HELLAS VERONA INTER 2-2

CAMBIA TUTTO MA NON CAMBIA MAI NULLA.

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LE FORMAZIONI UFFICIALI:

HELLAS VERONA (3-4-2-1): 1 Silvestri; 13 Rrahmani, 21 Gunter, 24 Kumbulla; 5 Faraoni, 34 Amrabat, 4 Veloso, 23 Dimarco; 88 Lazovic, 32 Pessina; 9 Stepinski. A disposizione: 22 Berardi, 96 Radunovic, 6 Lovato, 7 Badu, 10 Di Carmine, 14 Verre, 18 Lucas, 28 Terracciano, 33 Empereur, 98 Adjapong. Allenatore: Ivan Juric.

INTER (3-4-1-2): 1 Handanovic; 37 Srkiniar, 6 de Vrij, 2 Godin; 87 Candreva, 77 Brozovic, 5 Gagliardini, 15 Young; 20 Borja Valero; 9 Lukaku, 7 Sanchez. A disposizione: 27 Padelli, 46 Berni, 8 Vecino, 10 Lautaro, 13 Ranocchia, 18 Asamoah, 24 Eriksen, 30 Esposito, 31 Pirola, 32 Agoumé, 34 Biraghi. Allenatore: Antonio Conte.

LA SQUADRA ARBITRALE:

Arbitro: Irrati. Assistenti: Passeri, Lo Cicero. Quarto Uomo: Ros. VAR e Assistente VAR: Orsato, Cecconi.

LA PARTITA:

Raccontare la migliore di ieri e pubblicare il racconto all’interno di una rubrica dedicata all’Inter è davvero complicato perché in realtà la gara di Verona, dall’Inter semplicemente non è stato giocata. Basti dire che alla prima azione della gara da parte del Verona dopo appena due minuti di gioco Skriniar che rientrava da una squalifica di tre giornate si fa ridicolizzare da una scorribanda di Dimarco che serve Lazović sul secondo palo; l’ex giocatore del Genoa si fa trovare pronto e batte Handanovic. L’inizio di partita potrebbe sembrare la cosa peggiore a cui poter assistere ma in realtà è soltanto la punta dell’iceberg di una serata semplicemente terrificante da parte dei nerazzurri, incapaci per tutto il primo tempo di organizzare la minima reazione d’orgoglio ad un punteggio negativo che segue già un periodo in cui la squadra allenata da Conte necessitava di dare risposte positive sulla propria fame e competitività. Certamente non è successo nulla di tutto questo durante il primo tempo del Bentegodi. I ritmi di gioco tenuti dalla squadra di Juric sono stati dieci volte superiori a quelli tenuti dall’Inter nelle rare volte in cui i nerazzurri hanno provato senza fortuna e convinzione a tenere palla. Il Verona ha vinto costantemente ogni duello individuale, Miguel Veloso e Amrabat in mezzo al campo sono sembrati la copia ringiovanita di Xavi-Iniesta, mentre gli esterni della squadra scaligera Lazović e Dimarco parevano Frecciarossa confrontati con locomotive a vapore. A completare il quadro decisamente desolante va aggiunta una difesa a tratti imbarazzante, anche per la testardaggine di Conte nell’insistere sullo schieramento a tre: non ha saputo fare sostanzialmente nulla e ha visto i giocatori del Verona arrivare da tutte le parti. L’Inter sembra svegliarsi soltanto intorno alla mezz’ora di gioco quando alzando leggermente il ritmo la squadra prova a schiacciare per qualche minuto il Verona nella propria zona difensiva andando al tiro soprattutto dalla distanza con Borja Valero, Gagliardini, Brozovic e Sanchez; solo in occasione di un paio di tiri del cileno il portiere del Verona Silvestri si deve sporcare i guantoni. Questi pochi minuti di pressione sono però illusori e dopo qualche minuto il Verona torna a spingere e soltanto la fortuna sorride ai nerazzurri nel finale della prima frazione di gioco quando Miguel Veloso, approfittando della libertà concessa dalla difesa nerazzurra in vacanza riesce ad arrivare al limite dell’area e calciare verso la porta ma il portoghese colpisce il palo. Termina dunque con il Verona in vantaggio solo di un gol un orribile primo tempo da parte dell’Inter.

