di ferro. Dopo la corsa ininterrotta dell’animale per le vie del centro senza che potesse essere in alcun modo fermato e considerato che numerosi utenti della strada, in auto ed a piedi, tra cui una bambina ed un operatore ecologico, avevano seriamente rischiato di essere travolti, l’animale è stato abbattuto perché poneva in imminente pericolo l’incolumità degli operatori e delle persone”.

Ora, posto che qualsiasi essere di fronte all’ipotesi della morte imminente cerca istintivamente la fuga e la salvezza, come si può affermare di “aver cercato invano di farlo rientrare nel recinto del macello”? è come affermare di aver tentato invano di riportare un prigioniero in un campo di concentramento ma, incredibilmente, non ne ha voluto sapere di rientrare! Dinanzi a certe affermazioni ci si chiede se effettivamente siano state pronunciate seriamente o meno. Per quanto riguarda la “terrificante pericolosità” dell’animale invece, è altrettanto evidente che chiunque, vedendosi condannato a morte, inseguito e braccato, sarebbe spaventato, terrorizzato e spaesato al punto di reagire in modo inconsulto.

Ma l’umano sembra non conoscere empatia né pietà. L’essere umano uccide, e lo fa non per sopravvivere no, lo fa per “velocizzare le pratiche”, spesso per il gusto di farlo. Come un criminale braccato, Come i prigionieri dei campi di sterminio che venivano uccisi con colpi di pistola alla schiena quando tentavano la fuga. Lei cercava solo la salvezza, la vita. Si può colpevolizzare un essere che vuole vivere? L’istinto di sopravvivenza è ancestrale, innato in ognuno di noi ma noi crediamo di detenere la chiave della verità, il potere della vita e della morte sugli esseri che consideriamo incautamente inferiori. Incautamente perché non solo a furia di devastare la natura, la natura devasterà noi ma soprattutto perché ad oggi, parlare di eventuale superiorità, non è più adducibile come una valida argomentazione. È bene sapere infatti che è stato ampiamente e scientificamente dimostrato che gli animali sono esseri senzienti ed hanno una coscienza. Nel 1986 già Konrad Lorenz, etologo di fama mondiale, aveva compreso la fondatezza dell’idea che gli animali sono dotati di coscienza. “Sono pienamente convinto – affermava Lorenz - che gli animali hanno una coscienza. L’uomo non è il solo ad avere una vita interiore soggettiva, ma è troppo presuntuoso. Il fatto che gli animali abbiano una coscienza “solleva dei problemi”. Forse l’uomo ha paura, perché riconoscendo una vita interiore agli animali sarebbe costretto a inorridire per il modo in cui li tratta”.

Oggi non è più una supposizione ma è una certezza scientifica, ovvero empiricamente fondata, al punto che eminenti scienziati internazionali (ricercatori cognitivi, neurofisiologi, neuroanatomisti e neuroscienziati computazionali) nel 2012, hanno sottoscritto la “Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza”, un documento ufficiale, nel quale si confermava che “gli esseri viventi sono coscienti e consapevoli allo stesso livello degli esseri umani”. L’elenco comprende tutti i vertebrati e, tra gli invertebrati anche il polpo. Come detto, il documento fu siglato da un gruppo di scienziati, alla presenza di Stephen William Hawking e tra i firmatari ci furono anche Christof Koch, David Edelman, Edward Boyden, Philip Low, Irene Pepperberg, e molti altri. La scienza ha quindi finalmente e definitivamente dimostrato che le facoltà determinate dalla coscienza non sono doti uniche dell’uomo ma di tutti gli esseri viventi, non solo: la coscienza emerge anche negli animali che sono molto differenti dagli umani, compresi quelli che si sono sviluppati su percorsi evolutivi differenti, come uccelli, insetti e acefalopodi (polipi, seppie, calamari), in quanto “l’assenza di neocorteccia cerebrale non impedisce ad un essere vivente di provare stati affettivi.” Basterebbe approfondire questi studi per capire quanto siano inutili e dannose le teorie presuntuosamente antropocentriche, eppure sradicare idee, abitudini e tradizioni è da sempre quanto di più difficile ci possa essere. Difficile ma non impossibile. In tal senso il Covid19, paradossalmente, poteva essere una buona occasione per imparare, per apprendere che devastare l’ecosistema vuol dire distruggere la nostra stessa possibilità di sopravvivenza. Eppure, di fronte alle immagini della mucca a terra, vinta, umiliata, massacrata, viene da pensare che nessuna emergenza riesca ad insegnare nulla nelle menti che non vogliono apprendere. Gli allevamenti intensivi producono inquinamento. Ormai è noto, è risaputo, non lo sa chi non lo vuol sapere. Gli allevamenti intensivi producono un quantitativo di inquinamento nettamente superiore a quello delle auto e delle moto, e, come dimostrato da uno studio del 2016 condotto dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), gli allevamenti intensivi producono il 50% delle emissioni a effetto serra. L’indagine ha fornito un quadro estremamente dettagliato della situazione ed ha dimostrato che gli allevamenti sono la seconda causa di inquinamento nel nostro paese, ancora prima dell’industria e dei mezzi di trasporto, sono “i principali responsabili di emissione di ammoniaca nell’aria, a sua volta fonte principale di particolato secondario” e, negli ultimi sedici anni, “l’inquinamento atmosferico legato agli allevamenti è passato dal 10,2% al 15,1%. Gli allevamenti intensivi sono inoltre causa di un enorme spreco di risorse idriche, della distruzione delle foreste per ottenere maggiore spazio per gli allevamenti stessi ed hanno un “impatto devastante sulla salute umana, legato al fenomeno dell’antibiotico resistenza”.

