Dpcm Dichiarati Incostituzionali. Il Governo è Fuorilegge.

Dpcm Dichiarati Incostituzionali. Il Governo è Fuorilegge.

Una clamorosa sentenza del tribunale di Roma dichiara i Dpcm illegittimi ed incostituzionali, ecco perché.

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È ufficiale. Gli atti del governo sono illegittimi ed incostituzionali. Da quasi un anno il premier Giuseppe Conte si è praticamente attribuito pieni poteri e, di fatto, ha esautorato il Parlamento ed imposto un “Comitato Tecnico Scientifico”, ponendo così la parola fine alla democrazia in Italia. Che i vari Dpcm non fossero del tutto legali era già stato messo in evidenza da tempo dai più autorevoli costituzionalisti. Ora c’è l’ufficialità.

Il tutto è stato spiegato e dettagliatamente scritto lo scorso 16 dicembre nella sentenza di una causa civile, la 45986/2020. Il contenzioso era stato aperto contro un esercizio commerciale per mancati pagamenti dei canoni di affitto a causa della chiusura per Covid. Così, dopo lunga ed attenta analisi, un giudice del Tribunale di Roma ha concluso che i Dpcm sono “viziati da violazioni per difetto di motivazione” ed ha proseguito affermando che i Dpcm sono “in realtà viziati da molteplici profili di illegittimità e, come tali, caducabili”, in breve non hanno valore di legge, dunque sono illegittimi, carta straccia. Sostanzialmente, il giudice ha affermato che il governo sta agendo fuori dalle norme dello Stato democratico e, dunque, sta violando le leggi. Ancora, si può leggere: il Dpcm “non è di natura normativa ma ha natura amministrativa”, questo vuol dire che per essere realmente valido dovrebbe far riferimento ad una legge e dunque dovrebbe passare per il parlamento come previsto dalla nostra giurisprudenza. La compressione delle libertà individuali e dei diritti fondamentali dei cittadini è dunque un’azione fuori legge ed il tutto viene avvalorato dalla citazione, da parte del tribunale civile di Roma di “tutti i Presidenti Emeriti della Corte Costituzionale, Baldassarre, Marini, Cassese”.

Questi provvedimenti, infatti, potrebbero essere legali solo nel caso in cui ci si trovasse in “stato di guerra” e solo se esistesse una legge che attribuisse il pieno potere al Consiglio dei Ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario, ma, di fatto, questa legge non c’è e dunque i Dpcm sono illegittimi e fuorilegge. Questo vale sia per i Dpcm della prima fase sia per gli attuali. Così prosegue il giudice: “Hanno imposto una rinnovazione della limitazione dei diritti di libertà che avrebbe invece richiesto un ulteriore passaggio in Parlamento diverso rispetto a quello che si è avuto per la conversione del decreto ‘Io resto a casa’ e del ‘Cura Italia’ (cfr Marini). Si tratta pertanto di provvedimenti contrastanti con gli articoli che vanno dal 13 al 22 della Costituzione e con la disciplina dell’art 77 Cost., come rilevato da autorevole dottrina costituzionale”.

Ma non è finita qui. I Dpcm sono fuorilegge anche per un'altra importante ragione: per essere considerati atti amministrativi validi, infatti, “devono essere motivati, ai sensi dell’articolo 3 della legge 241/1990. A tale obbligo non sono sottratti neanche i Dpcm”, si legge sempre nella sentenza del Tribunale di Roma. Ora, alla base delle motivazioni che giustificherebbero i Dpcm di Conte ci sarebbero le analisi del fantomatico Comitato Tecnico Scientifico, ma è ormai storia nota che le stesse analisi, come ha spiegato il giudice, sono state rese pubbliche dal governo solo a ridosso delle scadenze dei Dpcm stessi ed anzi, sono state secretate per lungo tempo e classificate come riservate. Pertanto, le reali motivazioni alla base dei Dpcm rimanevano di fatto sconosciute, oltre che illogiche e viziate dalla volontà di potere del governo. “Ritardo tale”, prosegue il giudice, “da non consentire l’attivazione di una tutela giurisdizionale”. Quindi l’obbligo della motivazione non è stato adempiuto e per questo motivo i Dpcm violano anche l’articolo 3 della legge 241/1990.

