Il Ministro Franceschini Non Sa Come Funziona Il Teatro - Di Flaminio Boni

Il Ministro Franceschini Non Sa Come Funziona Il Teatro - Di Flaminio Boni

Dal 26 aprile riaprono teatri, cinema e sale da concerto all’aperto e al chiuso, ma solo in zona gialla e a capienza ridotta.

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Il Ministero della cultura rende noto che il Comitato Tecnico Scientifico ha accolto le proposte del Ministro Franceschini per il riavvio delle attività legate al mondo dello spettacolo (…) Ufficio Stampa MiC


La notizia dovrebbe apparire bellissima, ma sono molte le domande e le perplessità.

Il Ministro, nonostante abbia avuto più di un anno di tempo per informarsi su come funzionino i teatri, sembra ignorare ancora che aprire a maggio i teatri al chiuso è un non senso.


A maggio, solitamente, le stagioni al chiuso terminano; tutt’al più i teatri vengono affittati a giugno per i saggi di Scuole ed Accademie, circostanza che sembra improbabile possa verificarsi quest’anno.


Una stagione teatrale richiede programmazione e investimenti: ora, non sembra proprio esserci tempo per preparare un programma, ma poi per cosa? Per un mese al massimo nei teatri al chiuso?

Inoltre, quali saranno le condizioni per la riapertura?


Con l’aumento del pubblico ammissibile. Si passa dal 25% al 50% dei posti occupabili in sala, con un innalzamento a un massimo di 500 spettatori (prima erano 200) nelle sale al chiuso e di 1.000 spettatori (prima erano 400) in quelle all’aperto Ufficio Stampa MiC


Ben venga l’ipotesi della capienza al 50% (sempre meglio del più volte citato 25%), ma è ben comprensibile che anche con questa condizione, per la stragrande maggioranza dei teatri, sarà impossibile riaprire e poi a maggio (per fare cosa?).


Poniamo anche il caso che il 50% dei teatri possano riaprire (ipotesi piuttosto fantasiosa) e vogliano farlo per un mese, esageriamo, anche due mesi.


Che programmazione dovremmo aspettarci? Tutto il settore è bloccato da più di un anno, eccezion fatta per alcuni teatri, molto pochi a dire il vero, che l’estate scorsa hanno tentato di fare qualcosa, con proposte in pochi casi soddisfacenti, ma per lo più deludenti.


Cosa potremmo aspettarci ora, con una riapertura improvvisa che non dà nemmeno il tempo di organizzarsi, programmare, fare prove? Spettacoli improvvisati? Monologhi triti e ritriti oppure originalissimi testi sul Covid19? (davvero pensate che dopo un anno e passa di pandemia e ancora in piena crisi sanitaria, il pubblico voglia evadere a teatro con testi sul Covid? Rischiate, piuttosto, l’evasione dal teatro!)


Si diceva: poniamo il caso che i teatri aprano, in numero sufficiente da creare proposte alternative.


Dobbiamo considerare, però, che la riapertura è condizionata alle regioni in zona gialla: (…) permettendo nelle ‘Zone gialle’ la riapertura di cinema, teatri e sale da concerto sia all’aperto che al chiuso. Ufficio Stampa MiC


Quindi io impresario (oddio, ma esistono ancora gli impresari?), io direttore artistico di un teatro, io compagnia o attore/attrice che non lavoro da più di un anno, dovrei investire me stesso e le mie risorse (economiche, mentali, fisiche) per concentrarle in un periodo che non si sa quanto possa durare?


Certo, diranno molti! Se vuoi lavorare…(beh, direi che non è proprio così).

Viene da sé che, anche con le migliori intenzioni, le proposte che arriveranno non potranno certo essere di alto valore.

Il pubblico, gli artisti e il personale dovranno naturalmente rispettare tutte le misure di sicurezza previste dai protocolli. Ufficio Stampa MiC


Quante persone potranno essere sul palco? Dovranno indossare i guanti come si diceva l’anno scorso? Dovranno tamponarsi? Ogni quanto? E chi paga?


