Massimiliano Tonelli

Massimiliano Tonelli

Roma fa schifo

1474
stampa articolo Scarica pdf

Il primo articolo risale all’undici giugno 2008. Cosa ti aveva spinto a questo progetto e da quanto ci pensavi?

Mi ha spinto la necessità di fare qualcosa per reagire alla situazione di degrado che vedevo già all’epoca, così ho aperto non solo un blog ma una serie di blog. Nel 2007 ne avevo già aperto uno, “degrado esquilino” e poi piano piano gli altri. Alcuni avevano un tema specifico, altri più generale come “Roma fa schifo” che per un paio di anni è stato aggiornato molto poco, dopo di che ha spiccato il volo. Avendo un titolo più generico, poteva essere utilizzato per più argomenti contemporaneamente, ottenendo una crescita maggiore degli altri. Lo scopo era sperimentare questo strumento, questa piattaforma che era il blog; i social network all’epoca erano ancora agli albori e quindi puntavo a fare un esperimento di sensibilizzazione dei cittadini utilizzando questo mezzo. Ho sempre pensato che fosse necessario per modificare questo tipo di problemi, farli conoscere; le persone non li vedono, sono completamente assuefatte a questo tipo di problematiche, per cui attraverso foto e video potevano vedere delle cose che in realtà nella vita di tutti i giorni consideravano normali, portandoli a capire che normali non sono.

Quindi questi blog non nascono da una collaborazione, ma sono tutte idee tue?

Sono siti che ho aperto io ma sono tante le persone che ci hanno collaborato e ci collaborano tutt’ora…

Roma fa schifo è un titolo forte e di impatto…

È stato una scelta di tipo giornalistico, di marketing, editoriale; la necessità di avere un titolo che fosse una scorciatoia per farsi ricordare, per essere immediatamente di impatto per chi leggesse. Quindi avere un titolo un po’ duro permette di catturare più facilmente l’attenzione delle persone, che poi, entrando nel sito, capiscono che non ci si ferma alla superficialità della lamentala o dell’ingiuria verso una città, ma che poi c’è tutto un ragionamento dietro, una serie di proposte, una piattaforma di dialogo. Purtroppo poi il fatto che la città faccia schifo è innegabile, quindi il titolo non è fuorviante.

Avete mai ricevuto minacce, offese o querele?

C’è stata una querela, un processo e addirittura una condanna per quanto riguarda il blog “cartellopoli” che riguarda l’invasione della cartellonistica abusiva in città. Una ditta di questi impianti pubblicitari si è vista danneggiata da scritte “abusivo” sopra; secondo lei a istigare questi danneggiamenti era stato il blog cartellopoli , così sono stato condannato a nove mesi di reclusione per aver pubblicato foto relative a degli imbrattamenti su impianti. Questo la dice lunga sulla situazione della cartellonistica a Roma, che è di gran lunga una delle più terribile lobby della città. Per quanto riguarda le intimidazioni non tantissime, molto meno di quello che si possa pensare. Alcune minacce sono arrivate dal mondo del writing, mondo contro il quale i miei blog lottano molto e questi giovani vandali quando vengono messi un po’ all’indice dal blog, reagiscono in modo piuttosto pesante… sono arrivati anche a venire a danneggiare la zona fuori casa mia, con scritte dirette a me. E per finire, tutta una serie di minacce di morte sui vari social network

Non ti hanno comunque fermato

Per ora sono state ritenute abbastanza marginale

Con i vostri articoli siete riusciti a cambiare qualcosa?

Piccoli grandi risultati ci sono stati ed è difficile elencarli tutti; soprattutto i blog sono serviti a cambiare la mentalità delle persone. Alcune di loro, da quando frequentano queste pagine, dicono che guardano la città con occhi diversi, si comportano in maniera diversa, non fanno delle cose che prima facevano perché ritenevano normali . Il blog funge da fonte di notizia. Alcuni giorni fa c’è stata un’ inchiesta sul Corriere della Sera in cronaca nazionale, che prendeva tutto avvio dalle denunce del blog ( citato dai giornali). Il blog ha fornito una motivazione per parlare di questi temi e quindi ha innescato un cambio di prospettiva su alcune faccende; questa è l’unica cosa che può fare. Non siamo un comitato di quartiere che punta a risolvere ogni singolo problema; si punta alla sensibilizzazione della gente, ad un cambiamento dal punto di vista dell’amministrazione. Amministrazione che non riesce a mantenere una sorta di ordine dentro Roma.

