D.N.A. - Dopo La Nuova Alba. Di Alessia De Antoniis

D.N.A. - Dopo La Nuova Alba. Di Alessia De Antoniis

Una squadra affiatata che ha lavorato su un testo complesso. Al Teatro Basilica fino all'11 ottobre.

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Bravissimi gli attori di D.N.A. - Dopo la Nuova Alba. Riuscire a far arrivare emozioni, a tenere lo spettatore legato allo spettacolo, nonostante la mancanza di un testo comprensibile a uno spettatore medio, significa essere bravi. Merito anche del regista Alessandro Di Murro.

I tempi sono sostenuti, il ritmo incalzante, non ci sono vuoti, la recitazione è potente, la scenografia di Laura Giannisi ben studiata e di sicuro effetto nonostante la sua essenzialità. Ma, alla fine, uno esce senza un'idea chiara. Emozionato, ma senza un messaggio. Forse senza aver ben chiaro come siano andate le cose.

“DNA – Dopo la Nuova Alba” vuole essere un trucco di magia, un gioco di prestigio drammaturgico, che disorienta lo spettatore tra mondi lontanissimi e tempi paralleli con l'obiettivo di squarciare il nostro mondo e il nostro tempo.- recita il comunicato stampa. Se lo scopo di Anton Giulio Calenda era quello di disorientare lo spettatore, lo spettacolo credo abbia raggiunto il risultato.

Quello che arriva dall'inizio alla fine è un senso di angoscia. A partire dal suono delle sirene di un'ambulanza all'inizio, continuando con i toni recitativi, fino alla scenografia composta da panelli mobili che trascinano gli attori quasi addosso al pubblico.

Si è poi pervasi da un senso di impotenza, quasi fossimo anche noi rinchiusi in una camicia di forza come Eleonora Notaro e Laura Pannia, forzate a un'innaturale posizione che le inchioda a moderni pali di tortura come antiche streghe, le lega ai pannelli mobili costrette ad imparare a subire violenza. La loro recitazione è potente e il loro impegno fisico ammirevole.

Il luogo dell'azione principale è un ospedale psichiatrico, dove gli uomini esercitano il loro potere aggressivo sulle donne. Dove le donne non hanno un nome, non vengono mai chiamate per nome. Un reparto psichiatrico che recupera donne nella misura in cui riesce ad annullarle.

Sulla scena principale si innestano, come sliding dors che si aprono e chiudono rapidamente grazie ai pannelli mobili, altri quadri, altre storie, altre ossessioni.

Come il ministro – un bravissimo Jacopo Cinque - incapace di assumersi responsabilità, egocentrico, narcisista, autocelebrativo, che a tratti inneggia ad un passato stereotipato. Uomo debole e inetto che racchiude in sé la pochezza dell'ideale contemporaneo di uomo di potere.

Come i due pellegrini, un giovane e uno anziano, che vagano in un deserto alla ricerca di qualcosa di indefinito. Forse un maestro e un discepolo, o due generazioni diverse. Il deserto potrebbe essere nella loro mente o nella società nella quale vivono. O in entrambi. L'unica certezza è che continuano a vagare. Forse perché è difficile trovare qualcosa se non si sa cosa cercare.

Nelle note d'autore, Anton Giulio Calenda scrive: “ questo è ciò che voglio significare con questa strana storia: l'auspicio di sovvertire al più presto un'eredità millenaria, un pesante DNA, in un nuovo mondo cui assisteremo solo Dopo che avremo avuto il coraggio di annunciare una Nuova Alba.

Ma perché una nuova alba dovrebbe portare risultati diversi se tutti fanno esattamente quello che hanno sempre fatto? Perché lo annunciamo? Mi sembra, modestamente, un po' tautologico.

Una squadra affiatata che ha lavorato su un testo complesso.

Un lavoro che colpisce anche senza avere chiarezza del perché.


Alessia de Antoniis

Fino all'11 ottobre

Teatro Basilica

D.N.A.

Dopo la Nuova Alba

di Anton Giulio Calenda

regia Alessandro Di Murro

un progetto del Gruppo della Creta

con Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Maria Lomurno, Eleonora Notaro, Laura Pannia

musiche originali di Enea Chisci

scene e costumi Laura Giannisi

aiuto regia Tommaso Cardelli

assistente alla regia Jessica Miceli

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