Napoli Roma Serie A Tim 2019 2020

L'impressione generale è che persista un forte scollamento tra gli interpreti, una mancanza di comunicazione come in una novella Babele, talmente tanto assurda quanto reale.

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A Napoli, contro il Napoli.

Una prova di carattere che vorrebbe dire tanto per il morale della squadra e dei tifosi;partita delicata tanto da veder sostituito all'ultimo minuto il direttore di gara Rocchi al posto di Di Bello.

Fonseca lascia in panchina Bruno Peres e Kolarov, puntando su un'insolita difesa a tre con Mancini Smalling e il poco convincente Ibanez, ma con il ritorno di Pau Lopez tra i pali, infoltisce il centrocampo cercando forse più filtro con Zappacosta,Pellegrini, Veretout e Spinazzola, torna Dzeko in attacco con il supporto di Mkhitaryan e Kluivert.

Gattuso auspica un 4-3-3 di potenza con Meret in porta, Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly e Mario Rui a difendere, Fabian Ruiz, Demme e Zielinski a centrocampo e Callejon, Milik, Insigne in attacco.

I partenopei partono subito agguerriti, forti della deludente ripresa avuta dalla Roma, affossata anche dalle polemiche di questi giorni.

La tensione è palpabile e nei primi minuti gli uomini di Fonseca gestiscono come possono il Napoli, molta prudenza in realtà, volta più ad evitare l'avvicinamento degli avversari nella propria metà campo sebbene subiscano un pressing alto e l'aggressività nei contrasti.

Nonostante un pizzico di sicurezza in più, il Napoli sembra prendere le misure, tenta l'approccio ma con poca convinzione merito anche della Roma che non appare così pericolosa. Davanti Zielinski ,Koulibaly e Fabian Ruiz cominciano a sfruttare le incertezze della difesa, tra i pali un rassicurante Pau Lopez respinge in un paio di occasioni due palle più insidiose che davvero pericolose, salvo poi agire in maniera sicura su un doppio intervento di Callejon, mentre in attacco ancora non si riesce a superare la linea di centrocampo se non in una singola occasione dopo il quarto d'ora, prontamente contenuta da Milik.

Un palleggio sterile, cross e passaggi al limite del consentito, poca precisione e coordinazione, l'ennesimo rimaneggiamento in campo crea più confusione che unità di intenti e la tattica di rientro adottata dal Napoli, garantisce sempre quella superiorità numerica che non lascia spazio ad una vera e propria azione di avvicinamento della Roma, ed in attacco gli uomini di Gattuso possono fare affidamento sul lavoro delle mezzali.

Se non ci fosse stato lo stop del campionato dovuto al Covid-19, viste le temperature, l'orario ed il periodo, parrebbe di assistere ad un'amichevole estiva, quando l'incontro tra i primi acquisti e le vecchie linee è ancora troppo acerbo da poter essere chiamato “squadra”.

In questo primo tempo, l'unico sussulto di forza e grinta arriva dalla panchina, le urla di quel Gattuso “Ringhio”, che neanche a bordo campo riesce a trattenere la sua straripante verve, morde e aggredisce i suoi come in un moto di rabbia, quasi a voler spingere con impeto la palla in porta. L'azione di Pellegrini, seppur carica di buoni intenti viene deviata dal portiere avversario in corner e l'angolo, battuto dallo stesso Pellegrini viene intercettato da Manolas, un po' fuori forma, anche se a movimentare il match si affacciano spesso il giocatore romano e Spinazzola, con un Mario Rui in gran forma nelle retrovie ed un Callejon che acquista sempre più vigore con il passare dei minuti. Fuori Smalling per infortunio purtroppo, anche se la sua prestazione è risultata deludente anche in questa occasione, dentro Fazio.

Al 30' comincia a vedersi un po' di Roma, con una buona triangolazione Mkhitaryan/Dzeko /Zappacosta, ma il cambio di fronte è repentino e vede ancora una volta un Milik spiritato, arrivare agevolmente davanti a Pau Lopez per colpire, fortunatamente una traversa mai così preziosa.

Salgono i ritmi, la squadra giallorossa spezza l' empasse e alza il baricentro sfruttando le sponde di Fazio e Ibanez per verticalizzare. Il Napoli è costretto a cedere metri a centrocampo e pur rimediando una punizione da buona posizione, Mancini respinge costringendo ad una ribattuta a fondo campo. Sprazzi di vitalità, ma gioco frammentato da diversi falli e chiusure laterali che costringono i giocatori a ripartire continuamente creando troppi stop che minano la continuità.

