La Dolce Elefantessa Cercava Solo Cibo. Ha Trovato La Morte.

La Dolce Elefantessa Cercava Solo Cibo. Ha Trovato La Morte.

Nella giornata mondiale dell’ambiente, il mondo civile piange una mamma assassinata per mano umana che non ha fatto in tempo a dare alla luce il suo piccolo.

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Lei cercava solo cibo. Cercava cibo per sé e per la piccola creatura che portava in grembo, invece ha trovato solo la morte per entrambi, una morte crudele, barbara, orribile, una morte sopraggiunta dopo giorni di sofferenze ed agonia. Oggi è il giorno del lutto e del dolore, ma anche della rabbia e della frustrazione. Tutto il mondo civile piange la dolce elefantessa barbaramente uccisa insieme al suo piccolo, la sua tristissima ed agghiacciante storia sta suscitando commozione ed indignazione. La terribile vicenda è stata portata alla luce il 30 Maggio 2020 da Mohan Krishnan, un ufficiale della forestale che ha raccontato l’accaduto sul suo profilo social. Alle ore 14.17, Krishnan ha scritto: “Si è fidata di tutti. Quando l’ananas che ha mangiato è esploso, deve essere rimasta scioccata non pensando a sé stessa, ma al cucciolo che avrebbe partorito tra 18 o 20 mesi. Non ha fatto del male a un singolo essere umano anche quando correva in preda ad un dolore lancinante nelle strade del villaggio. Non ha distrutto una sola casa. Ecco perché ho detto che era piena di bontà”.

Cerchiamo di ricostruire l’accaduto: il 27 Maggio nello Stato indiano del Kerala, in India, un’elefantessa aveva lasciato la foresta del Silent Valley National Park nel distretto di Palakkad per avventurarsi in un villaggio vicino alla ricerca di cibo. Era un esemplare di 15 anni ed era incinta di due mesi, avrebbe partorito tra circa 18 – 20 mesi. Sembra che qualcuno le abbia dato da mangiare un ananas precedentemente riempito di petardi, “usanza” a dir poco tribale per allontanare i cinghiali dai vicini villaggi. In realtà, la dinamica dell’incidente non è ancora del tutto chiara: alcune fonti indicano infatti che non si è trattato di un gesto intenzionale dell’uomo e che l’elefante ha accidentalmente ingerito l’ordigno esplosivo usato come dissuasore per i cinghiali, d’altra parte però le autorità indiane nel frattempo hanno aperto un’inchiesta e questa mattina il Kerala Forest Department ha annunciato di aver arrestato una persona. In ogni caso, rimane l’estrema gravità dell’accaduto e rimane il fatto che due creature innocenti sono comunque morte per mano umana. È indubbio infatti che il “metodo” usato per allontanare cinghiali e animali selvatici in generale è cruento e pericoloso ed andrebbe severamente vietato. Non solo, una simile pratica è notevolmente pericolosa sia per gli animali che per gli umani. Quanti bambini ignari potrebbero pericolosamente avvicinarsi ad un ordigno del genere? Le “trovate” umane per devastare la natura non smettono di stupire e scioccare.

La mamma elefante aveva fame, ha cercato cibo e che abbia ingerito l’ananas accidentalmente o che le sia stato “offerto” non cambia nulla, è comunque deceduta per mano umana. L’ordigno gli è esploso nella bocca, distruggendole le mandibole, dilaniandola, lacerandola e causandole ferite mortali, l’elefantessa si è diretta verso il fiume Velliyar per cercare sollievo in acqua dall’atroce dolore. È rimasta lì molto a lungo, per giorni, in preda a terribili sofferenze, finchè stremata, è spirata, in piedi, nell’acqua insieme al piccolo elefantino che portava in grembo. Gli ufficiali forestali hanno fatto di tutto per salvarla ma ormai era troppo tardi e per lei e per il suo piccolo non c’è stato nulla da fare. I soccorritori hanno deciso di riportarla nella foresta per cremarla. “Ha bisogno di ricevere l’addio che merita – ha scritto Krishnan - Per questo, l’abbiamo portata all’interno della foresta in un camion. Giaceva lì sulla legna da ardere, nella terra in cui aveva giocato ed era cresciuta. Il medico che l’ha esaminata mi ha detto che non era sola. Potevo percepire la sua tristezza anche se l’espressione sul suo volto non era visibile a causa della mascherina. Lì la cremammo in una pira. Ci inchinammo davanti a lei e le porgemmo i nostri ultimi rispetti”. L’ennesimo atto di crudeltà da parte degli esseri umani verso un animale. Due vite stroncate. Lei era una creatura innocente, con un figlio in grembo. Due esseri innocenti. Aveva solo fame, cercava cibo. Lei si è fidata degli esseri umani, questa la sua unica debolezza. È morta terrorizzata, lancinata, paralizzata dal dolore. Ma è così difficile comprendere che siamo tutti esseri senzienti solamente appartenenti a diverse specie? Una vicenda che provoca dolore e rabbia e che oggi assume un ulteriore valore simbolico: oggi, infatti, si celebra la giornata mondiale dell'ambiente, la festività proclamata nel 1972 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite in occasione dell'istituzione del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente che viene celebrata ogni anno il 5 giugno. Tuttavia, celebrare la giornata mondiale per l’ambiente vuol dire in primis rivedere completamente il nostro rapporto con gli animali, con tutti gli esseri del creato, eliminando per sempre dal nostro vocabolario le parole “caccia”, “trappole”, “torture”, “deforestazione”, “allevamento” e molte altre. Per festeggiare con coerenza l’ambiente dobbiamo imparare a rispettarlo e a rispettare tutti gli abitanti del nostro pianeta. Solo imparando a considerare preziosa la natura che ci circonda potremo realmente e concretamente salvaguardare l’ambiente, il pianeta ed anche noi stessi. Fino a quando questi concetti non saranno completamente assimilati e messi in pratica dalla specie umana non ci sarà nulla da festeggiare ed oggi no, non possiamo festeggiare, oggi è il giorno del lutto e del dolore e dobbiamo solo omaggiare la memoria di altri esseri innocenti morti per nostra mano. “Sorella... scusa” scrive Krishnan.

Di Erika Gottardi

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