La seconda frazione di gioco comincia con Candreva che si rende protagonista di una buona azione personale che lo libera al tiro ma Silvestri è bravo ed efficace nell’opporsi alla conclusione. Sugli sviluppi di un calcio piazzato battuto da Godín un paio di minuti più tardi Lukaku prova a concludere verso la porta avversaria ma il destro non impensierisce il portiere veronese. Sono però le avvisaglie di un momento di partita positivo per l’Inter che si concretizza con il gol del pareggio che arriva al 49º minuto quando Lukaku protegge bene palla e gira verso la porta ma colpisce il palo; sulla respinta si fa trovare pronto Candreva che vince il duello individuale con Dimarco e scocca un tiro rasoterra che si infila alle spalle di Sìlvestri. Sembra essere dunque cambiata l’inerzia della gara in questa parte dell’incontro ed al 55º sempre su quella fascia di competenza si ripete il duello Candreva-Dimarco con l’ex nerazzurro che è particolarmente sfortunato nel trovare una deviazione fatale per Silvestri sugli sviluppi di un tiro da parte di Candreva che probabilmente non sarebbe stato irresistibile. Proprio quando sembra che la partita vada verso i binari più favorevoli ai nerazzurri si torna alle vecchie e malsane abitudini di camminare per il campo, ricorrere in continuazione ad insensati passaggi verso Handanovic e gestire il possesso palla con ritmi imbarazzanti. Ovviamente come spesso succede a Conte, il ricorso alle sostituzioni è limitato e tardivo mentre il Verona con alcuni cambi riesce a trovare la spinta necessaria per cambiare ritmo nel finale. Anche in questa parte di partita la squadra nerazzurra si conferma in clamoroso debito di ossigeno, con poche idee e piuttosto confuse e una velocità di manovra ai limiti dell’imbarazzante. Al 74º buona occasione per l’Inter che con un cross di Gagliardini serve una palla interessante per Borja Valero che colpisce di testa ma non inquadra lo specchio della porta. Come detto al netto di questa iniziativa estemporanea appare evidente la maggior freschezza fisica del Verona che all’86º trova il gol del pareggio sugli sviluppi di un inserimento offensivo in zona centrale di Miguel Veloso che dopo il palo colpito nel primo tempo trova meritatamente la via del gol condannando l’Inter all’ ennesima prova incolore di un’ultima parte di stagione che ricorda tanto e troppo da vicino quelle delle stagioni precedenti, quando da febbraio in avanti la stagione si trasformava in un vero e proprio incubo per cui si cominciava a pregare che il supplizio finisse presto. Era proprio questo l’aspetto su cui l’arrivo di Conte avrebbe dovuto influire positivamente ma da questo punto di vista si può tranquillamente dire che questo progetto sta mostrando delle clamorose crepe e non ci sarebbe da stupirsi se l’immunità dai processi di cui ha goduto fino a questo momento l’ex allenatore, tra le altre di Juventus e Chelsea, finisse e il suo operato fosse messo seriamente in discussione in vista della prossima stagione, L’Inter non potrà certamente più permettersi di scivolare nell’anonimato più assoluto proprio nella parte di stagione che dovrebbe portare a raccogliere i frutti di un anno di lavoro. Poco regge infatti la scusa del giocare d’estate e ogni 72 ore perché il quadro è così per tutti ma nessuna squadra al netto delle diverse qualità tecniche sembra soffrire così tanto a livello di tenuta atletica durante i 90 minuti.

Federico Cesste 

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