El Dia Del Galgo. La Verità Sui Levrieri Spagnoli E Come Adottarli

El Dia Del Galgo. La Verità Sui Levrieri Spagnoli E Come Adottarli

Nascere per morire. Ogni anno migliaia di levrieri vengono barbaramente torturati e uccisi senza pietà. La differenza tra la vita e la morte si chiama adozione.

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Oggi è necessario il silenzio, la riflessione, ma, soprattutto, è necessario più che mai proseguire, appoggiare e sostenere con tutti i mezzi a disposizione le attività dei volontari in Spagna ed in Italia. Oggi, 1° febbraio 2021, come ogni anno, inizia il massacro di migliaia di creature innocenti. Il 1° febbraio, infatti termina la stagione venatoria in Spagna ed inizia la strage silenziosa dei levrieri. Per questo motivo è stata istituita la giornata dei Galgo, il “Dia del galgo” appunto, una giornata mondiale nata per omaggiare le migliaia di Galghi e Podenchi vittime dei loro galgueros, i cacciatori. Non tutti sanno cosa accade ai Galghi, per quale motivo vengono allevati, crudelmente addestrati ed infine buttati ed uccisi, soprattutto non tutti sanno come vengono uccisi. È giusto quindi raccontare ancora una volta la realtà che si cela dietro ai Galghi ed ai galgueros. Si tratta di un vero e proprio sterminio con modalità non molto differenti da quelle utilizzate nell’olocausto. Si, perché ai cacciatori non è sufficiente “buttare via” o abbandonare il proprio cane dopo la caccia. I cacciatori seguono minuziosamente riti propiziatori per la stagione successiva. Qual è la reale prassi dunque?

In Spagna ogni anno, decine di migliaia di Galgo ma anche Podenchi, vengono fatti nascere e sono allevati esclusivamente per la caccia. L’incubo inizia sin da piccoli e la selezione viene effettuata da cuccioli: i piccoli che non sono ritenuti idonei alla caccia o troppo impauriti dai colpi di arma da fuoco o, ancora, che mangiano la preda dopo che l’hanno catturata, vengono soppressi subito. Chi sopravvive a questa prima selezione, inizia una vita di dolore e sofferenze. Ancora in tenera età, infatti, Galghi e Podenchi vengono addestrati con metodi durissimi: legati ai furgoni per obbligarli a correre, maltrattati, bastonati, picchiati senza pietà, tenuti al freddo in inverno e al caldo durante la stagione estiva, senza riparo alcuno, con poca acqua, poco cibo e in condizioni igieniche inesistenti. Non tutti riescono a resistere a questa esistenza di privazioni e fatica e molti muoiono durante l’addestramento. Coloro che sopravvivono avranno una vita media di due o tre anni, dopodiché non saranno ritenuti più utili per la caccia e saranno considerati “scarti”, ovvero non più validi e redditizi e dunque non meritevoli di vivere. A questo punto, la vita di sofferenze ai quali sono stati sottoposti diventa un vero e proprio incubo che, spesso, trova liberazione proprio nella morte. Gli “scarti” infatti vengono uccisi barbaramente: appesi agli alberi, gettati nei pozzi, affogati, lapidati, bruciati vivi o sepolti vivi e legati con un bastone in bocca perché non possano abbaiare mentre vengono uccisi, picchiati a morte, portati nelle perreras – i canili lager da dove usciranno solo deceduti - o, i più fortunati, abbandonati. Purtroppo, risulta decisamente difficile conoscere i numeri di questo sterminio annuale: si calcola che ne vengano trucidati circa 75.000 ogni anno ma non sempre si ritrovano i corpi, quindi è pressoché impossibile realizzare corrette statistiche. I cani che durante la stagione di caccia sono stati più meritevoli vengono “premiati” con l’impiccagione al ramo più alto e, dunque, attraverso una morte che sopraggiunge immediatamente mentre i galghi che non si sono contraddistinti per particolari doti venatorie, vengono impiccati al ramo più basso in modo che l’agonia prima della morte sia lunga e dolorosa. In altri casi vengono lasciati nei campi con le zampe spezzate affinché non possano tornare.

In questo contesto, non solo lo stato non fa nulla ma, quel che è peggio, non vieta queste pratiche e incentiva l’uccisione degli animali pagando i canili per ogni cane soppresso. Per questo motivo diventa fondamentale il difficilissimo lavoro dei volontari che, ogni anno, recuperano, curano, e, in definitiva salvano queste splendide creature. Capita infatti che qualche levriero più fortunato venga abbandonato nei campi e “intercettato” dai volontari che, a proprie spese, lottano ogni giorno per donare una seconda possibilità di vita ai levrieri spagnoli restituendo loro cure, amore e dignità ed accompagnandoli nelle loro nuove vite tra le braccia di famiglie pronte ad amarli. Ad oggi, le associazioni che operano sul territorio italiano a favore della tutela e della salvaguardia dei levrieri spagnoli, sono moltissime da nord a sud e sono rintracciabilissime sul web: Bryan’s Salvalevrieri, Sos Levrieri, Gaci, Insieme per fbm, Almalibre, Galgolibre, Progetto galgo, solo per citarne alcune. La differenza tra la vita e la morte si chiama adozione e la differenza la può fare ogni giorno, ognuno di noi.

Di Erika Gottardi 

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