ADDIO A PAOLO ROSSI, EROE ITALIANO

UN TUMORE CI PORTA VIA PAOLO ROSSI, ATTACCANTE MUNDIAL.

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Ancora brutte notizie in questo funesto 2020. Se ne è andato anche lui, l’eroe Mundial del 1982, capocannoniere e pallone d’oro nello stesso anno, Paolo Rossi detto Pablito non c’è più.

A portarselo via è stato un tumore ai polmoni.

In pochi sapevano che stava male, nemmeno gli addetti ai lavori più informati erano a conoscenza del male che aveva colpito Paolo Rossi. La sua capacità di nascondere e dividere vita privata da quella pubblica, la discrezione che anche in tv veniva fuori quando era chiamato a commentare in Rai, una persona perbene che anche quando, si presume, abbia sbagliato ha sempre pagato in prima persona senza clamori ne polemiche.

Era un attaccante non esplosivo, non potente ma sempre presente in area di rigore pronto a colpire, a giocare di anticipo, prendere il tempo ai difensori era la sua arte maggiore, poi bisognava solo appoggiare la palla in rete, di testa, di petto, di ginocchio o di nuca, una volta rubato il tempo all’avversario il gioco era fatto. Era partito ala, per il suo fisico minuto e veloce, qualcuno, Fabbri, lo trasformò in un rapace d’area e la storia è stata scritta, un mondiale alzato al cielo, pallone d’oro più quattro scudetti, Coppa Italia, Coppa delle Coppe, Supercoppa Europea e Coppa dei Campioni. Enzo Bearzot il tecnico che l’ha saputo valorizzare prima nel finale degli anni 70, poi aspettandolo quando oramai tutti l’avevano messo all’angolo per il calcio scommesse, nel 1982 al mondiale, ancora difeso contro tutto e tutti nelle prime partite quando Rossi, minuto e scavato nel volto arrancava senza trovare il gol, poi il resto sappiamo tutti come è andato, Pablito ha ricambiato sia il tecnico che l’Italia intera. Bearzot per portare Rossi al mondiale sacrificò un certo Roberto Pruzzo, non poteva portare entrambi perché sapeva che se Rossi avesse steccato la prima mondiale l’opinione pubblica si sarebbe scagliata contro Rossi, distruggendolo, il “vecio” ha vinto la propria scommessa, l’Italia mondiale ringrazia.

Il Mondiale del 1982 è un qualcosa di impressionante per i tifosi italiani, Rossi che abbatte il Brasile, Conti decisivo sempre migliore in campo, Scirea, Zoff e l’urlo di Tardelli. Quella squadra è nella storia e Rossi ne rappresenta la copertina, grazie al ragazzo gracile e con i ginocchi a pezzi, tutta l’Italia si è sentita in cima al mondo, caroselli, feste di piazza, identificazione nazionale. Paolo Rossi, un uomo dal cognome più diffuso in Italia, era l’Italia intera, da nord a sud, dalla Juventus al Catania, ha unito un popolo che in profonda crisi nazionale tentava di alzare la testa.

Lui si stupiva che ancora negli anni 2000 veniva fermato per strada per essere acclamato, abbracciato e amato. La sua forza era la discrezione ma il popolo, la gente, riconosce e acclama il proprio eroe anche se schivo, amandolo per quello che ha rappresentato, per quello che ha fatto sul campo che poi riecheggia per l’eternità.

Giuseppe Calvano

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