CHROMATIC HARMONIES Al Museo Crocetti Fino Al 16 Settembre

CHROMATIC HARMONIES Al Museo Crocetti Fino Al 16 Settembre

Il Premio d'Arte Internazionale Cromatic Harmonies nella cornice dello storico museo sulla via Cassia - di Alessia de Antoniis

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Fino al 16 settembre il museo Crocetti ospita le opere del PREMIO D'ARTE INTERNAZIONALE "CHROMATIC HARMONIES" organizzato dalla Arte Borgo Gallery

In due votazioni successive la giuria, composta dal Presidente Simona Sarti, artista e Art Director; Cinzia Folcarelli e Laura Turco Liveri Storiche e Critiche dell’Arte; Biagio La Cagnina, artista; Alessia de Antoniis, giornalista, ha esaminato le opere degli artisti Agudelo, Patrizia Almonti, Isabella Angelini, Beate Christiana Batiajew, Patricia Blok, Lesley Bunch, Lidia Ciolfi, Davide Ferraris, Waltraud Gemein, Goldyn, Dag Hol, Rita Klein, Antoni Kowalski, Silvana Landolfi, Majd, Lorenzo Maniscalco, Lee Panizza, Sal Ponce Enrile, Elio Rizzo, Marzia Sacchiero,Sandra Schawalder, Joakim Sederholm, Maria Stamati, Anna Tonelli, Mirella Ventura, esposte al Museo Crocetti di Roma alla Mostra Premio d'Arte Internazionale Chromatic Harmonies.

Con l'opera Il mio grido, olio su tela, cm 150x120, la giuria ha scelto come prima classificata Anna Tonelli, “per la valenza emotiva e il forte impatto visivo del tema scelto per la sua opera. Le grandi dimensioni, il movimento della figura e la tecnica usata consentono alla pittrice di attraversare la parete invisibile che separa figurazione e spettatore, creando una circolarità espressiva tra la propria realtà emotiva e l'esterno da sé, conferendo grande efficacia comunicativa all'opera”.

La tela, in blu di Parigi, è stata realizzata durante il lockdown. “Il mio grido - spiega l'artista – è il mio grido di dolore per le ingiustizie. Non nasce dalla rabbia per dover stare chiusa, ma per il sistema distorto nel quale viviamo. È un grido verso le istituzioni che non funzionano, per la mancanza di vera solidarietà, per le persone che stanno morendo sole. Il mio grido è per questa umanità che si disinteressa della sofferenza. Non riesco a dipingere fiorellini. Ho bisogno di gridare quello che ho dentro. La donna del mio quadro grida soffrendo per le ingiustizie, per la cecità degli uomini che continuano a non imparare neanche da una tragedia come quella che stiamo vivendo”.

Il secondo premio è andato alla vivacità cromatica e concettuale degli scatti dell'artista tedesca Katharina Goldyn. La giuria ha scelto l'opera Bride, photo on paper, cm 70x50, perché “organizza, nello spazio rettangolare della carta fotografica, ritmi lineari e decise zone compositive che, unite alla giocosità onirico-visionaria e grottesca dei particolari iconografici, consentono all'artista di affrontare temi anche drammatici”.

La sua donna è una denuncia vivente contro una società stereotipata, vittima del consumismo, dove le donne sembrano aver dimenticato le conquiste del secolo scorso. Bride, che ricorda, in maniera caricaturale, le femministe degli anni Sessanta, ha una vena provocatoria estremamente attuale: è una denuncia contro l'accettazione dei valori maschili nella definizione dei canoni estetici femminili. Un'opera feroce contro il conformismo e gli stereotipi, di forte impatto visivo. Potrebbe benissimo essere un manifesto per la campagna contro il body shaming.

Terza classificata, con l'opera Save Antarctica. La donna Kril, olio su tela, cm 110x110, Isabella Angelini. La giuria l'ha scelta perché “dedica la propria capacità espressiva e perizia tecnica a tematiche ambientali, riassumendo, grazie ad un iperrealismo visionario e simbolico, le fila di un discorso globale che vede nel regno animale il proprio centro”.

Le visioni di Iabella Angelini sembrano emergere da un dialogo interiore tra la sua personalità e un mondo fantastico che, grazie al linguaggio dei simboli, comunica con lo spettatore ad un livello non razionale.

