LA TOMBA DELLA PROSTITUTA SPODESTATA

LA TOMBA DELLA PROSTITUTA SPODESTATA

Le chiese e i monumenti romani possono affascinare non solo per la bellezza artistica ma anche per le storie che rappresentano tramandate, molte volte, dalla saggezza popolare.

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A Roma, sul colle Celio, in splendida posizione sopraelevata a dialogare coi resti dei palazzi imperiali del Palatino, sorge la chiesa di San Gregorio Magno.  Sui resti di una insula romana di proprietà degli Anici, la famiglia del grande Santo, Papa e dottore della Chiesa nel VI secolo, l’edificio domina superbo. Accanto, i tre oratori di Santa Barbara, Santa Silvia e S.Andrea, completano il complesso monumentale come un grande palcoscenico tra arte e natura.

E nel quadriportico della chiesa, sul lato sinistro è incastonato nella parete dall’inizio del ‘600, un bellissimo monumento funerario rinascimentale del canonico Lelio Guidaccioni. Ma forse non tutti sanno che cento anni prima c.a., al suo posto era collocato il sepolcro di una delle cortigiane più famose del Rinascimento romano, la celebre Imperia, bellissima e contesa dagli uomini più illustri del periodo. Divenuta l’amante di uno degli uomini più potenti di Roma, Agostino Chigi, banchiere dei Papa Medici, visse con lui nella splendida villa affacciata sul Tevere, la Farnesina (perché poi acquistata dai Farnese) trascorrendo quella vita dorata che reinterpretava l’ “otium “ romano in una chiave più licenziosa anche se non avulsa da interessi artistici e letterari.

Imperia rappresentava magnificamente le cortigiane aristocratiche che vivevano tra ozi ed agi ma che erano anche state educate alla cultura dei loro ricchi protettori.... “bianca e spaziosa la fronte, incoronata da capelli color dell’oro, sottile il collo e ampi e deliziosi i seni, così viene descritta nelle cronache cinquecentesche. Modella, e quasi per certo amante di Raffaello Sanzio, che probabilmente la raffigurò nelle fattezze di Galatea nell’affresco che si trova alla Farnesina, conversatrice brillante e autrice di versi non disprezzabili, “si dilettava de le rime volgari” e “non insoavemente componeva qualche sonetto o madrigale. Ma Imperia non era felice. L’unico uomo di cui era veramente innamorata era un nobile romano, Antonio del Bufalo, che non poteva sposarla perché era già legittimamente coniugato.

E allora, dopo l’ennesimo litigio con l’amante, la donna decise di uccidersi, assumendo un veleno mortale: a nulla valsero le cure dei medici più famosi di Roma fatti giungere al suo letto dall’antico protettore, Agostino Chigi. Dopo due giorni di una dolorosa agonia, morì: una vicenda tragica che colpì l’immaginario popolare al punto che i cantastorie la celebrarono a lungo per le strade di Roma intonando una tarantella intitolata Il lamento di Imperia mandato dall’inferno in questo mondo. Così, anche se il monumento funerario del quadriportico di San Gregorio Magno conserva ben altre spoglie, per i romani sarà sempre la “Tomba della prostituta spodestata”.

                                                                       Luca Ales

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