CHE PECCATO.

DERBY SENZA TIFOSI, LA PRIMA E SPERIAMO ULTIMA VOLTA.

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Maledetto Covid! Ancora una volta! Ci hai tolto parenti, amici e conoscenti, hai costretto il mondo a non abbracciarsi più, quasi a non avere più contatto umano, fondamentale per l’uomo fin dalla sua nascita.

Il calcio, che probabilmente resta la cosa più importante fra le meno importanti della vita, ha cercato di andare avanti, partite senza pubblico e tutti davanti alla tv a cercare di non perdere quel tifo che lo capisci soltanto praticandolo. Curva, distinti e poi tribuna è normalmente la crescita costante per un tifoso, da ragazzetto euforico con il petto in fuori urlando per i suoi beniamini alla tribuna quando gli anni passano inesorabili e si vuole anche godere la partita e non farsela raccontare come succede in curva, passando per i distinti quando le partite valgono una Coppa o un evento che riguardano finali, soltanto perché, non si fa in tempo a prendere una curva.

A meno di un'ora dall’inizio del derby della Capitale lo stadio è vuoto, tribuna stampa che si va riempiendo mantenendo sempre e comunque le distanze, ma l’aria che si respira è strana, scomposta, quasi da lutto. Un peccato davvero, il derby, per i 60mila non presenti allo stadio, è la partita stessa, il risultato e il post gara. Per chi allo stadio c’è sempre stato il derby è arrivare 3 ore prima, mangiare un panino e aspettare gli striscioni, i cori e gli sfottò. Si raccontano migliaia di aneddoti, passati a voce da nonno a nipote, prese in giro ricordando, e delle volte imbrogliando, su cosa c’era scritto davvero sullo striscione o l’ora della messa in scena. Poi c’erano le banane gonfiabili, tenute ben nascoste, per essere sventolate al momento giusto (semmai fosse arrivato), c’era la curiosità di aspettare la scenografia che sarebbe andata in scena di lì a un'ora, scenografia preparata per mesi con la durata all’incirca di 5 minuti dall’ingresso in campo. E tutto andava quasi sempre alla perfezione. Oggi con cellulari, tablet, internet tutto resta immortalato, passa sui social un secondo dopo l’esposizione, una volta si dovevano aspettare i giornali del giorno dopo o i  settimanali calcistici oppure sperare che un cameraman non rispettasse le regole imposte dall’alto, dove il tifoso è semplicemente un teppista, e inquadrasse una curva per più di 3 secondi dopo la messa in onda della scenografia. 

Sono dolci ricordi, aspettiamo presto il post covid per tornare allo stadio, ma siamo sicuri che tutto tornerà uguale? Lo speriamo davvero e nel frattempo c’è un derby da giocare, anzi no, da vincere.


GIUSEPPE CALVANO

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