Zona Rossa E Destino Beffardo

Lazio e Roma in zona Rossa un anno dopo

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Oggi il Lazio e Roma entrano in zona rossa. Quanto è beffardo il destino, che ti regala una meravigliosa giornata di sole. Forse è un po' fredda, ma il sole è quello di marzo, è il sole della primavera che si avvicina a passi lenti ma ben cadenzati. Un sole così dolce e tiepido che ci dovrebbe accarezzare mentre siamo distesi su un verde prato all'inglese, dentro uno dei Parchi immensi che rende Roma una delle città più verdi d'Europa. E invece no, siamo chiusi in casa, tra quattro mura a lavorare, quando va bene, a rimuginare sulla nostra vita e sulle nostre attività commerciali allo stremo, quando va male, mentre il valzer dell'informazione balla sulle nostre paure, sui vaccini che dovevano salvarci ed invece ci uccidono, a loro detta. Perché un click è più sicuro se la notizia ci mette ansia e paura, perché vogliamo leggere ed informarci e quindi siamo più portati ad aprire quel link in cui la nostra bella e splendida lingua italiana è spesso violentata e calpestata da orridi periodi senza senso e refusi di battitura. Oggi il Lazio e Roma entrano in zona Rossa, sembra quasi che un anno non sia mai passato e ci ritroviamo nella stessa melma fangosa ed appiccicosa che ci invade l'anima, che ci rende insicuri e fragili, una melma che ci toglie l'aria né più né meno del virus che viene da Oriente. Quali saranno le conseguenze di tutte queste privazioni lo sapremo solo col tempo, perché lui non fa sconti, non fa inganni, passa e non ritorna più e solo dopo anni ci accorgeremo di aver perso qualcosa che non possiamo più recuperare, che non potranno più recuperare i nostri figli, perchè la scuola procede per la sua strada senza guardarsi indietro. Le canzoni cantate sui balconi, l'inno italiano, gli applausi, rifaremmo tutto questo se sapessimo che dopo un anno siamo ancora qui: allo stesso punto? L'anno scorso era tutta una novità, c'era la paura della mancanza di conoscenza di ciò che ci aspettava, ma c'era la forza e l'energia per poter rinunciare a quello che era stata la nostra vita fino al 9 marzo 2020. Ora tutto si scolora, sarà tutto un prima e un dopo pandemia e mentre il prima si scolorerà lentamente, il dopo si trasformerà in solida e dura realtà. Abbiamo paura di dimenticare quello che eravamo, come persone, come genitori, come figli, come amici. Per altri due o tre anni continueremo a guardaci con sospetto, con la paura che il virus, per sopravvivere, muti e diventi più aggressivo o che i vaccini diventino inutili, se non lo sono già.  Che beffardo il destino ma soprattutto la Natura che sembra non cambiare mai ma che invece si trasforma e si tutela. Ieri se guardavo il sole lo vedevo come un sorriso luminoso, un bacio dell'universo immenso che continua ad espandersi forse all'infinito. Oggi se guardo il sole, vedo solo una stella in cui bruciano miliardi di atomi di idrogeno, una stella che naviga nell'universo trascinandoci in un valzer armonioso, una danza in un giardino incolto dove basta poco per perdere l'equilibrio, inciampare in qualche piccolo sasso o in quale radice sconnessa e cadere rovinosamente a terra.  Ne usciremo migliori? Non credo proprio, sicuramente ne usciremo cambiati.

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