A tutto ciò aggiungiamo le immani sofferenze che gli animali subiscono nei macelli prima di morire e finire a pezzi nei cellophane sugli scaffali nei supermercati e davvero risulta difficile comprendere il motivo per cui l’uomo si ostina ad autodistruggersi. Nessuna motivazione di carattere economica o gastronomica infatti può giustificare una tale devastazione. Volendo passare velocemente in rassegna qualche dato numerico prodotto dalle ultime indagini statistiche, scopriamo poi che: “ogni anno 170 miliardi di animali nel mondo vengono uccisi a scopo alimentare, oltre 14 miliardi di animali ogni mese; mezzo miliardo di animali ogni giorno; 19 milioni di animali ogni ora; oltre 300.000 animali ogni minuto; oltre 5.390 animali al secondo. Il numero di animali uccisi ogni 3 ore nel mondo per la nostra alimentazione è pari al numero di abitanti dell'Italia. Il numero di animali uccisi ogni secondo per la nostra alimentazione è superiore al numero di morti nell'attentato dell'11 settembre contro le Torri Gemelle. Nella sola Italia vengono uccisi per finire sulle nostre tavole: 2 miliardi e mezzo di animali ogni anno; 225 milioni di animali ogni mese; 8 milioni di animali ogni giorno; oltre 300.000 animali ogni ora; 5100 animali ogni minuto; 90 animali al secondo. Ogni anno solo in Italia viene ucciso un numero di animali pari alla metà della popolazione mondiale.” (Fonte Istat – Veganesimo e salute). Sulla sofferenza degli animali all’interno degli allevamenti intensivi molto è stato scritto e molto ci sarebbe da scrivere, si pensi solo che queste creature passano la loro breve esistenza al chiuso, al buio, in gabbie strettissime che impediscono qualsiasi movimento e non hanno mai accesso al pascolo. Sono trattate come macchine da produzione e non come esseri senzienti. I cuccioli vengono immediatamente tolti alle madri subito dopo il parto ed alle madri viene impedito di allattare. Solo negli ultimi anni si è riusciti a far conoscere ciò che realmente accade negli allevamenti grazie alle coraggiose indagini dell’organizzazione per i diritti animali “Essere Animali”, andate più volte anche in onda durante la trasmissione “Report”, inchieste svolte spesso con telecamere nascoste che hanno mostrato per la prima volta al mondo ciò che da sempre è adeguatamente taciuto. Animali presi a calci, insultati, uccisi a martellate e lanciati per aria. Gli orrori sono tantissimi e superano l’immaginario più lugubre. Gli spazi strettissimi nei quali gli animali sono costretti, spesso induce gravi difficoltà di deambulazione. Proprio un’inchiesta di “Essere Animali” ha portato alla luce il caso dei “polli broiler, razza da carne creata tramite selezione genetica”. Questi polli “ingrassano a tal punto da raggiungere il peso adatto alla macellazione in soli 40 giorni. L’alta velocità di accrescimento fa sì che la dimensione del loro petto aumenti in modo esponenziale. Viene meno la proporzione del corpo e gli arti, messi a dura prova dal peso, sono soggetti a diverse patologie. Nei casi più gravi, le zampe non riescono a supportare la pressione e cedono, costringendo l’animale a restare a terra nella stessa posizione impossibilitato a soddisfare alcun bisogno naturale, fino alla morte. Uno dei destini più crudeli è quello delle scrofe, animali molto sensibili e tra i più intelligenti. In Italia, circa 500 mila scrofe sono costrette, per gran parte della loro vita, a trascorrere il tempo rinchiuse nelle gabbie, sia durante il periodo della gestazione che durante il parto e le prime settimane di vita dei cuccioli. Una condizione, ripetuta più volte fino al momento in cui pure loro non risultano più produttive. Ciò le condanna a sofferenze psicofisiche crudeli e inaccettabili. Le scrofe, infatti, imprigionate tra le sbarre, non possono compiere alcun movimento e sono soggette a piaghe per lo sfregamento con le sbarre. Dopo il parto la gabbia non permette loro alcuna possibilità di interagire con i cuccioli e anzi le porta non di rado a schiacciarli.” Spesso infine, i cadaveri vengono lasciati dove si trovano nell’incuria più totale.