Una partenza rallentata che solo intorno al 40' regala qualche azione degna di nota ma mai veramente efficace ai fini della realizzazione. Buono il rientro tra i pali del numero uno giallorosso che, nonostante la grande fatica della squadra, regala qualche sicurezza in più, tanto da permettere alla difesa di reggere al supporto richiesto in avanti.

L'impressione generale è che persista un forte scollamento tra gli interpreti, una mancanza di comunicazione come in una novella Babele, talmente tanto assurda quanto reale.


Nella ripresa ancora Napoli in avanti con un doppio corner dalla sinistra del portiere giallorosso, prima respinto dalla difesa e poi rubato dai giallorossi che innescano un contropiede di Dzeko che, in un retropassaggio verso Mkhitaryan vede in Koulibaly l'artefice di un fallo da punizione che Pellegrini non gestisce al meglio.

Il palleggio a centrocampo continua ad essere la strategia preferita dalle due formazioni, un continuo scambio di fronte improduttivo che favorisce il possesso palla, creando solo una forte densità che alla fine premia i napoletani;apertura sulla destra di Mario Rui che lancia Callejon in porta, interviene Ibanez da dietro ma la zampata avversaria supera in scivolata anche il portiere ed il gol dell' 1-0 capeggia sul tabellone dello stadio vuoto.

Una sofferenza che forse scuote gli animi, Dzeko serve Mhkitaryan , l'attaccante verticalizza verso la porta, si accentra superando il difensore e dai 20 metri scarica con il destro la palla alle spalle di Meret, un pareggio insperato per come si erano messe le cose.

Il gol dell'armeno alza la media dei giocatori degni di menzione in una formazione che lo affianca per impegno solo a Pellegrini e Pau Lopez, per i restanti interpreti solo un diplomatico silenzio esteso anche a quel Dzeko che di speranze ne aveva data qualcuna. Anche nel Napoli poca qualità, a salvarlo Insigne sempre sul pezzo, si nasconde ma lascia intendere di essere sempre a disposizione; tracolla Manolas, in grado di dare il meglio di sé solo sotto pressione; poca spinta anche per Mertens a cui si sovrappone una prova di grande spessore data da Mario Rui che ha macinato chilometri e mostrato un ottimo senso della posizione e appena dietro di lui Zelinski a cui manca davvero poco per il grande salto .

entra Maximovic esce Manolas.

Esce Kluivert ed entra Zaniolo, prima uscita in campo dopo il terribile infortunio che lo ha visto protagonista questo inverno. Aria ai piedi, e primi calci alla serie A, uno di quegli elementi che ci è mancato e sta mancando troppo.

Guardando queste partite, gestite in maniera piuttosto approssimativa dalla Roma,ma anche dagli stessi avversari, sembra che ci si stia trascinando ad un livellamento verso il basso, dove la competitività viene meno ,dove un avversario così, in un altro momento storico sarebbe stato fatto a pezzi; quasi a confermare l'ipotesi che la spinta del pubblico fosse necessaria per l'orgoglio, tolta quella anche la motivazione pare meno pregnante. Stallo, ancora lo stagnarsi del gioco in attesa che trascorrano i minuti sul cronometro, costringono Fonseca all'ennesimo cambio, fuori Pellegrini, dentro Cristante, ancora tanto palleggio finché dalla sinistra proprio l'uno due Mertens/ Insigne crea una progressione in porta dalla distanza, con un tiro a giro angolatissimo che si posa proprio alle spalle di Pau Lopez. Gol spettacolare, impossibile da parare che regala ai partenopei il vantaggio e quella stretta in più nelle fasi di attacco. 2-1.

All'82' Rocchi annulla il terzo gol del Napoli per fuorigioco e Gattuso manda a riposo Fabian Ruiz per Elmas. I padroni di casa sembrano soddisfatti del risultato, pur continuando ad essere ben presenti in fase di attacco con la Roma piegata completamente nella sua metà campo, attonita, quasi impassibile,incapace di iniziativa e, ahimè, totalmente soggiogata. Inesistenti i reparti in campo, un marasma di giocatori che si confondono e vagano dietro ad un pallone senza una meta precisa, avanti e indietro, dove non esistono ruoli e posizioni, dove un Veretout passeggia sulla fascia fuori dall'area e Kluivert boccheggia davanti alla telecamera.

Credo sia troppo per tutti. Davvero troppo.


Tarani Laura

fonte immagine emanuele gambino 

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