Stesso discorso per il pubblico che, se non quello appassionato, in questo momento avrebbe solo voglia di buttarsi liberamente in un parco o su una spiaggia o, magari, anche in un centro commerciale!


Il pubblico, dicevamo: dovrà essere tamponato? Rapido o molecolare (beh, il prezzo cambia); ogni quanto dovrà sottoporsi a tampone?


Quindi, in un momento in cui siamo quasi tutti in miseria, chiediamo a chi volesse andare a teatro di spendere, non so, dai 50 ai 100 euro, tra tampone e biglietto.


In tal caso consiglio, una volta fatto il tampone (se fosse confermata questa notizia ovviamente) di andare a teatro ogni giorno di quella settimana, in modo da ammortizzarne il prezzo e ingozzarsi di spettacoli. Non si sa mai poi si tornasse, disgraziatamente, in zona arancione.


Infine, ma non credo sia l’ultima considerazione da poter fare, né l’ultima in senso di importanza, quali teatri potranno riaprire, sobbarcandosi le relative spese di gestione, comunicazione, amministrazione, SIAE, compagnie, pulizie, sanificazione, eccetera eccetera, al 50% della capienza?


Signori, fare teatro costa.


Tutto questo, ovviamente, riguarda i teatri al chiuso.


Diverso il discorso per gli spazi all’aperto: fermo restando il limite della capienza, che resta sempre un bel problema, lì sarà più facile organizzare e accogliere. Primo per gli spazi, grandi ed esterni; secondo perché una stagione all’aperto di solito non comincia prima di giugno e si ha un po’ più di tempo per organizzare e programmare; terzo, perché esistono già realtà estive avviate e consolidate da tempo, come il Silvano Toti Globe Theatre (però attualmente è occupato, ops!) che è attivo solamente in estate, spesso allungandosi fino all’inizio dell’autunno.


Restano, però, in piedi, tutti gli altri discorsi di costi, capienza e tamponi per artisti e tecnici e per il pubblico (staremo a vedere nulla è deciso e tutto cambia in un attimo).


Possiamo dire che questa precarietà ha stancato? Possiamo dire che abbiamo tutti in nervi piuttosto logorati e tesi? Possiamo urlare la nostra fame e disperazione? Possiamo gridare la nostra rabbia ed esprimere per lo meno il nostro disappunto?


Voglio fare un’ultima considerazione.

La pandemia ci sta rovinando la vita da più di un anno. Abbiamo visto cosa è accaduto l’estate scorsa, con pochissimi teatri che hanno riaperto con la capienza al 25%.


Il Ministro Franceschini ha avuto un anno di tempo per capire come funzioni il teatro. Ha avuto un anno di tempo per preparare un piano di azione.


Possibile non si sia pensato in anticipo di predisporre delle aperture estive programmate?


Penso a Roma: esistono centinaia di spazi aperti già utilizzati negli anni scorsi per le stagioni estive e nuovi spazi da poter utilizzare per le sere teatrali estive.


Non era davvero pensabile programmare dei festival, dei circuiti che già prevedessero una programmazione?


Davvero non era già immaginabile che in estate avrebbero ridato, più o meno, il libera tutti?


Anche solo per il fatto che è impensabile immaginare che in estate le famiglie possano rimanere chiuse in casa, con i figli in vacanza da scuola, senza avere sbocchi e sfoghi esterni.


Io credo che un po’ più di immaginazione e senso pratico si sarebbe potuto adottare.

I discorsi da fare a latere sarebbero centinaia. Uno fra tutti: se solo si fosse andati avanti con una campagna di vaccinazione seria e massiva, oggi ci troveremmo sicuramente in condizioni diverse. Non voglio, però, aprire qui altre direzioni del discorso.


Il comunicato stampa del Ministero della Cultura termina così: Il Comitato Tecnico Scientifico, inoltre, come chiesto dal Ministero, ha ammesso la possibilità che le Regioni autorizzino spettacoli ed eventi, con un numero superiore di spettatori, adottando misure di sicurezza aggiuntive.


Staremo a vedere. Magari tra una settimana mi troverò a scrivere di una situazione completamente diversa.


Flaminio Boni

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