Tolstoj scriveva che “se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani.” Questo è il nodo cruciale del problema che ci riporta alla storia della povera mucca uccisa e riversa sull’asfalto. Non siamo mentalmente abituati a vedere il cadavere di un animale per strada, rimaniamo basiti, stupiti, ci fa impressione, ne cogliamo la brutalità, gli animi più sensibili si commuovono. A ben vedere però, si tratta dello stesso cadavere che poi troviamo fatto a pezzi ed incellophanato negli scaffali dei supermercati, con la differenza che siamo mentalmente abituati a questa orrida visione, in realtà però è la stessa cosa, non cambia nulla. È abitudine, tradizione anzi ignoranza travestita da tradizione. La povera mucca uccisa a Ragusa era scappata dal macello perché sapeva che sarebbe andata incontro alla morte e nessuno vuole morire, stava cercando la libertà, un suo naturale e sacrosanto diritto, era spaventata ed impaurita come lo sarebbe chiunque di noi. Chiedersi il motivo per cui “non voleva rientrare al mattatoio” è offensivo non solo nei confronti della mucca e degli animali in generale ma anche nei confronti dell’intelligenza umana o di ciò che ne rimane. Sul gravissimo episodio si è espresso l’attivista Enrico Rizzi, che sul suo profilo social ha scritto “Ragusa: scene da Far West pochi minuti fa in città, dove una mucca è stata uccisa a colpi di pistola dalle forze dell'ordine. Camminava spaventata fra le auto. Sul posto decine di agenti fra Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia locale, vigili del fuoco. Neanche se fosse in atto la caccia al peggior criminale d'Italia. Presenti anche i veterinari della ASP locale, ma nessuno ha pensato di spararle un anestetico. L'uomo come al solito, ha trovato la soluzione più veloce e vigliacca. Farla fuori per evitare seccature. Valuto immediatamente con i miei legali una denuncia alla Procura della Repubblica di Ragusa per uccisione di animali. Queste scene non sono degne di un Paese che si ritiene civile. *AGGIORNAMENTO* Mi ha scritto un operatore delle forze dell’ordine che è intervenuto questa mattina. La povera bestiola è scappata dal macello dove stava per essere uccisa.” Enrico Rizzi ha poi annunciato un esposto in Procura. Importante anche la presa di posizione del Sindaco di Ragusa Giuseppe Cassì: “Resto incredulo e turbato per ciò che è successo stamattina, con una mucca imbizzarrita in pieno centro e il suo successivo abbattimento con colpi d'arma da fuoco.” Cassì ha chiesto una relazione sull'accaduto anche ai vigili urbani. Gli ha fatto eco Rinaldo Sidoli, portavoce di Alleanza Popolare Ecologista (Ape): “Troppe volte la Sicilia si è distinta per atti di crudeltà indicibili. Bisogna fermare con urgenza questa cultura macabra e inammissibile del fai-da-te. Il mammifero poteva essere sedato e trasportato in una fattoria didattica – prosegue Sidoli - Valuteremo se ci sono gli estremi per procedere a una denuncia per uccisione di animali, reato previsto dall’art. 544-bis del codice penale. Tiziana Iozzia, responsabile della LAV di Ragusa, ha fatto riferimento anche a testimoni oculari: “È inconcepibile che di fronte alla fuga di un animale, le autorità intervenute abbiamo preferito ricorrere all’abbattimento invece di contattare i servizi veterinari”. Importante testimonianza sull’orribile accaduto arriva anche dall’attore Massimo Wertmuller che si sfoga così sul suo profilo social: “Ci sono immagini e storie che valgono un simbolo. Forse devo cambiare mestiere e cercare di vivere con una attività a difesa degli animali. Perché questa povera creatura fuggiva dal mattatoio. Alla faccia di chi dice che gli animali non sentono il dolore e la paura. È arrivata in un vicolo cieco, e poteva essere sedata, non uccisa. Ma siccome poi molto probabilmente sarebbe stata ammazzata per qualche menù, allora chi mangia carne, lo dico e lo dirò sempre, anche perché oggi sa che il mercato della carne è il maggior agente inquinante del pianeta, complice di questo virus, ha premuto quel grilletto assieme all'assassino che lo ha fatto”.

Rimane il fatto che un'altra creatura innocente è stata uccisa senza motivo. Rimane il fatto che prima o poi dovremo rendere conto del nostro brutale operato alla natura stessa ed allora il metro di giudizio sarà lo stesso che abbiamo applicato agli animali: dunque implacabile. L’olocausto è attualmente ancora in essere ed i pacchetti incellophanati con i pezzi di cadaveri continuano ad essere venduti senza che scaturisca nessun senso di nausea né alcuna consapevolezza.

Di Erika Gottardi

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