Nella tela esposta dominano i tre colori della Grande Opera: il nero della morte, il bianco della purificazione e il rosso della rinascita e delle nozze alchemiche degli opposti.

L'Antartico, la parte inferiore del mondo, quella sulla quale il globo terracqueo sembra idealmente poggiare, vede sorgere dalle sue acque glaciali una donna. Una donna che unisce il blu dell'acqua, elemento primordiale, femminile, al rosso del fuoco, maschile, e che ha la vita nelle sue mani, rappresentata da una sfera in formazione. Quasi a voler raccontare di una forza vitale, generatrice, femminile, che salverà il mondo riunendo ciò che fu diviso.

Cromatic Harmonies, non è solo una combinazione di colori e di tecniche, ma un crogiolo di idee e percezioni sull'universo femminile.

Come le opere dell'artista valdostano Davide Ferraris. I suoi troni, ispirati alle forme femminili, si snodano sinuosi come eteree mannequins. “La seduta – spiega Ferraris - è il fondoschiena della donna che, in forma gentile, è diventata una forma naturale della natura. Ha una forma sinuosa, mai volgare. Ho immaginato una donna seduta, stilizzata e l'ho chiamata “Throne” Ho realizzato con lo stesso spirito le mie sedute in marmo di Verona. I miei troni sono opere dedicate alle donne, che ricordano la sinuosità delle antiche immagini di madre natura, la madre terra”. Quella lignea esposta al Museo Crocetti è realizzata con un tronco di 300 chili scolpito con una motosega, poi rifinito e levigato a mano.

Tra le numerose presenze femminili, l'artista anglo-libanese Majd espone una versione del suo “Narcisu” che, a differenza del primo realizzato, è in bronzo ricoperto di patina verde. “Il primo è più tradizionale – spiega Majd – mentre qui ho voluto realizzare un'opera completamente moderna. Questa particolare copertura verde fosforescente si illumina al buio. Nella tradizione, Narciso riflette se stesso nell'acqua, mentre io ho voluto che riflettesse su se stesso. L'ho realizzato che poggia una mano su un libro che lessi anni fa. Trattava di filosofia, teologia e teosofia. Un libro molto spirituale, il cui titolo dice “rifletti su questo”. Ho immaginato che Narciso lo abbia letto e, per questo, riflette su se stesso e non se stesso”.

Ancora una volta la gallerista romana Anna Isopo, curatrice della mostra, è riuscita a realizzare un dialogo tra artisti di diverse nazionalità. Un'altra riuscitissima prova di come le arti visive, che siano pittura, fotografia o scultura, trascendano i limiti della parola e superino i confini sempre più marcati di una società, come quella attuale, affatto globalizzata.

Presente all'evento l'ambasciatrice del Libano in Italia, la dottoressa Mira Daher.

Felice che il suo Paese sia stato rappresentato da una apprezzatissima artista come Majd, ha sottolineato come le donne in Libano possono liberamente esprimere la propria arte. “Il Libano è un Paese dove chiunque ha la possibilità di mettersi alla prova. Uomo o donna che sia, da noi le persone vengono apprezzate per il lavoro che svolgono. Il Libano è un Paese dove, per una donna, è assolutamente possibile realizzarsi, spesso più facilmente che in Italia. Sono una donna libanese e sono un'ambasciatrice. Abbiamo artisti eccellenti che, al pari degli artisti italiani, espongono in tutto il mondo. Nel nostro dna, soprattutto dal punto di vista artistico, Oriente e Occidente si fondono, creando qualcosa di bello e di nuovo. Le nostre università formano artisti eccellenti. Coltiviamo relazioni con atenei italiani e progetti di scambio. Eventi come questo rappresentano una grande opportunità per far conoscere aspetti diversi e più veri della nostra cultura, che spesso non vengono evidenziati dalla stampa. Sono orgogliosa, come ambasciatrice e come donna, di poter essere qui con una artista, donna, del mio Paese”.


Alessia de Antoniis

Apertura al pubblico dal 5 al 16 settembre 2020
Orari mostra: dal lunedì al venerdì 11.00 | 13.00 – 15.00 | 19.00
sabato 11.00 | 19.00

info:
Arte Borgo Gallery Roma
345 – 22.28.110
info@arteborgo.it
www.arteborgo.it

Museo Crocetti
Via Cassia, 492 – Roma
06-33711468



























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