Un'intervista Immaginaria Alla Regina Elisabetta In Tempo Di Covid

Un'intervista Immaginaria Alla Regina Elisabetta In Tempo Di Covid

Cosa direbbe oggi la novantaquattrenne sovrana britannica rinchiusa al castello di Windsor dall'inizio dell'epidemia? Abbiamo provato a immaginarlo

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Talvolta si può anche giocare, per raccontare le realtà, la cronaca, i fatti, la quotidianità. Lo tsunami che ha investito l'Inghilterra nel 2020 ha portato la Brexit e il coronavirus, cioè due cose che cambieranno forse stabilmente la vita oltremanica. Ho provato a immaginare come sarebbe un dialogo giornalistico tra il sottoscritto e la Regina Elisabetta, per capire come se la passa un personaggio inaccessibile e monumentale come la sovrana più longeva di sempre. Provando ad avanzare domande anche sulla recente attualità inglese, davanti alla quale la monarca resterebbe imperscrutabile per l'obbligo di imparzialità.

La residenza che solitamente viene occupata nei week-end, è divenuta la sua dimora stabile. Il coronavirus ha stravolto i programmi dei comuni mortali ma anche di chi sta più in alto di noi, come la Regina Elisabetta II. Avevo già visitato Windsor anni addietro, esplorandolo in tutti i suoi angoli e venendo inebriato dalla sua storia, ma questa volta al suo interno vi trovo anche la principale inquilina. Che è stata trasferita qui sin dall’inizio della pandemia, lontana da Buckingham Palace, lontano dalla famiglia, lontano dai suoi impegni ufficiali totalmente annullati. Sua Maestà mi aspetta in una delle grandi sale del castello, alla quale accedo dopo aver superato il cortile interno e la sua erba verdissima e lucida, e la cappella di San Giorgio, da dove partì il focolaio dell’incendio che danneggiò il castello nel 1992. Filippo è ritirato nelle sue stanze: proprio in settimana ha compiuto 99 anni, in una gara con la consorte a chi è più longevo. Un cerimoniere ci scruta dalla soglia, mentre io prendo posto dinnanzi alla sovrana, entrambi seduti su due poltrone reali barocche, di colore verde, con legno dorato. A distanza, naturalmente.

Maestà, gli eventi l’hanno portata stabilmente nel suo luogo del cuore.

Sì, è una dimora alla quale sono affezionata da sempre. Il primo ricordo non può che essere quando qui trascorsi il periodo di isolamento durante la seconda guerra mondiale, insieme a mia sorella Margaret. Ho tanti ricordi legati a questo posto. Questo nuovo isolamento mi ha ricordato proprio quel periodo.

Come trascorre le giornate?

Guardo la televisione, talvolta insieme al mio assistente, e gli chiedo anche un commento del programma che abbiamo guardato. Naturalmente resto informata sugli eventi tramite i notiziari. Leggo molto e per lungo tempo mi dedico al mio puzzle, è una attività che ho sempre adorato. Peccato non poter più cavalcare. Mi auguro torneremo presto alla normalità.

Ha temuto di poter aver contratto il virus dopo la positività di suo figlio Carlo?

Se devo essere sincera, sì. Ma fortunatamente non è accaduto e soprattutto Carlo ha superato senza troppi patemi il problema. Altri purtroppo non sono stati così fortunati.

Di sfide impegnative ne ha affrontate tante nei suoi 67 anni di regno. Ma questa pare di gran lunga la più difficile.

C’è un tributo di vite umane straziante. Abbiamo perso contatto coi nostri cari, le famiglie sono state lontane per lungo tempo. Chi se lo sarebbe mai immaginato? Ma siamo stati pronti ad affrontare l’emergenza, e confido che ne usciremo più uniti di prima.

Dopo la seconda guerra mondiale, che ha citato prima, ci fu grande ebbrezza per le strade di Londra, una volta finito il conflitto.