Una sentenza importante, storica, che induce alla riflessione ed al ragionamento analitico e fa luce su ciò che in realtà era già abbastanza evidente a molti: la totale illegittimità dei Dpcm e l’incostituzionalità degli stessi. È utile ricordare che già ad agosto 2020 un giudice di pace di Frosinone, accogliendo un ricorso contro la contestazione di una multa durante il primo lockdown, aveva definito i Dpcm illegittimi. Nello specifico della sentenza, la 516/2020, il giudice di pace spiegò come “nell'ordinamento giuridico italiano non esiste una fonte normativa di rango costituzionale o avente forza di legge ordinaria che consenta di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario. In conseguenza, la deliberazione dello stato di emergenza del 31.1.2020 è illegittima e vanno annullate le sanzioni comminate per violazione delle misure anticontagio. Ciò, anche in ragione del fatto che l'obbligo di permanenza domiciliare può essere adottato solo con atto motivato dell'Autorità Giudiziaria, sicché il divieto generale e assoluto di spostamento disposto con DPCM del 9.3.2020, in conseguenza del rischio sanitario, si pone in contrasto con l'art. 13 Cost.”

Tra l’altro, il numero di morti per Covid in Italia conferma ancora una volta l’incapacità di gestione della pandemia stessa da parte del governo e l’utilizzo dell’emergenza esclusivamente come mero strumento di mantenimento del potere. Eppure, il governo dei proclami su Facebook e delle dirette di mezzanotte rimane al potere indisturbato, con il silenzio assenso del Presidente della Repubblica e buona pace di molti esponenti politici, lo stesso assordante silenzio dei costituzionalisti di sinistra che preferiscono tacere piuttosto che contraddire l’autorità del governo non votato. Alcune voci fuori dal coro si erano levate già durante il primo lockdown, ad aprile 2020 era stato il noto costituzionalista Sabino Cassese a dare un importante “sveglia” agli italiani, dichiarando: “Nell’interpretazione della Costituzione non si può giocare con le parole. Una pandemia non è una guerra. Non si può quindi ricorrere all’articolo 78. La Costituzione è chiara. La profilassi internazionale spetta esclusivamente allo Stato (art. 117, II comma, lettera q). Lo Stato agisce con leggi, che possono delegare al governo compiti e definirne i poteri. La Corte costituzionale, con un’abbondante giurisprudenza, ha definito i modi di esercizio del potere di ordinanza «contingibile e urgente», cioè per eventi non prevedibili e che richiedono interventi immediati. Le definizioni della Corte sono state rispettate a metà. Il primo decreto-legge era “fuori legge”. Poi è stato corretto il tiro, con il secondo decreto-legge, che smentiva il primo, abrogandolo quasi interamente. Questa non è responsabilità della politica, ma di chi è incaricato degli affari giuridici e legislativi. C’è taluno che ha persino dubitato che abbiano fatto studi di giurisprudenza”.

Di fatto a nulla sembrano valere le sentenze dei Tribunali, gli appelli dei costituzionalisti, le riflessioni delle menti più illuminate e pensanti, Giuseppe Conte prosegue a calpestare decenni di storia della democrazia italiana e, nonostante il governo abbia ormai messo in ginocchio l’economia italiana, nonostante non sia stato minimamente in grado di gestire la pandemia, nonostante i migliaia di morti per Covid, per ritardi e per fame, nonostante sia stato in grado di devastare un Paese nel giro di un solo anno, nonostante tutto ciò, sembra che nessuno abbia la reale autorevolezza o forse volontà per fermarlo.

Di Erika Gottardi

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