Come si può rimanere fuori da un orientamento politico?

Non ho mai avuto difficoltà ed è il motivo per cui “Roma fa schifo” ha avuto successo. La gente ha visto che questi blog sono nati con Veltroni, hanno attaccato Alemanno e ora Marino. Amministrano tutti in maniera molto scadente, senza avere una visione, una lucidità, senza riferirsi a nessuna buona pratica internazionale. Basterebbe copiare quello che fanno tutte le grandi città occidentali ma si ha paura di farlo, perché significherebbe perdere consensi, obbligare le persone a comportarsi in maniera umana . Il blog fa politica cittadina, fa politica civica, ma non da una delle due parti. Persegue delle battaglie in maniera molto netta; alcune vengono identificate come battaglie di destra, altre di sinistra, ma è una visione dell’ottocento…

Quindi sono battaglie contro l’amministrazione…

No, sono battaglie di supporto all’amministrazione, a favore dell’amministrazione che spesso le cogli, le utilizza e le fa proprie e altre volte no. Sono battaglie di civiltà a favore della qualità della vita.

Credi che negli anni sia aumentata l’inciviltà o diminuiti i controlli su Roma?

Sono collegati uno con l’altro e tutto si ricollega in un atteggiamento italiano, non solo romano. Negli ultimi vent’anni rispettare le norme è superfluo e chi le fa rispettare è un rompiscatole : questo è il messaggio che è passato. E al tutto si è aggiunto un atteggiamento italiano storico: chi riesce a violare le norme non è un farabutto ma un “ furbetto”, come dicono i giornali, e questo la dice lunga su quale sia l’atteggiamento di chi viola le norme di civile convivenza.

Come vedi Roma in un futuro prossimo?

La vedo molto male… in mancanza di misure radicali, di discontinuità rispetto al passato. Se non ci saranno misure radicali la situazione peggiorerà mese dopo mese. Non c’è un modo di risalire la china; si possono solo fare operazioni di tipo netto e radicale, prendendosi l’onere delle grandi proteste che ci saranno e a quel punto innescare un cambiamento di tendenza. Viceversa non si rimettono a posto le cose, perché ormai la quantità di persone che ha trovato il suo modus vivendi dentro questa situazione è enorme, forse la maggioranza rispetto alle persone che subiscono questa situazione. Quindi è molto difficile rimetterla in piedi perché qualsiasi cambiamento fa vivere meglio un po’ di persone ma ne fa vivere peggio altrettante, ossia quelli che sfruttano la situazione attuale in cui puoi fare quello che vuoi senza il rischio di essere sanzionato. Smettere di tollerare lo status quo significa aumentare la qualità della vita di chi ha sempre vissuto nel rispetto ma far crollare quella di chi si approfitta della situazione. Se da domani decidiamo di aumentare i controlli del pagamento dei biglietti sugli autobus , chi ha rispettato la norma ne trarrà vantaggio perché migliorerebbe il servizio, diventando più efficiente, recuperando i soldi sottratti dagli evasori. Ma chi vive da parassita si troverebbe a disagio. Se si facessero seriamente le corsie preferenziali , controllate dalle telecamere per evitare che qualcuno ci parcheggi, una parte dei cittadini sarebbe felice perché gli autobus sarebbero più rapidi, gli altri invece lo sarebbero meno, perché non potrebbero più parcheggiare davanti al negozio. E allora anche il negoziante si sentirebbe danneggiato. Si tratta di capire quando arriverà un’amministrazione che vuole combattere contro chi ostacola il miglioramento.

Un po’ come successe per i varchi…

Qualsiasi buona pratica che viene attuata poi ha effetti nel lungo periodo anche di chi si lamenta nell’immediato. Quando pedonalizzarono Via Condotti i commercianti protestarono animatamente per evitarla; se oggi si proponesse loro di riaprirla al traffico e realizzare posti auto reagirebbero allo stesso modo di allora. Si tratta di avere coraggio, lucidità di visione e coraggio di realizzazione. Cosa che invece manca alla nostra amministrazione, anche a causa di un apparato burocratico che gode della situazione attuale.

Grazie mille, sei stato molto gentile! Allora al prossimo blog!

 Laura Castriota Scanderbeg

© Riproduzione riservata