Lo ricordo bene. Io e mia sorella Margaret vagammo tutta la notte per la città, in preda ai festeggiamenti. Ecco, chissà che non capiti di nuovo. Ma di certo questa volta potrò a malapena permettermi un saluto alla nostra gente, che ci ha sempre sostenuto.

Eppure ha temuto di perderli i suoi sudditi, soprattutto dopo la morte di Diana.

Ho fatto ciò che semplicemente andava fatto, proteggere i suoi figli. Sono passati molti anni e il popolo ha capito. Nessuno in ogni caso cancellerà la memoria di Diana. William e Harry ne portano avanti orgogliosamente il ricordo, ogni giorno.

Più dolorosi quei giorni del 1997, o quando dovette impedire a sua sorella le nozze con l’ufficiale Townsend, uomo divorziato?

Feci il mio dovere di Regina anche in quell’occasione. L’Inghilterra viene prima di tutto per me. L’ho detto anche in un discorso poco prima di salire al trono, ricorda? “Lunga o breve che sia la mia vita sarà dedicata all’interesse del mio paese”. E’ quello che ho fatto. E Margaret, alla lunga, capì.

Brexit e coronavirus: come giudica l’operato di Johnson?

Non ho mai giudicato l’operato di un primo ministro. Lei sa bene che non posso interferire nelle vicende politiche del paese.

Ma ha autorizzato la sospensione del Parlamento per cinque settimane lo scorso agosto. Cosa mai accaduta prima.

Prossima domanda?

Harry e Meghan le hanno voltato le spalle, scegliendo il Canada.

Abbiamo concordato la cosa insieme, a dispetto di quanto è stato scritto. Volevano dare alle loro vite un corso diverso, e non potevamo andare contro il loro volere.

Ora risulta che siano a Los Angeles, sarà la loro prossima dimora?

Non sono abituata a parlare pubblicamente delle vicende di famiglia. Le ho già detto molto. Ripeto, devono fare ciò che è meglio per loro.

Carlo e Camilla, due divorziati. Kate Middleton una “common”, Meghan una attrice di serie tv. La Monarchia si è dovuta adattare ai tempi moderni, ormai.

Abbiamo cercato di conservare il nostro millenario status, i nostri protocolli, la nostra vita fatta di privilegi ma soprattutto di doveri. Il mondo però sta cambiando, ormai da tempo. Credo ci siamo adattati bene a questo cambiamento, senza perdere l’apprezzamento della gente. Se mi sono pentita di non averlo fatto prima? Non direi, è stato fatto tutto al momento opportuno. Siamo al passo coi tempi, senza aver perso del tutto le nostre tradizioni.

Le mancano gli impegni ufficiali?

Sì, moltissimo. In questi giorni ci sarebbe dovuto essere il “Trooping the colour” (la parata per il compleanno della Regina, ndr), le strade di Londra sarebbero state piene di gente e di colore. Ma il destino ha deciso diversamente, e almeno per quest’anno dobbiamo adeguarci a ciò che è accaduto.

Proprio in una edizione del “Trooping the color”, anno 1981, alcuni colpi di pistola sparati da un folle, rischiarono di ucciderla. Dimostrò grande sangue freddo.

Fu un momento terribile. Ebbi la forza di governare Burmesa, la mia cavalla alla quale ero legatissima. Furono attimi di grande spavento, ma andò bene. La vita è così, talvolta ci regala degli imprevisti, davanti ai quali dobbiamo essere pronti a reagire con lucidità. Come il coronavirus, no?

Un’altra sfida che la sovrana inossidabile ha superato senza danni. Ci alziamo dalle poltrone barocche, saluto e ringrazio Sua Maestà reclinando il capo. Il cerimoniere, immobile e imperscrutabile per tutto il tempo della nostra intervista, si dirige verso di lei, assecondando le sue necessità. Poi mi saluta, compiaciuto e cortese, e accompagna Elisabetta, che si ritira. Nelle sue stanze, ovviamente. 

Stefano Ravaglia 

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